Prima riunione per la Conferenza Episcopale dell’Asia Centrale

L’organismo è stato costituito a settembre 2021, e potrebbe essere più grande di quanto previsto. Pensando ad un viaggio del Papa

Una celebrazione di una riunione dei vescovi dell'Asia Centrale
Foto: AS_N
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Nemmeno il tempo di essere costituita, che la Conferenza Episcopale dell’Asia Centrale si trova a fare i conti con l’organizzazione di un possibile viaggio papale. Papa Francesco, infatti, potrebbe andare in Kazakhstan per l’incontro dei leader religiosi il 14 e il 15 settembre, e l’annuncio del presidente – non confermato ancora dalla Santa Sede – ha ovviamente messo il tema del viaggio papale al centro della prima assemblea.

La neonata Conferenza Episcopale, stabilita con un decreto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli nel settembre 2021, si è riunita proprio a Nur Sultan, in Kazakhstan, dal 26 al 30 aprile. Inteso come un organismo che includesse i vescovi di Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, è stato allargato fino a includere Mongolia e Afghanistan, con l’idea, in futuro, di coinvolgere anche l’Azerbaijan.

La prima riunione è stata comunque programmatica: elezione del presidente, discussione sull’organizzazione caritativa dei vescovi.

Si tratta, dice José Luis Mumbiela Sierra, Vescovo della Santissima Trinità in Almaty e Presidente della Conferenza Episcopale del Kazakistan, sarà “il primo passo di un percorso di unità e fratellanza”.

“Nutriamo – ha detto il vescovo - molta speranza per il cammino che stiamo per intraprendere con vescovi e amministratori apostolici di tutti questi paesi. Il Signore ci chiede di ampliare i legami di fratellanza, di essere più Chiesa con i paesi vicini, di dare una testimonianza. Credo che l’aspetto più bello di questo nuovo percorso sia quello di poter essere uniti anche se viviamo in paesi diversi, con differenti governi e culture. E ciò è possibile perché abbiamo la stessa fede, apparteniamo alla stessa Chiesa: d’altra parte, il cattolicesimo si distingue proprio la sua universalità. Penso che sia una testimonianza molto bella”.

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