Parolin, l'amico Giuseppe dalla Torre ha condiviso l’amore per le cose di lassù

Le esequie in San Pietro del presidente emerito del Tribunale Vaticano e il saluto della figlia Paola

La cerimonia di esequie del Professor Dalla Torre
Foto: Vatican Media
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Un devoto servitore della Sede Apostolica che ha prolungato l’opera della sua famiglia che per quattro generazioni ha avuto modo di vivere collaborare in maniera diversa ma quasi in versione vocazionale.

Il cardinale Pietro Parolin così ha ricordato nella sua omelia questa mattina la vita di Giuseppe Dalla Torre morto a 77 anni per il coronavirus e le cui esequie si sono celebrate a San Pietro in forma semplice ma solenne.

La moglie e la figlia, molti vescovi e cardinali e rappresentati del Sovrano ordine di Malta hanno assistito alla funzione oltre al Capo della Gendarmeria Vaticana.

Il Papa ha inviato un telegramma privato definendo Dalla Torre “Illustre giurista, stimato uomo di cultura e fedele collaboratore della Santa Sede”, ma soprattutto uomo capace di una “luminosa testimonianza cristiana” e “solerte dedizione” nei suoi compiti di “apprezzato docente, presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano e infaticabile rettore della Libera Università Santa Maria Assunta”.

Il cardinale Parolin ha ricordato l’ “amico Giuseppe” che “ci manca moltissimo”, e che era “uomo buono, umile e saggio”, “vero discepolo di Gesù” che, “non diversamente da Giovanni Battista, ha speso l’intera vita sua ‘rendendo testimonianza alla luce’ e facendosi instancabile messaggero dei valori spirituali, morali ed umani del suo Vangelo, dedicandosi a far maturare nel cuore di ognuno, e soprattutto dei giovani,  la ricerca del vero, del bello e del buono, cioè l’amore per le cose ‘di lassù’“.

Giuseppe Dalla Torre, ha detto il cardinale Parolin, “sull’esempio di Gesù, non ha considerato sua unica proprietà i tesori di cultura, di sapienza e di fede che gli erano stati donati”, ma li ha condivisi con i suoi amici, i suoi fratelli e sorelle, trasformandoli “in cibo di vita da condividere, in uno spirito di servizio che lo ha reso ‘servo’ di tutti, dei piccoli come dei grandi”.

Una fede “forte e adamantina”, come il Tribunale vaticano ha scritto nel necrologio, che gli ha permesso “di superare momenti dolorosi e difficili nella vicenda umana sua” e della sua famiglia, come la perdita della figlia Giovanna.

Nel saluto finale della famiglia la figlia Paola ha ringraziato perché le esequie sono state celebrate in Vaticano luogo che considerava la sua seconda casa e al qual aveva dedicato quasi tutta la vita: “ e oggi lo vedo con il suo sorriso discreto e gli occhi che accennano lampi di luce”.

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