Processo Palazzo di Londra, l’interrogatorio di Bruelhart

Continuano gli interrogatori del processo sulla gestione dei fondi in Segreteria di Stato. Interrogato l’ex presidente dell’AIF e completato l’interrogatorio di monsignor Carlino. Prossime udienze dopo Pasqua

Processo del Palazzo di Londra, una delle passate udienze
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Non ci sarà l’interrogatorio del Cardinale Angelo Becciu il prossimo 7 aprile, per indisponibilità dell’avvocato, e non c’è stato oggi l’interrogatorio dell’ex direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria Tommaso Di Ruzza. Udienza fiume di sette ore, oggi, per il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che ha al centro la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un palazzo a Londra.

Udienza interlocutoria, per il processo, anche perché si affrontava una posizione più defilata del processo, quella di René Bruelhart, già presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria vaticana. Questi ha parlato in inglese, coadiuvato da un traduttore, e ha poi risposto alle domande del promotore di giustizia, delle parti civili e di alcuni avvocati.

In una dichiarazione spontanea resa all’inizio della sua deposizione, Bruelhart ha ricordato di essere entrato in Vaticano come consulente ad hoc per l’antiriciclaggio dell’Autorità di Informazione Finanziaria.

Bruelhart, proveniente dalla presidenza dell’Unità di Informazione Finanziaria del Liechtenstein e dalla vicepresidenza del Gruppo Egmont, era stato chiamato ad aiutare la Santa Sede a consolidare la posizione sulla trasparenza finanziaria, perché al tempo la Santa Sede era considerato Paese ad alto rischio e c’erano gravi problemi con le istituzioni bancarie, che tra l’altro portarono anche allo sganciamento della Santa Sede dal circuito dei bancomat.

Il primo incarico era per 18 mesi, cui si era aggiunto l’incarico di direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria vaticana dal 7 novembre 2012.

Bruelhart è stato rinnovato come consulente della Segreteria di Stato nel 2014 per altri 12 mesi, e quindi, nel marzo 2015, il contratto gli veniva rinnovato per un mandato di cinque anni. Nel frattempo, nel 2014 era stato nominato presidente dell’AIF.

Bruelhart aveva dunque la doppia veste di presidente dell’Autorità di vigilanza e consulente che, ha ribadito anche al promotore di giustizia, non costituiva conflitto di interessi, perché l’AIF non supervisionava la Segreteria di Stato.

Bruelhart ha spiegato che fu coinvolto nella questione del Palazzo di Londra dall’arcivescovo Edgar Pena Parra, sostituto della Segreteria di Stato vaticana, che, in un incontro del 7 marzo 2019, aveva relazionato che sulla questione dell’immobile la Segreteria di Stato avesse posizione debole, che era necessario di non perdere la titolarità dell’immobile, e il potenziale rischio reputazionale della Santa Sede, motivi anche addotti dal sostituto per non aver presentato denuncia.

Nell’occasione, Bruelhart ha detto al sostituto che “se ci fossero stati elementi per fare segnalazione di attività sospetta, questo avrebbe permesso all’AIF di far partire indagine, stabilire canali e indagare i flussi legali”, ma la decisione spettava solo alla Segreteria di Stato.

L’arcivescovo Pena Parra decise di fare la segnalazione, e l’AIF cominciò così lo scambio di informazioni con le altre unità di informazioni finanziaria.

Al di là dei dettagli degli scambi, è da notare che l’Autorità non solo avrebbe continuato gli scambi di cooperazione internazionale, ma ha sempre reso noto che avrebbe dovuto proseguire le indagini sui flussi finanziari.

L’Autorità prima suggerisce di non proseguire alla transazione, in quello che era più un parere generale, perché “l’AIF non aveva potere di vigilanza e blocco nei confronti della Segreteria di Stato”.

E alla fine, in questa valutazione generale, l’AIF prospetta due scenari.

Il primo, di “non procedere a operazione, e chiamare in giudizio le controparti”, cosa che però lasciava il rischio di danni economici o di immagine, e sul piano legale gli stessi accordi. L’AIF sarebbe chiamata a proseguire indagini e non sarebbe esclusa in caso di responsabilità personali trasmissione rapporto a promotore di giustizia”.

Oppure, una ristrutturazione dell’operazione finanziaria, che però prevedeva anche la necessità di conoscere le provvigioni da pagare agli intermediari, e che richiedeva che le azioni fossero completamente trasferite alla Segreteria di Stato. Una ristrutturazione, si faceva notare, che avrebbe potuto far superare le riserve dell’AIF, ma che questa sarebbe stata comunque chiamata a proseguire le indagini e il suo scambio con le altre unità di informazioni finanziarie. Era comunque necessario rifinanziare l’investimento, ed è qui che nasce la richiesta di anticipazione all’Istituto per le Opere di Religione.

Una richiesta che si poteva fare, ha spiegato Bruelhart, ma doveva essere delineata bene, perché lo IOR non è una banca e le richieste non possono configurarsi come operazioni bancarie come un prestito. È anche vero, come nota a margine, che lo IOR in altre circostanze ha concesso anticipazioni per fini istituzionali.

Nel corso delle sue dichiarazioni, Bruelhart ha fatto notare di aver anche ricevuto notifica che Gianluigi Torzi avrebbe avuto diritto a delle fees, a dei compensi per le azioni. Torzi era il broker che si occupava dell’investimento, e che aveva detenuto il controllo del Palazzo di Londra tenendo per sé mille azioni, ma le sole con diritto di voto, ed era con lui che si doveva trattare. L’obiettivo era liquidarlo, affinché la Segreteria di Stato riprendesse controllo dell’immobile, e anche Papa Francesco - ha detto Bruelhart – aveva chiesto in una udienza privata di sostenere la Segreteria di Stato.

Perché fosse liquidato, doveva essere chiaro che la Segreteria di Stato aveva pagato tutto il dovuto, e si era individuata una società appartenente a Torzi su cui effettuare il bonifico, che ammontava a dieci milioni. Altri cinque milioni sono stati accreditati a Torzi su un’altra società, ma di questo Bruelhart ha saputo solo da una fattura ricevuta via whatsapp da monsignor Carlino, che poi non avrebbe potuto reperire per chiedere spiegazioni. Carlino ha detto a sua volta di aver ricevuto la fattura direttamente dal sostituto.

Dettagli a margine: all’inizio dell’udienza sono state fatte altre eccezioni di nullità del processo perché il promotore di giustizia ha negato alcuni documenti senza motivazione (documenti non depositati), rigettate comunque da Pignatone. Carlino ha fatto sapere di essere andato via da Domus Sanctae Marthae su richiesta dei superiori, ma non del Cardinale Becciu, e che non è mai andato a Londra l’1 maggio 2019, come ricostruito dal promotore di giustizia.

C’è un nuovo calendario di udienze, ora. Si ritorna in aula il 27 aprile con l’interrogatorio di Tommaso Di Ruzza, già direttore dell’AIF. Il 28 aprile l’interrogatorio del broker Enrico Crasso, che curava gli investimenti della Segreteria di Stato. Il 5 e il 6 maggio sarà interrogato il Cardinale Becciu, su tutti i casi di imputazione, il 19 maggio sarà la volta di Fabrizio Tirabassi, officiale dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato vaticana. Il 20 maggio sarà una udienza utilizzata eventualmente per completare gli interrogatori rimasti sospesi.

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