Presto un accordo tra Santa Sede e Stato di Palestina?

Papa Francesco e il presidente palestinese Mahmoud Abbas In Vaticano nel 2013
Foto: Patriarcato Latino di Gerusalemme
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Sessione plenaria oggi in Vaticano della Commissione Bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina che lavora ad un Accordo Globale a seguito dell’Accordo di Base, firmato il 15 febbraio 2000. L’incontro segue quello tenutosi a Ramallah presso il Ministero degli Affari Esteri dello Stato di Palestina il 6 febbraio 2014. Scopo il riconoscimento del  “lavoro svolto a livello informale dal gruppo tecnico congiunto dopo l’ultimo incontro ufficiale”, come si legge nella nota congiunta. “I colloqui sono stati guidati da Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e dall’Ambasciatore Rawan Sulaiman, Ministro degli Affari Esteri aggiunto per le Questioni Multilaterali dello Stato di Palestina.

I lavori si sono svolti in un’atmosfera cordiale e costruttiva. Affrontando i temi già esaminati a livello informale, la Commissione ha rilevato con grande soddisfazione il progresso compiuto nella stesura del testo dell’Accordo, che tratta degli aspetti essenziali della vita e dell’attività della Chiesa cattolica in Palestina. Le due Parti hanno concordato che il lavoro della Commissione sul testo dell’Accordo si è concluso, e che l’Accordo sarà sottoposto alle rispettive autorità per l’approvazione prima di fissare una data nel prossimo futuro per la firma.”

“L’intesa- spiega in un’intervista all’Osservatore Romano, monsignor Antoine Camilleri, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati e capo della delegazione della Santa Sede- è frutto dell’accordo base tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), firmato il 15 febbraio 2000. I rapporti ufficiali tra la Santa Sede e l’Olp furono stabiliti il 26 ottobre 1994 e in seguito fu costituita una commissione bilaterale permanente di lavoro che portò avanti i negoziati per l’accordo del 2000.”  Nel testo si auspica “una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della Two-State Solution e delle risoluzioni della comunità internazionale, rinviando a un’intesa tra le parti”.  Significativo anche il capitolo della  libertà religiosa e di coscienza, ma si parla anche della libertà di azione della Chiesa cattolica e delle questioni fiscali e di proprietà.

“L’accordo, spiega Camilleri, è stato stipulato dalla Santa Sede in quanto soggetto di diritto internazionale, ma con lo scopo di tutelare e di favorire l’attività della Chiesa sul posto” inoltre “ i vescovi e i responsabili di quelle comunità sono stati sentiti in ogni momento delle trattative e i loro suggerimenti sono stati accolti e presentati alla controparte.”

Nel 2000 l’intesa era firmata da Santa Sede e Olp ora si parla di  Stato di Palestina, e questo è dovuto alla risoluzione delle Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 29 novembre 2012 “che riconosce la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite, e lo stesso giorno la Santa Sede, che ha anch’essa lo status di osservatore presso l’Onu, ha pubblicato una dichiarazione.”  Un modo per dare una soluzione definitiva “alla questione già affrontata con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale prevedeva la creazione di due Stati, di cui finora uno solo ha visto la luce.” E quindi “il riferimento allo Stato di Palestina e quanto affermato nell’accordo sono dunque in continuità con quella che è stata allora la posizione della Santa Sede.”

Quanto alle ripercussioni politiche il diplomatico della Santa Sede conferma che “ sarebbe positivo che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati. Questo sarebbe un bel contributo per la pace e la stabilità in una regione da tanto tempo afflitta da conflitti, e da parte loro la Santa Sede e la Chiesa locale sono desiderose di collaborare in un cammino di dialogo e di pace.”

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