Quale è il messaggio di Bartolomeo citato da Papa Francesco?

Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo
Foto: Vatican Media / ACI Group
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L’accoglienza non deve limitarsi all’assistenza, ma “deve guardare al tema della verità e della giustizia” e per questo “diventa preponderante l’impegno delle Chiese per la giustizia sociale”. Il Patriarca Bartolomeo firma e invia un messaggio al convegno “La Teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo”. E Papa Francesco lo menziona nel suo discorso, lo ringrazia per il messaggio, lo accredita come "un grande, precursore della Laudato Si."

È il modo, di Papa Francesco, di sottolineare anche con i fatti l’impegno ecumenico. Un po’ come già si fa con il Messaggio per la Giornata Mondiale per la Cura del Creato, che dal 2017 Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo firmano insieme.

Il messaggio di Bartolomeo è stato inviato dal Fanar lo scorso 16 giugno e va a toccare i temi della conferenza, in particolare il contesto del Mediterraneo e il tema dell’accoglienza.

Il Mare Nostrum – afferma Bartolomeo – è stato “culla di civiltà”, luogo dove si è affacciato il cristianesimo orientale e occidentale, che “ha giocato un ruolo fondamentale dopo l’editto di Milano”, anche Ebraismo e Islam “hanno contribuito nelle alterne fasi storiche trovare vie di comunione e di coesistenza”, tanto che “la sinfonia di comunione” dei popoli esistenti nell’area non era stata rotta nemmeno dalle invasioni barbariche, l’Impero Romano d’Oriente, l’Impero Ottomano.

Eppure oggi il Mediterraneo non è più considerato “luogo di incontro”, ma piuttosto “come confine da non valicare tra Nord e Sud del mondo”, ponendo interrogativi allo stesso concetto cristiano di accoglienza dello straniero.

Il Patriarca Bartolomeo nota che le chiese sono di fronte a nuovi interrogativi perché , dopo gli sconvolgimenti mondiali del secolo scorso, nazionalismo e fondamentalismi di varia natura sono “ancora presenti in troppe parti del mondo”, così come ci sono tensioni sulla “accoglienza dei più deboli, di coloro che sono esposti dalle tensioni sociali, economiche e climatiche”.

Per il Patriarca di Costantinopoli, l’assistenza non può essere “solo assistenza, ma deve guardare al tema della verità e della giustizia, per comprendere le cause, curarne gli effetti e testimoniare con forza il pericolo di vecchie e nuove schiavitù dell’essere umano, celate molte volte sotto forme di un acceso buonismo, di subdoli concetti di libertà illimitate, le cui conseguenze stanno affiorando prepotentemente all’interno di molti popoli, anche cristiani”.

Il Patriarca Bartolomeo aggiunge che “la transumanza di interi popoli, o peggio di complete generazioni, causano ulteriori povertà nel sud del mondo e fenomeni di intolleranza in chi dovrebbe praticare l’accoglienza come dettame del proprio aderire evangelico”.

È un tema che riguarda le migrazioni nel Mediterraneo, ma quelle dal Sud Al Nord America, tra Est e Ovest di Europa, dai paesi asiatici presso l’Oceania.

Una situazione – rimarca il patriarca di Costantinopoli – che rende “preponderante l’impegno primario delle Chiese per la giustizia sociale, per creare i presupposti teologici e antropologici, anche attraverso il lavoro delle Università e dei Centri di Studi”.

Università che abbiano l’obiettivo di “creare una coscienza nuova nelle Istituzioni mondiali, in cui il profitto non sia l’unico metro di misura, ma si possa e si debba virare verso una economia ecosostenibile”.

Una economia, insomma, “rispettosa anche dell’ambiente in cui viviamo e che abbiamo il dovere di consegnare intatto alle generazioni future, una economia che dia dignità all’essere umano nella sua interezza, e pertanto libera da tensioni, libera da focolai di guerra, indotti molte volte al fine del proprio esasperato egoismo ed egocentrismo di pochi su molti”.

Il Patriarca Bartolomeo delinea, dunque, una “economia del rispetto delle peculiarità di popoli e aree”, che “può portare al miglioramento dell’esistenza di intere nuove generazioni”, mentre all’opposto c’è il pericolo che vive il concetto di accoglienza, non più percepito come “espressione di fratellanza”, ma piuttosto come “invasione di popoli su altri popoli”.

Il concetto di invasione – sottolinea Bartolomeo – è destinato a restare, ha una accezione “negativa”, e per questo “ deve essere fortemente evitato oggi, anche dalle nostre Chiese, affinché non si realizzi il binomio accoglienza-invasione”.

Conclude Bartolomeo: “E’ quindi necessario esaminare con cura il modo di accogliere, il perché accogliere, ma soprattutto il come accogliere, nel rispetto delle popolazioni locali”.

L’accoglienza “deve diventare principalmente integrazione, ma mai sincretismo” e “se vi è la necessità di una giustizia mondiale per molti popoli in movimento, vi è anche la giustizia dei popoli che aprono i propri confini. C’è il dovere evangelico ed umano di accogliere chi è in difficoltà, ma c’è anche il dovere di chi viene accolto di rispettare tradizioni, costumi, fedi di coloro che lo accolgono”.

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