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Policlinico Gemelli di Roma, assistenza spirituale garantita a medici e malati

Intervista a Monsignor Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore

Policlinico Agostino Gemelli di Roma  |  | EWTN Vatican Policlinico Agostino Gemelli di Roma | | EWTN Vatican
Il Policlinico Gemelli di Roma è in prima linea nell'emergenza Coronavirus nel Lazio. Tanti i pazienti Covid-19 che ogni giorno vengono curati e seguiti nei padiglioni dell'ospedale Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. Anche per i medici non è facile e quindi l'assistenza religiosa e spirituale è garantita anche a loro, ogni giorno. EWTN Vatican ha intervistato il Vescovo Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Monsignor Giuliodori qual è l'assistenza spirituale in questo momento che voi date ai pazienti di Covid-19?
In questa struttura del Policlinico Gemelli, in questi due mesi, sono passati molti malati Covid, alcuni per controlli in una fase abbastanza delicata, altri in maniera molto grave, quindi c’è stato non solo il problema di assicurare la migliore assistenza sanitaria, ma anche l’accompagnamento spirituale com’è nella natura di questo policlinico universitario Agostino Gemelli che è parte dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Noi abbiamo due tipologie di accompagnamento: una riservata ai sanitari, che non solo c’è il problema dei malati, ma anche dei sanitari che sono stati molto esposti, sia per l’intensità del lavoro, sia per il tasso di tensione per far fronte alla sofferenza, a volte dei decessi, dei malati, quindi una pressione dal punto di vista umano, psicologico, molto forte, quindi abbiamo un servizio pastorale con due sacerdoti dedicati soprattutto al personale, che significa incontri, momenti di preghiera, disponibilità per colloqui, quindi un'assistenza e un sostegno al personale sanitario. Poi il servizio di cappellania vero e proprio con i religiosi francescani, una comunità di sette religiosi che sono dediti, ordinariamente a visitare i reparti, portare la comunione, le confessioni degli infermi se necessario. In questa situazione si è potuto fare molto meno dal punto di vista del contatto diretto, però abbiamo stabilito delle procedure, con tutte le precauzioni e le avvertenze del caso, per cui si passa normalmente nel reparto, fuori della zona riservata e tutelata, attraverso gli altoparlanti si fanno dei momenti di preghiera.
E durante le feste di Pasqua?
Il giorno di Pasqua e in altri momenti, su richiesta particolare, direttamente  i religiosi, vestiti con tutte le precauzioni necessarie, o attraverso dei medici disponibili, si è riusciti in alcuni casi anche a far fare la comunione a chi lo desiderava. Per la riconciliazione abbiamo avuto questa disponibilità ad un sacramento che potesse essere dato anche in maniera più semplice, ma le richieste da questo punto di vista non sono state molte. Più che altro la preghiera e l'eucaristia, là dove è stato possibile. Poi, è molto importante la possibilità di seguire le celebrazioni, attraverso il circuito televisivo, perché ogni camera è dotata anche di televisioni, quindi è possibile seguire sia il Santo Padre, sia le iniziative della Conferenza Episcopale Italiana e anche la nostra televisione, nel circuito interno, anche perché in tutto questo periodo Tv2000, che è la televisione legata alla Conferenza Episcopale Italiana, ha trasmesso la messa della mattina alle 8:30, proprio dal policlinico Gemelli, perché qui abbiamo due chiese interne: una dei cappellani ed una del centro pastorale dedicato al personale.”

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Come è stata accolto questo aiuto spirituale dai pazienti?
E’ stata accolto molto bene, soprattutto sapere che c’era la possibilità di entrare in contatto, anche se non fisico, anche a volte se non visibile, attraverso anche i media, perché poi ogni reparto Covid, qui ne abbiamo avuti fino a 15-16 reparti, dentro il Gemelli alla cura dei malati Covid, poi c’è un'altra struttura vicino che è la Columbus, che è diventata il Covid-2, dopo lo Spallanzani, che è il primo centro per  zona di Roma e del Lazio. In questo contesto c’è stata anche la possibilità di utilizzare smartphone, tablet, per poter dialogare all’interno tra i cappellani e i malati, ma anche fare un po’ da ponte, anche questo servizio di accompagnamento nel dialogo con i familiari. Quindi  è stata svolta questa attività integrata che ha una dimensione squisitamente spirituale, ma che cura anche la dimensione relazionale, perché una delle sofferenze più grandi è proprio il distacco, non poter avere vicino i familiari, non poter interagire con loro, quindi abbiamo fatto un po’ da ponte, con l’aiuto dei sanitari quando potevano, ma come cappellania e come servizio pastorale abbiamo fatto anche questo tipo di servizio che è stato molto apprezzato, molto gradito”.
Possiamo dire che i pazienti quindi hanno la possibilità di ricevere i Sacramenti...
“L’unzione degli infermi è stata richiesta in qualche caso, però ci vuole sempre l’autorizzazione dei sanitari che garantiscono la possibilità di svolgerlo in sicurezza. Un altro aspetto molto importante è l’accompagnamento dei defunti, perché purtroppo abbiamo anche avuto dei decessi, non molti devo dire in questa nostra struttura, nonostante il numero molto alto, oltre 700 pazienti che sono passati, ma sono alcune decine i deceduti, e anche per questi si è posto il problema di un segno, perché per i battezzati, per i cattolici, questo è un evento importante. Secondo le norme, che sono state date anche dalla Conferenza Episcopale Italiana, si è provveduto a dare una benedizione nel momento in cui la bara veniva trasportata, o al cimitero, oppure alla cremazione. Comunque i cappellani sono stati sempre vicini, facendosi interpreti anche dei sentimenti religiosi, oltre che del deceduto, anche della famiglia”.
Come avviene la comunicazione tra voi e il Policlinico Gemelli a Milano?
“La nostra realtà è molto complessa e articolata perché siamo un grande ateneo italiano con oltre 42000 studenti e 12 facoltà, di cui 11 sono al nord, quindi Milano principalmente che è la sede originaria e poi a Brescia, a Piacenza e a Cremona, quindi proprio nel cuore della pandemia, della Lombardi, per quello che riguarda l’Italia. Quindi l’attività universitaria in quanto tale, dal punto di vista dell’attività fisica in presenza delle strutture, è stata sospesa come in tutti gli atenei italiani. Qui a Roma invece il contagio è stato leggermente più contenuto e il policlinico Gemelli, la facoltà di medicina e chirurgia si sono immediatamente messi a disposizione per far fronte a questa emergenza, diventando uno dei poli più importanti per il centro e il sud Italia. Qui, come accade nell’attività ordinaria, si ha un’infrastruttura sanitaria di primissimo piano, abbiamo molte sale operatorie, quindi anche molte strutture per la rianimazione intensive e sub-intensive, il Covid-2, struttura Columbus, è stata tutta organizzata, realizzando in pochissimo tempo, in 15 giorni, 60 postazioni di rianimazione e altri 70 posti singoli. Quindi tutta l'università si è concentrata nel sostenere la facoltà di medicina e chirurgia e l’attività del policlinico universitario Gemelli”.

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Il Cardinale Turkson è stato qui per portare anche il messaggio del Santo Padre...
“E’ stato un dono del Santo Padre. Siamo molto grati al cardinale Turkson, quale Prefetto del Dicastero per la promozione umana integrale, di averci fatto visita. Lo ha desiderato intensamente, lo abbiamo accolto in uno dei momenti più importanti dell’organizzazione di questa attività di contrasto al Coronavirus. Ogni giorno alle 14:30 c’è l’unità di crisi, in cui circa un centinaio dei medici del personale dell’infrastruttura si ritrova per prendere le decisioni più importanti. Le settimane scorse sono state molto delicate, adesso la situazione è un po’ più tranquilla, lui ha fatto visita all’inizio di una riunione dell’unità di crisi. Quindi ha parlato a tutti i responsabili della gestione dell’attività di contrasto al Covid-19 e ha dato un messaggio a nome del Santo Padre di incoraggiamento, di sostegno all’attività sanitaria, anche al servizio spirituale, poi ci hanno portato anche in diverse strutture della Santa Sede, anche il cardinal Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, ci ha regalato diversi materiali e abbiamo anche ricevuto tante donazioni, tante dall’Italia, tante dall’estero, tante anche dalla Cina, quindi è stato un momento di grande solidarietà e di grande condivisione, di soggetti ecclesiali, ma anche di altre realtà. La Conferenza Episcopale Italiana ha destinato 2 milioni di euro alle attività del policlinico Gemelli in questo momento… Tanti, tanti segni di vicinanza, di sostegno, di solidarietà” .