Prediche di Quaresima, Cantalamessa: “Torniamo al momento della nostra chiamata”

Nella prima delle prediche di Quaresima, il predicatore della Casa Pontificia si sofferma sul tema della conversione

Il Cardinale Cantalamessa durante la predica di Quaresima del 26 febbraio 2021, Aula Paolo VI, vaticano
Foto: Vatican News / You Tube
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La conversione che richiede Gesù agli apostoli, preoccupati per la posizione che avrebbero avuto nel regno è quella di tornare bambini. Ovvero, “tornare al momento della chiamata, al nostro primo vero incontro personale con Gesù, quando dicevamo che solo Dio basta e ci credevamo”. Il Cardinale Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, centra la prima delle sue prediche di Quaresima sul tema della conversione.

In Aula Paolo VI, cardinali e officiali di Curia (ma senza il Papa) si riuniscono per ascoltare le consuete prediche di Quaresima. Sarebbe stata la settimana degli Esercizi Spirituali di Curia, ma quest’anno i membri della Curia non sono andati ad Ariccia, per via delle restrizioni di Covid.

Il cardinale Cantalamessa individua tre tipi di conversione nel Vangelo. Prima di tutto, la conversione nuova che scaturisce dalla predicazione di Gesù, perché “la venuta di Gesù dà un nuovo significato: convertirsi non significa tornare indietro, ma fare un balzo nel Regno”. Si tratta, insomma, del passaggio “dall’idea di un Dio che chiede all’idea di un Dio che viene a mani piene per darci tutto”.

Quindi, il Cardinale Cantalamessa nota che nel Vangelo si torna a parlare di conversione quando gli apostoli discutono su chi è il più grande, e dunque la loro discussione si concentra “non sul Regno, ma sulla posizione”. In fondo, nota il predicatore, “Pietro aveva il primato, Giuda aveva la cassa, Andrea era il primo, Matteo aveva lasciato più degli altri. I frutti sono evidenti nel Vangelo: rivalità, sospetti, frustrazione”.

Gesù, invece, “toglie il velo”, chiede loro di tornare bambini, e in pratica chiede loro di “decentrarsi da se stessi e ricentrarsi su Cristo, e sul Regno”.

Spiega il Cardinale Cantalamessa: “Gesù parla per immagini: diventare bambini. Tornare bambini: tornare senza pretese, senza titoli, senza confronti tra di loro. Con una promessa: vi farò pescatori di uomini. Tornare a quando erano compagni di avventura, non in competizione per il primo posto”.

Per quanti stanno partecipando agli esercizi spirituali, soggiunge il Cardinale, “tornare bambini significa tornare al momento di scoprire per cui eravamo chiamati, del primo vero incontro personale con Gesù, quando dicevamo Dio solo basta e ci credevamo”.

Il Cardinale Cantalamessa sottolinea poi che si parla di conversione nelle sette lettere dell’Apocalisse indirizzate alle Chiese particolari che già vivono la vita cristiana, e in particolare alla lettera alla Chiesa di Laodicea, in cui si parla “della conversione dalla mediocrità e dalla tiepidezza al fervore dello spirito”.

Il Cardinale Cantalamessa sottolinea che, quando si parla della conversione dalla tiepidezza, si parla anche di una insoddisfazione, di un malcelato modo di non considerare i peccati. Ma, facendo questo, “trascuriamo e interpretiamo male l’aggiunta di Paolo: siate ferventi nello Spirito”.

Il predicatore della Casa pontificia spiega che, tradizionalmente, la conversione erac considerata un cammino che si componeva in tre tappe (purgativa, illuminativa, unitiva), cammino che “non è superato”, ma che “non è l’unica via che segue la strada di Dio”.

Dice il Cardinale: “San Paolo lo dice con chiarezza: se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Una ascesi intrapresa senza una forte spinta iniziale dello Spirito Santo, sarebbe vana. Lo Spirito ci è dato per essere in grado di mortificarci più che come premio per essere mortificati”.

Lo provano gli apostoli, che “finché non furono battezzati a pentecoste con lo Spirito, non mostrarono nulla di nuovo”. Solo dopo, cominciarono a predicare, secondo quella che i Padri della Chiesa esprimevano come “una sobria ebbrezza”.

Spiega il Cardinale Cantalamessa: “Mentre l’ebbrezza materiale fa barcollare, questa rende stabile. Il ruolo dello Spirito è di rendere universale, attuale, la redenzione di Cristo. Lo spirito santo non fa cose nuove, ma fa nuove le cose. Una vita cristiana piena di sforzi ascetici, di mortificazione, senza il tocco vivificante dello Spirito, assomiglia ad una Messa senza consacrazione delle specie. Tutto rimarrebbe quello che era prima”.

Il Cardinale, seguendo Sant’Ambrogio, spiega che questa sobria ebbrezza si ottiene attraverso “Eucarestia e Scritture”, ma anche “tramite la penetrante pioggia dello Spirito Santo”, che è “una via nuova dipendente dall’unica iniziativa di Dio”, spiegata da San Giovanni Battista come Battesimo in Spirito Santo e fuoco, il cui “frutto più frequente è la scoperta di cosa significa avere un rapporto personale con Gesù risorto”.

Cantalamessa sottolinea che se non si vuole parlare di “Battesimo dello Spirito”, allora si deve parlare di “Spirito del Battesimo”. Ma è comunque una nuova unzione che “si è rivelato mezzo semplice per rinnovare la vita di decine di milioni di cristiani. Non si contano le persone che erano cristiani solo di nome e lo sono diventati di fatto grazie al Battesimo dello spirito”.

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