Per il ministro degli Esteri vaticano, la Santa Sede è memoria e coscienza d'Europa

L'arcivescovo Paul Richard Gallagher al ricevimento EWTN per i portavoce delle Conferenze Episcopali d'Europa
Foto: AG / ACI Group
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La pace, e la consapevolezza che la pace non è mai un bene acquisito definitivamente. La necessità di guardare alle radici. E la certezza che la Santa Sede è “la memoria e la coscienza dell’Europa”. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher tratteggia così l’impegno della Santa Sede in Europa.

Lo fa ad un ricevimento organizzato da EWTN, in un breve intervento davanti ai portavoce delle Conferenze Episcopali Europee, riunitisi sotto l’egida del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee per discutere di come comunicare il messaggio del Vangelo e delle Chiese particolari.

Nel suo intervento, il “ministro degli Esteri” vaticano nota prima di tutto la delicatezza della missione di chi si occupa di comunicazione nell’attuale contesto, perché c’è, è vero, “una enorme sete di notizie”, ma questa si ferma “spesso in superficie”.

Questa è la sfida di portavoce e direttori della comunicazione delle Conferenze Episcopali Europee. Lo scopo della Santa Sede, d’altro canto, è di favorire un dialogo tra i vari organismi europei.

E si tratta di “una testimonianza positiva e propositiva”, dovuta dal fatto che la Santa Sede ha chiesto che “i popoli europei mettessero da parte i fattori di contrasto e trovassero la strada della riconciliazione fraterna e della concordia” sin dalla Seconda Guerra Mondiale.

Quando poi si è cominciata a formare l’Europa unita, nota l’arcivescovo Gallagher, “ a partire dagli Anni Settanta, le relazioni della Santa Sede con gli Organismi europei si sono ulteriormente intensificate con la partecipazione, in qualità di Osservatore, ai lavori del Consiglio d’Europa, nonché con l’allacciamento delle relazioni diplomatiche con l’Unione Europea, allora le Comunità Europee”.

La Santa Sede ha infatti un nunzio in Europa, non un mero osservatore, a testimonianza di quanto consideri importante il ruolo dell’Europa unita politicamente.

L’arcivescovo Gallagher sottolinea che “il contributo della Santa Sede all’Europa è sempre stato quello di aiutare a individuare l’orizzonte ideale e i valori comuni che costituiscono la premessa indispensabile per fortificare la consapevolezza dell’appartenenza ad una famiglia comune”.

Ed è per questo che “la Santa Sede è in qualche modo la coscienza e la memoria dell’Europa”, ricordando al continente “la sua origine e le sue peculiarità”, il suo “patrimonio spirituale unico al mondo”, ma soprattutto ricorda che “per camminare verso il futuro servono radici profonde”.

Queste radici dove si possono alimentare se non nella verità, chiede il “ministro degli Esteri vaticano”. E chiosa: “Senza la ricerca della verità, ciascuno diventa misura di se stesso e dunque vittima dei propri capricci, che portano ad essere egoisti ed artefici di una concezione dell’uomo incapace di aprirsi tanto alla verità, quanto agli altri”.

Ovviamente, nota l’arcivescovo Gallagher, la Santa Sede mette la persona umana al centro della sua agenda diplomatica, e di conseguenza della sua attenzione per l’Europa. “Una visione dell’uomo – spiega l’arcivescovo – ce richiama i limiti di un individualismo che rende umanamente poveri e culturalmente sterili, e che finisce per guardare all’altro come ad un numero e ad un prodotto piuttosto che ad una persona”.

Le ultime considerazioni riguardano il lavoro per la pace, centro dell’attività diplomatica della Santa Sede. L’Europa uscita dalla Seconda Guerra Mondiale – nota l’arcivescovo Gallagher – è la prova che lavorare per la pace è possibile, ma rappresenta anche il monito “che la pace non è mai un bene acquisito una volta per tutte”, ma va “giorno per giorno, nel dialogo fondato sulla verità e nell’apertura all’altro animato dalla carità”.

È così che opera la Santa Sede, a partire “dal dialogo, radicato nella verità e irrorato nella carità”, perché da lì “si può andare senza paura incontro all’altro”, si possono “vincere i tanti egoismi del nostro tempo” e anche “rilanciare con vigore l’idea di un’Europa solidale e in pace, che non cede alla vecchia tentazione di far sorgere i muri, ma si protende a costruire nuovi ponti”.

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