Parigi, la lettera di dimissioni dell'arcivescovo Michel Aupetit

Una inchiesta giornalistica lo mette sotto accusa, ma la questione è ideologica

L'arcivescovo Michel Aupetit
Foto: pd
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Una lettera che doveva rimanere riservata fino alla risposta del Papa, ma che, come accade spesso, è stata resa nota: le dimissioni dell’ arcivescovo di Parigi travolto da una inchiesta giornalistica che portano a galla una vecchia relazione con una donna. Il presule, smentisce ma scrive al Papa per dimettersi.

Mons. Michel Aupetit, 70 anni, arcivescovo di Parigi dal dicembre 2017, ha detto di aver consegnato il suo ufficio "nelle mani del Santo Padre perché è stato lui a darglielo". A tal proposito precisa di non aver usato la parola “dimissioni”, la conseguenza potrebbe comunque essere la stessa. In questo senso, ha incontrato la scorsa settimana a Roma il cardinale Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi.

Secondo quello che riporta Le Figaro, lunedì 22 novembre ha annunciato al suo ristretto consiglio episcopale il suo progetto di dimissioni. La sua lettera indirizzata a Papa Francesco che dovrà decidere se accettare o no, è arrivata a Roma giovedì 25 novembre. Un articolo che svela una vecchia relazione con una donna risalente al 2012, pubblicato dal sito Point il 22 novembre e sulla rivista il 25 novembre parla di una relazione  che l'arcivescovo ha formalmente smentito, ma diverse fonti segnalano anche difficoltà gestionali interne alla diocesi. Tutte da verificare.  Famille Chretienne parla di "modo brutale" di guidare la diocesi.

In effetti fin dal 2018 il presule aveva infastidito certi ambienti parigini e francesi. Libération lo aveva definito un “un conservatore radicale” e tra le sue prime iniziative nel gennaio del 2018  l’arcivescovo esperto di bioetica aveva commentato gli Stati generali della Bioetica, che ogni sette anni rivedno le leggi sul tema, dicendo che la Chiesa doveva sfruttare la opportunità mobilitando i fedeli, per “per illuminare le coscienze. La maggior parte delle persone pensa che tanto non cambia niente. Invece noi vogliamo che dicano ‘sì, c’è un problema”. In una intervista Le Petit parlava di questione di civiltà e che se anche alla “Chiesa non spetta il compito di fare le leggi, ma deve illuminare le intelligenze e aprire i cuori” deve evitre che vinca la “la legge della giungla”. 

Di fatto a Parigi si era vista una nuova presenza dei cattolici nei temi bioetici ed etici. E molti invece non hanno digerito la chiusura della Saint Merry, comunità fondata negli anni Settanta con un certo esagerato liberalismo pastorale nei riguardi di cristiani lgbt e divorziati risposati. 

E anche al Collège des Bernardins l’arcivescovo aveva “tirato le orecchie” inviando un dossier di nuovi orientamenti pastorali” per correggere la istituzione divenuta per lui “poco cattolica”. 

Michel Aupetit è un medico e la sua è una vocazione tardiva , è stato ordinato sacerdote a 44 anni. E’ stato vescovo di Nanterre prima di sostituire a Parigi il cardinale André Vingt-Trois, di cui fu uno degli stretti collaboratori.

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