Papa Francesco, tra Roma e Costantinopoli collaborazione e non assorbimento

Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo
Foto: Vatican Media
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Sono “saldi” i “legami esistenti tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli e il comune impegno a camminare verso quella pienezza di comunione a cui aneliamo, in obbedienza alla ferma volontà di Gesù. La festa dei Santi Pietro e Paolo, che ricorre nello stesso giorno nei calendari liturgici d’Oriente e d’Occidente, ci invita a rinnovare la carità che genera unità”.

Così Papa Francesco ha salutato la delegazione del Patriarcato di Costantinopoli che oggi come ormai da decenni è a Roma per la celebrazione dei Santi Patroni di Roma.

Il tema del saluto de Papa è stato ecologico, e del resto uno dei punti più forti di contatto tra Bartolomeo e Francesco è proprio quello della custodia del Creato.

“Di fronte alla preoccupante crisi ecologica che stiamo attraversando, promuovere la cura della casa comune per i credenti non è solo un’urgenza non più rimandabile, come per tutti, ma un modo concreto di servire il prossimo, nello spirito del Vangelo”.

Altro tema comune l’assistenza ai rifugiati reso evidente dalla visita comune di Papa Francesco e Bartolomeo a Lesbo: “un bel segno la collaborazione tra Chiesa Cattolica e Patriarcato Ecumenico su altre questioni attuali, come la lotta contro le forme moderne di schiavitù, l’accoglienza e l’integrazione di migranti, profughi e rifugiati e la promozione della pace a vari livelli”.

Papa Francesco ha anche ricordato le viste ai paesi ortodossi della primavera scorsa, Bulgaria e Romania con gli incontri  con i Patriarchi Neofit e Daniel e i loro Sinodi: “sono ripartito da quei Paesi con un accresciuto desiderio di comunione. Sono sempre più convinto che il ristabilimento della piena unità tra cattolici e ortodossi passi attraverso il rispetto delle specifiche identità e l’armoniosa convivenza nelle legittime diversità. Lo Spirito Santo, d’altronde, è colui che suscita con creatività la molteplicità dei doni e che armonizza, riconduce all’unità, un’unità autentica perché non è uniformità, ma sinfonia di più voci nella carità. Come vescovo di Roma desidero ribadire che per noi cattolici il fine del dialogo è la piena comunione nelle legittime diversità, non l’appiattimento omologante né tanto meno l’assorbimento”.

Un rinnovato slancio per il dialogo quindi di cui non avere paura: “Lo scandalo delle divisioni non ancora pienamente rimarginate potrà essere rimosso solo con la grazia di Dio mentre camminiamo insieme, accompagnando con la preghiera i passi altrui, annunciando il Vangelo nella concordia, adoperandoci al servizio dei bisognosi, dialogando nella verità, senza lasciarci condizionare da pregiudizi del passato. Così, in quella trasparenza sincera che il Signore ama, ci ritroveremo e sapremo apprezzare maggiormente le nostre identità. Cresceremo nella conoscenza e nell’affetto reciproco. Sperimenteremo che, al di là delle differenze, è davvero molto di più quello che ci unisce e che ci spinge ad andare avanti insieme”.

Infine una richiesta di preghiera ai santi Apostoli, Pietro, Paolo e Andrea.

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