Paternità, periferie, pace. Le tre parole di Papa Francesco ai sindaci italiani

Papa Francesco ribadisce l'importanza del lavoro che per tutti “è davvero unzione di dignità"

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Durante la pandemia “la vostra presenza è stata determinante per incoraggiare le persone a continuare a guardare avanti. Siete stati punto di riferimento nel far rispettare normative a volte gravose, ma necessarie per la salute dei cittadini”. Lo ha detto il Papa, stamane, ricevendo in udienza una delegazione di Sindaci dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia.

“Spesso – ha ricordato il Pontefice - la gente pensa che la democrazia si riduca a delegare col voto, dimenticando il principio della partecipazione, essenziale perché una città possa essere bene amministrata. Si pretende che i sindaci abbiano la soluzione a tutti i problemi! Ma questi non si risolvono solo ricorrendo alle risorse finanziarie. Quanto è importante poter contare sulla presenza di reti solidali, che mettano a disposizione competenze per affrontarle! La pandemia ha fatto emergere tante fragilità, ma anche la generosità di volontari, vicini di casa, personale sanitario e amministratori che si sono spesi per alleviare le sofferenze e le solitudini di poveri e anziani. Questa rete di relazioni solidali è una ricchezza che va custodita e rafforzata”.

Anche ai Sindaci il Papa rivolge il suggerimento delle parole chiave: per loro sono “paternità, periferie, pace”. Secondo Francesco “il servizio al bene comune è una forma alta di carità, paragonabile a quello dei genitori in una famiglia. Non temete di perdere tempo ascoltando le persone e i loro problemi! Un buon ascolto aiuta a fare discernimento, per capire le priorità su cui intervenire. E con l’ascolto non deve mancare il coraggio dell’immaginazione: occorre investire in bellezza laddove c’è più degrado, in educazione laddove regna il disagio sociale, in luoghi di aggregazione sociale laddove si vedono reazioni violente, in formazione alla legalità laddove domina la corruzione. Saper sognare una città migliore e condividere il sogno con gli altri amministratori del territorio, con gli eletti nel consiglio comunale e con tutti i cittadini di buona volontà è un indice di cura sociale”.

“Spesso voi – ed è questo il secondo suggerimento di Francesco - avvertite il dramma che si vive in periferie degradate, dove la trascuratezza sociale genera violenza e forme di esclusione. Partire dalle periferie non vuol dire escludere qualcuno, è una scelta di metodo; non una scelta ideologica, ma di partire dai poveri per servire il bene di tutti: i poveri sono la ricchezza di una città; ci ricordano le nostre fragilità e che abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ci chiamano alla solidarietà, le periferie non vanno solo aiutate, devono trasformarsi in laboratori di un’economia e di una società diverse”. E’ quanto mai necessario il lavoro che per tutti “è davvero unzione di dignità. Il modo più sicuro per togliere la dignità a una persona o a un popolo è togliere il lavoro. Non si tratta di portare il pane a casa: questo non ti dà dignità. Si tratta di guadagnare il pane che tu porti a casa. E quello sì, ti unge di dignità”.

La terza parola è pace. Bisogna “creare un tessuto comune di valori che porti a disarmare le tensioni tra le differenze culturali e sociali. La pace non è assenza di conflitto, ma la capacità di farlo evolvere verso una forma nuova di incontro e di convivenza con l’altro. La pace sociale è frutto della capacità di mettere in comune vocazioni, competenze, risorse. Vi incoraggio a rimanere vicini alla gente. Perché una tentazione di fronte alle responsabilità è quella di fuggire e isolarsi”.

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