Pre-sinodo e GiFra, ecco la voce di chi preparerà il documento da consegnare al Papa

La GiFra
Foto: ufficio stampa GiFra
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Il 2018 sarà ricordato soprattutto per il Sinodo voluto da Papa Francesco per dare voce alle speranze dei giovani. Il tema del Sinodo che si terrà ad Ottobre, “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, pone proprio loro, i ragazzi, al centro dell’attenzione di tutta la Chiesa. Dal 19 al 24 marzo 2018 si terrà a Roma una riunione presinodale a cui sono invitati i giovani provenienti dalle diverse parti del mondo per elaborare un documento condiviso, che sarà consegnato al Papa domenica 25 marzo e confluirà, insieme agli altri contributi pervenuti, nell’Instrumentum laboris, il documento su cui si confronteranno i Padri sinodali. Tra coloro che prepareranno questo documento c’è Riccardo Insero, il Presidente della Gioventù Francescana d’Italia. ACI Stampa lo ha intervistato.

Riccardo, una riunione Pre Sinodale. La prima domanda è quali sono le aspettative?

Il Sinodo è stato accolto da tutti noi giovani francescani con grande entusiasmo, in quanto vedere che la Chiesa desidera interrogarsi e non farlo in autonomia ma col contributo stesso dei giovani, è sicuramente fonte di grande gioia. Sentiamo il bisogno di essere accompagnati, sappiamo che non possiamo "farci da soli" e i testimoni sono quanto di più importante i giovani oggi abbiano bisogno. Allo stesso tempo sentiamo di poter dare il nostro contributo e di avere qualcosa da dire così come viviamo nella certezza che una pastorale ben fatta è una pastorale "incarnata", che si mette non solo in osservazione ma soprattutto in ascolto. Siamo felicissimi di poter constatare quanto la tematica del discernimento vocazionale a noi tanto cara e che poniamo come assoluta priorità nel nostro cammino di giovani francescani sia stata colta da Papa Francesco e messa proprio al centro (è nel titolo!) della riflessione Sinodale. Il nostro cammino di questi anni, come fraternità nazionale della gioventù francescana desidera veramente riscoprire quello che il nostro statuto recita al primissimo articolo: «La gioventù francescana è un cammino di discernimento vocazionale»(Il nostro volto, statuto della gioventù francescana, art.1). Quando si pensa ad un percorso umano e spirituale per giovani, compresi gli adolescenti fino ai 30 anni circa, come si può non mettere al centro la ricerca della propria vocazione? Cerchiamo di lasciarci provocare ed interrogare dalla frase che Francesco d'Assisi, circa 800 anni fa rivolse al crocifisso di San Damiano: “Signore cosa vuoi che io faccia?”. È veramente bello vedere come questa centralità del discernimento vocazionale nel nostro cammino di crescita stia portando i suoi frutti in questi anni come in passato: alcuni ragazzi e ragazze scelgono al termine di questo percorso la vita religiosa, e altri si sposano, costruiscono famiglie e cercano di vivere il Vangelo nei loro contesti quotidiani, in famiglia, nelle parrocchie, nei conventi e al lavoro. E oggi, chiedersi come si possa fare discernimento vocazionale anche nei contesti laici e come si possa accompagnare i giovani a trovare "la loro modalità di amare" è veramente una sfida a nostro parere, importantissima per la Chiesa. Parlare di aspettative mi mette un po' in difficoltà. Chiedo nella preparazione perlopiù spirituale al Signore di avere un cuore aperto pronto ad accogliere la grazia che sarà vivere questa intensa settimana di incontro con l'altro. Penso che sarà un'occasione unica per noi tutti giovani che parteciperemo, non solo per contribuire ad una riflessione veramente importante ma anche per incontrarci fra culture, fra idee, fra religioni e da un incontro fecondo potrà nascere certamente qualcosa di bello e di utile al cammino della Chiesa.

Quali temi porterete?

Ho ricevuto qualche giorno fa una traccia di lavoro che fungerà da fil rouge dei lavori di riflessione che svolgeremo durante la settimana dell'Assemblea Presinodale ed è bello constatare come i temi segnalati dall'Assise Sinodale e da coloro che stanno lavorando per questo Sinodo sono esattamente tutte le attenzioni che abbiamo a cuore nel nostro servizio di accompagnamento ai giovani francescani. Come dicevo, il discernimento vocazionale è per noi tematica centrale e obbiettivo principale della nostra proposta formativa. Vi sono poi le questioni sociali che oggi quanto ieri continuano a "gridare": lavoro, risorse economiche, possibilità di studio, dipendenze, la diversità. Altra tematica che ci è a cuore è l'ambiente digitale, sempre più spesso "abitato" e che la chiesa secondo me necessita, quale maestra e Madre, di imparare meglio ad abitare, proprio per il concetto di prossimità nei confronti dei giovani tanto caro al magistero di papa Francesco. Accanto a queste tematiche per le quali si potrebbe lavorare anni interi, ho trovato particolarmente interessante che i padri sinodali vogliano chiedere a noi giovani quali potrebbero essere le modalità e le strategie per un efficace annuncio del Vangelo nel contesto giovanile che nelle varie parti del mondo si differenzia notevolmente. La traccia di lavoro parla a mio modesto parere in maniera profetica di "quale stile di Chiesa è adeguato per incontrare i giovani oggi nelle loro diverse esperienze di vita, per poter creare con loro confidenza e familiarità, per edificare insieme con loro un mondo più umano e più giusto ed una Chiesa che sia sempre più un segno luminoso del Regno di Dio che viene". Trovo il fatto che ci venga chiesto un parere in merito sia una cosa meravigliosa.  Si parla infine anche di protagonismo e corresponsabilità dei giovani nell'annuncio, e per questa tematica esclamerei "finalmente!"; troppo spesso i giovani sono stati e sono solo destinatari della pastorale mentre costitutivamente il giovane ha bisogno di essere coinvolto, vuole dare, vuole spendersi, e questo perché è generoso (e mi sento in tutta certezza di generalizzare!).

Riccardo, un augurio per questo Pre Sinodo?

C'è un augurio personale e quasi "egoistico" e un altro augurio per la Chiesa e i giovani in generale. In riferimento al primo mi auguro davvero di riuscire a rapprensentare la realtà della Gioventù Francescana di tutto il mondo e di riuscire a cogliere a pieno la grazia che mi è donata nell'occasione di partecipare a questa Assemblea Presinodale nell'incontro con l'altro, col diverso e nell'intento comune di aprire strade nuove nella logica del Vangelo per aiutare i giovani a crescere. Il timore che un po' abbiamo, e che quindi desideriamo trasformarlo in "augurio", è la questione tempistica. A più riprese nella storia, i cambiamenti e le riflessioni conciliari così come sinodali, hanno fatto un po' di fatica ad entrare nel tessuto della pastorale. Dalle idee alle cose concrete, se il tema sono i giovani, forse la Chiesa di oggi, gli operatori pastorali, i parroci, i movimenti, devono chiedersi reciprocamente di mettersi subito in gioco e trasformare le riflessioni in concretezza in maniera veloce. Servissero dieci anni per assimilare e far diventare "pastorale" una riflessione, forse la generazione dei giovani sarebbe ancora e nuovamente cambiata, diversa. Ma sono certo che i nostri pastori sapranno essere celeri! Infine, e concludo, l'augurio è che ciascuno di noi giovani e meno giovani coinvolti in questo Sinodo possiamo essere docili allo Spirito per fare il bene di questa generazione.

 

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