Polonia, i vescovi chiedono la tutela della vita e la pace sociale

Dopo le violenze di domenica scorsa oggi Papa Francesco ha chiesto a Dio di suscitare nei cuori di tutti il rispetto per la vita dei nostri fratelli, specialmente dei più fragili e indifesi

Vescovo in preghiera davanti alla Madonna di Częstochowa
Foto: Episcopato polacco
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"Mentre un'ondata di proteste di piazza si è diffusa nel nostro Paese, Papa Francesco, durante l'odierna udienza generale ha rivolto ai polacchi parole importanti e significative. Con esse ha ricordato S. Giovanni Paolo II, che "ha sempre esortato ad un amore privilegiato per gli ultimi e gli indifesi e per la tutela di ogni essere umano, dal concepimento fino alla morte naturale". Queste parole fanno parte del costante appello della Chiesa alla difesa, anche legale, della vita di ogni essere umano, compreso il nascituro, secondo il comandamento "Non uccidere"".

Così scrivono i vescovi polacchi dopo l'onda di violenza nata a seguito della decisione della Corte Costituzionale polacca di non permettere l'aborto eugentico.

 "Papa Francesco - scirvno nel messaggio-oggi ha chiesto a Dio "di suscitare nei cuori di tutti il rispetto per la vita dei nostri fratelli, specialmente dei più fragili e indifesi, e di dare forza a coloro che la accolgono e se ne prendono cura, anche quando ciò richiede un amore eroico". Il comandamento dell'amore ci impone l’importante dovere di prenderci cura, di aiutare e proteggere, del quale hanno bisogno le madri e le famiglie che accolgono e crescono bambini malati. Ringraziamo tutte le comunità e le istituzioni che lo fanno da anni e facciamo appello a parrocchie, movimenti cattolici e altre organizzazioni ecclesiali affinché intraprendano iniziative concrete per andare incontro a coloro che hanno bisogno e avranno bisogno di tale aiuto, sia individuale che istituzionale. La Chiesa sarà sempre dalla parte della vita e sosterrà iniziative che la proteggano.

 Osserviamo con grande dolore l'escalation della tensione sociale e dell'aggressività. Anche il linguaggio volgare usato da alcuni manifestanti, la distruzione dei beni sociali, la devastazione di chiese, la profanazione di luoghi sacri o l'impedimento a svolgere in essi la liturgia sono inquietanti. Chiediamo a tutti di impegnarsi in un dialogo sociale significativo, di esprimere le proprie opinioni senza l'uso della violenza e di rispettare la dignità di ogni essere umano. In questo drammatico momento chiediamo ai politici e a tutti i partecipanti al dibattito sociale di analizzare a fondo le cause della situazione che si è venuta a creare e a cercare vie d'uscita nello spirito della verità e del bene comune, senza strumentalizzare le questioni della fede e la Chiesa. 

 Ringraziamo i sacerdoti e tutti i fedeli laici che difendono con coraggio le loro chiese. Nessuno può difendere la Chiesa e gli oggetti sacri meglio della comunità dei credenti. Ringraziamo anche le forze dell'ordine. La Chiesa vuole rimanere aperta a tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale e politica. 

 Allo stesso tempo, stiamo attraversando un periodo molto difficile di restrizioni legate alla pandemia di coronavirus. Questa è una grande sfida per tutti noi. In nome della sollecitudine per la sicurezza e la salute, ci appelliamo inequivocabilmente alla solidarietà e al rispetto dei principi della sicurezza sanitaria. Esprimiamo la nostra gratitudine a tutti i servizi medici per il loro lavoro e la loro eroica dedizione.

 Chiediamo inoltre a tutti i credenti di digiunare, fare elemosine e pregare per la pace sociale, con le intenzioni di difendere la vita, porre fine alla crisi in corso e allo sviluppo della pandemia. Presentiamo il testo della preghiera preparato per questo tempo."

Il testo si conclude con la benedizioe per tutti i "nostri connazionali" e la firma dei membri del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Polacca. 

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