Papa Francesco: "Il Signore converta il cuore dei violenti accecati dall'odio"

Un Angelus di Papa Francesco
Foto: Alexey Gotovskiy / ACI Group
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Arriva al termine dell'Angelus la solidarietà del Papa per l'attentato di Dacca, in Bangladesh, che ha causato 20 morti, e degli attentati di oggi di Baghdad, Iraq, che hanno causato addirittura 83 morti. "Preghiamo insieme per loro, per i defunti e chiediamo al Signore di convertire il cuore dei violenti accecati dall’odio," dice il Papa. E lo dice al termine di una riflessione tutta basata sulla missione del cristiano "stupenda e destinata a tutti", e invitando tutti i giovani che sono presenti a "non avere paura di seguire la loro vocazione".

Il Vangelo del giorno parla di quando Gesù costituisce altri 72 discepoli, e li manda a due a due nelle città, e al ritorno li vede tornare gioiosi. Una pagina del Vangelo che ci fa capire – afferma il Papa – quanto sia importante pregare Dio perché mandi “operai per la sua messe”.

Questi operai sono appunto i “missionari”, il cui compito è “annunciare un messaggio di salvezza rivolto a tutti”, con la consapevolezza che il Regno di Dio è vicino proprio per la presenza di Gesù, che “ha avvicinato Dio a noi”.

"I missionari - aggiunge il Papa a braccio - annunziano sempre un messaggio di salvezza a tutti, anche noi missionari cristiani che diciamo una buona parola di salvezza e questo è il dono che ci dà Gesù con lo Spirito Santo. E questo annuncio è dire: 'E’ vicino a voi il Regno di Dio'."

“Questa è la buona notizia – sottolinea il Papa – che gli operai devono portare a tutti: un messaggio di speranza e di consolazione, di pace e di carità”. Il fatto che Gesù chiede ai discepoli di dire “pace a questa casa” ogni volta che visitano una famiglia significa – spiega il Papa – “il Regno di Dio si costruisce giorno per giorno e offre già su questa terra i suoi frutti di conversione, di purificazione, di amore e di consolazione tra gli uomini”.

Quali le caratteristiche del missionario? Sapere che lavora in una realtà “difficile e a volte ostile”, dato che la missione “è ostacolata dall’opera del maligno”, e allora è meglio sforzarsi di “essere libero da condizionamenti umani di ogni genere”, non portando "borsa, né sacca, né sandali".

Poi, deve farsi umile, fare “affidamento solo sulla Croce di Cristo”, abbandonando così “ogni motivo di vanto personale” per “farsi umilmente strumenti della salvezza operata dal sacrificio di Gesù, morto e risorto per noi”.

Nonostante le difficoltà, la missione dei cristiani è “stupenda e destinata a tutti”, dice il Papa. C’è “tanto bisogno di cristiani che testimoniano con gioia il Vangelo nella vita di ogni giorno”, e per questo “tutti noi, pastori e fedeli, siamo chiamati a imparare sempre meglio l’arte di essere gioiosi, non per motivi umani, ma per la certezza che «i nostri nomi sono scritti nei cieli» (v. 20), che cioè siamo predestinati ad essere pervasi dall’amore di Gesù, già su questa terra, e soprattutto nell’altra vita”.

Il Papa si sofferma anche sulla gioia dei discepoli al ritorno. "Quando noi siamo missionari il cuore si riempie di gioia. Questa espressione mi fa pensare a quanto la Chiesa gioisce, si rallegra quando i suoi figli ricevono la buona notizia grazie alla dedizione di tanti uomini e donne che quotidianamente annunciano il Vangelo: sacerdoti, quei bravi parroci che tutti conosciamo, suore , consacrate, missionari e missionarie".

Il Papa fa quindi un appello: "Mi domando - e ascoltate la domanda: quanti di voi giovani che adesso siete presenti nella piazza sente la chiamata del Signore a seguirlo? Non abbiate paura, siate coraggiosi, e portate agli altri questa fiaccola di zelo apostolico che ci è stata data da questi esemplari discepoli!"

Nei saluti dell’Angelus, il Papa ricorda anche che il prossimo mercoledì si ricorda Santa Maria Goretti, “ la ragazza martire che prima di morire perdonò il suo uccisore”. Una santa della misericordia per l'Anno Santo della Misericordia. 

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