Papa Francesco vs. Obamacare: la visita alle Piccole Sorelle dei Poveri

Papa Francesco Incontra le Piccole Sorelle dei Poveri, Washington, 23 settembre 2015
Foto: © L'Osservatore Romano Photo
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Papa Francesco contro l’Obamacare. Con una visita fuori programma il 23 settembre, al termine della Messa per la canonizzazione di Junipero Serra, Papa Francesco ha mostrato supporto per le istituzioni cattoliche che, dal momento in cui la riforma della Sanità di Obama è andata in vigore, hanno portato avanti una strenua battaglia per l’obiezione di coscienza, perché la riforma sanitaria costringe le istituzioni cattoliche a distribuire contraccettivi nelle istituzioni.

Il Papa ha mostrato il supporto a modo suo. Non ha affrontato direttamente la questione nel suo discorso alla Casa Bianca, ma ha alluso alla vicenda nel suo discorso ai vescovi americani, e poi ha fatto un gesto fuori programma, andando a visitare le Piccole Sorelle dei Poveri, un gruppo di suore basato a Denver, che ha soprattutto case di riposo.

È stato un fuori programma che lo stesso padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha definito “connesso” a quello che il Papa ha detto nel suo incontro con i vescovi la mattina. Durante l’incontro, il Papa ha lodato i vescovi USA per i loro sforzi nel difendere la libertà religiosa “da qualunque cosa possa minacciarla o comprometterla.”

È quello che hanno fatto le Piccole Sorelle dei Poveri, che si sono appellate contro il cosiddetto “Affordable Care Act” (questo il nome della legge che ha introdotto l’Obama Care), che chiede ai datori di lavori di dare una assicurazione per la contraccezione.

Vero che l’amministrazione Obama aveva creato un “compromesso” che permetteva alle istituzioni cattoliche di rendere noto al governo la loro posizione. Ma questo poteva comunque portare quelli che venivano assicurati (negli USA il servizio sanitario si basa sulle assicurazioni) a chiedere allo stesso modo la copertura. Le Sorelle dei Poveri hanno però detto che in questo modo sarebbero state comunque complici nel fornire la contraccezione, e hanno fatto “l’ultima cosa che volevano fare,” ha detto l’arcivescovo Kurtz di Louisville, presidente della Conferenza Episcopale USA. Ovvero, hanno denunciato il governo.

È una battaglia ancora in corso. In luglio, hanno perso un appello, perché la corte federale di Denver ha detto che il processo di notifica non le va a colpire in maniera inappropriata.

Quella di Denver si è aggiunta ad altre quattro sentenze di corti federali che hanno sostenuto l’Obama Care nel garantire accesso al controllo delle nascite gratuito per le donne.

Gli appelli avevano riguardato un vasto raggio di organizzazioni religiose non profit che hanno la possibilità di essere dispensate dalle regole che chiedono agli impiegati di coprire con le assicurazioni anche il controllo delle nascite. Le decisioni hanno riguardato anche organizzazioni non religiose, che pure si oppongono per motivi religiosi.

Una delle opinioni tipiche è stata quella del Giudice Richard A. Posner, della Corte d’Appello di Chicago. “Quando il Wheaton College sostiene di essere ‘forzato’ a permettere ‘l’uso’ del suo piano di copertura sanitaria per coprire contraccettivi di emergenza (va letto: pillola del giorno dopo, ndr), sbaglia.” Perché – aggiungeva Posner – al College viene chiesto solo di informare gli assicurati o il governo che “non userà il suo piano di copertura sanitaria per coprire la contraccezione di emergenza.”

Secondo l’Obama Care, i datori di lavoro con 50 o più impiegati full time devono offrire una copertura sanitaria oppure pagare una forte penale. Secondo la legge federale, l’assicurazione deve coprire i servizi preventivi, incluse tutte le forme di contraccezione approvate per le donne dalla Food and Drug Administration, l’agenzia Usa del Farmaco. Il piano di Obama rende esenti dalla copertura dei contraccettivi le istituzioni di culto (case, chiese e moschee), mentre le organizzazioni religiose possono fare un “compromesso” con il governo, sottolineando che non vogliono inserire il piano di contraccezione nella loro copertura sanitaria. Si tratta di una opzione che i giudici chiamano “opt out,” sulla base della quale hanno sempre respinto gli appelli di scuole, ospedali, istituti di ispirazione religiosa (non solo cattolici, ma anche battisti, metodisti, musulmani).

“I ricorrenti non hanno mostrato un sostanziale peso sul loro esercizio religioso,” ha sentenziato ad esempio il giudice Jerry E. Smith di New Orleans in una sentenza del giugno scorso. Si riferiva al ricorso fatto dalla East Texas Baptist University, che aveva sottolineato come la procedura ‘opt out’ aveva violato il Religious Freedom Restoration Act del 1993, dato che forzava loro a “facilitare” la copertura di contraccettivi.”

Quando un datore di lavoro si rifiuta di dare una copertura dei contraccettivi per ragioni religiose, l’assicuratore o amministratore del suo piano assicurativo è tenuto a pagare i contraccettivi senza alcun costo né per le donne né per i datori di lavoro, rendendo chiaro alla donna che non sta pagando il suo datore di lavoro. Il denaro verrà poi rimborsato dal governo federale.

Il giudice Cornelia T.L. Pillard ha sottolineato che “le organizzazioni religiose non profit che fanno l’opt out sono scusate nel non giocare alcun ruolo nel fornire i servizi di contraccezione, e restano liberi di condannare la contraccezione in tutti i termini.”

Ma l’accordo con il governo, che garantisce comunque il piano sanitario, ha portato al ricorso di gruppi come le piccole Sorelle dei Poveri.

C’è da dire che i critici della richiesta di una copertura sanitaria hanno avuto una vittorio importante alla Corte Suprema, quando questa ha sentenziato in favore dei negozi Hobby Lobby e di altre compagnie che hanno fatto obiezione su alcune forme di controllo delle nascite. In quel caso, la Suprema Corte aveva detto che questo andava appunto contro la legge sulla libertà religiosa del 1993.

Di questo non si è probabilmente parlato a fondo nell’incontro privato che hanno avuto Obama e Papa Francesco. Quaranta minuti, in cui si sono toccati vari temi, e anche la questione ambientale. In molti nell’ambiente del Congresso sono convinti che Obama utilizzerà alcuni contenuti del colloquio – da svelare successivamente – per sostenere le sue prossime iniziative sull’ambiente.

Recentemente, Obama ha firmato un piano per il taglio delle emissioni dai livelli del 2005 entro il 2030. Questo porterebbe a diverse conseguenze: la chiusura di centinaia di centrali elettriche a carbone e un’impennata della produzione di energia pulita, attraverso fonti rinnovabili come impianti eolici o solari. Ogni Stato americano avrà il suo obiettivo da raggiungere, ma c’è libertà sulle azioni da intraprendere per farlo: quello che chiede il governo statunitense ai federati è un piano preliminare entro il 2016 e quello finale entro il 2018.

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