Processo Wesołowski l'imputato in terapia intensiva, dibattimento rimandato

L'aula del Tribunale Vaticano durante il processo
Foto: @Osservatore Romano
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Meno di dieci minuti per dire che il processo sarà rimandato a data da destinarsi. Józef Wesołowski ex nunzio, ridotto allo stato laicali dopo il processo canonico, arrestato a settembre per reati di pedofilia, non era in aula. Motivi gravi di salute. Ieri sera l’ex nunzio, agli arresti domiciliari nella Comunità dei Penitenzieri, stanza numero 5, primo piano si è sentito male e, dopo un primo intervento al pronto soccorso vaticano, è stato portato in una struttura pubblica italiana e sottoposto a terapia intensiva.

L'aula è quella diventata famosa per il processo a Paolo Gabriele, le misure di sicurezza le stesse. Niente cellulari, niente registratori, solo penne che vengono consegnate dalla gendarmeria.

Evento nell’evento. La stampa internazionale attendeva questo processo come segno della “tolleranza zero” del Papa per pedofilia e abusi sui minori, sarebbe stato il primo processo pubblico in cui la legge del 2013 che inserisce nuove fattispecie di reato nel codice penale vaticano veniva usata per le imputazioni.

Invece questa mattina alle 9.32 l’imputato non c’era. Il Promotore di giustizia, l’avvocato Gian Piero Milano ha comunicato che Wiesolowski era ricoverato e ha consegnato una voluminosa documentazione medica al Presidente del tribunale Giuseppe Dalla Torre che, affiancato da  Piero Antonio Bonnet, Paolo Papanti-Pellettier e Venerando Marano ha deciso di rinviare il dibattimento a “data da destinarsi”. Insomma il processo insomma è aperto, ma si attende che possa essere presente l’imputato. Anche perché il suo avvocato d’ufficio Antonello Blasi, ha saputo solo questa mattina del ricovero del suo assistito, ha detto esplicitamente che era disponibile per essere presente al processo.

“Ai sensi dell’art. 471 c.p.p.- ha dichiarato Dalla Torre- il Tribunale ha dovuto sospendere il dibattimento e rinviare a data da destinarsi, dovendosi attendere la cessazione della causa che ha dato luogo al rinvio.”

Cinque i capi di imputazione, per “aver detenuto e comunque per essersi procurato da siti internet materiale raffigurante minori di anni diciotto  coinvolti in attività sessuali esplicite, reali o simulati, nonché immagini di organi sessuali di minori esibiti a scopi prevalentemente sessuali. Con l’aggravante della detenzione di ingente quantità”. Nella Città del Vaticano ed altrove, da epoca imprecisata fino al 22-9-2014.

Ma anche per ricettazione, per lesioni gravi “costituite da perturbamenti della mente agli adolescenti vittime degli abusi sessuali”, per aver “corrotto” adolescenti con atti di libidine in un luogo pubblico, e anche per “aver serbato una condotta che offende i principi della religione o della morale cristiana per aver ripetutamente eseguito accessi a siti pornografici”.

In pratica solo il primo capo di accusa è basato sulla legge del 2013, gli altri quattro si basano sulla legislazione preesistente.

Per ora Józef Wesołowski rimane in ospedale. Nella Sala Stampa della Santa Sede si spengono i riflettori, i giornalisti polacchi e domenicani intervistano i dieci colleghi che hanno seguito il processo da dieci minuti.

Si attendono altre notizie, ma forse non arriveranno tanto presto.

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