Quali sono le nuove sfide antropologiche tra memoria e visione del futuro?

Due giorni di studi al Notre Dame Center di Gerusalemme

Il Notre Dame Center di Gerusalemme
Foto: Pontificia Università Regina Apostolrum
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Sono tante le sfide antropologiche del terzo millennio, frutto degli sviluppi scientifici e tecnologici: dall’intelligenza artificiale alla bioetica, dal dialogo interculturale al rapporto con l’ambiente.

Per riflettere su questi temi ieri e oggi si svolge nel Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme, il convegno internazionale “Le nuove sfide antropologiche: tra memoria e visione del futuro”, organizzato nell’ambito delle attività di Formazione Integrale dell’Università Europea di Roma.

“È stata scelta Gerusalemme, come sede del convegno, perché è una città universale, simbolo di incontro tra differenti religioni e culture”, spiega Padre Gonzalo Monzón LC, Direttore dell’Ufficio Formazione Integrale dell'Università Europea di Roma. “I relatori hanno affrontato i vari temi da una prospettiva interdisciplinare: scientifica, filosofica, giuridica, storica, economica e teologica. Lo spirito che caratterizza il convegno è quello del dialogo, dell’ascolto e dell’accoglienza dei vari punti di vista, per cercare di tracciare un’immagine della realtà contemporanea in relazione alle nuove sfide etiche e antropologiche”.

 “Il dialogo aiuta a prendere coscienza di quella fraternità universale che ci consente di riconoscerci parte di un'umanità comune, proprio a confronto con la diversità”, ricorda il Prof. Alberto García, relatore del convegno e Direttore della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, stabilita nell’Università Europea di Roma e nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

“La nostra epoca risulta essere caratterizzata da una crescente innovazione tecnologica che si sta diffondendo in tutti gli ambiti della nostra vita”, ha ricordato Claudio Bonito, Vice Coordinatore e docente del Master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

“Ma accanto a questa indubitabile spinta allo sviluppo e al progresso, registriamo alcuni effetti che si ripercuotono sui nostri modelli esistenziali. La domanda che dobbiamo primariamente porci, allora, è: quanto la tecnologia sta cambiando il nostro modo di abitare il mondo?

L’uomo, di fronte al rischio di essere ridotto a spettatore passivo di flussi informatici, sembra perdere quella posizione di centralità che gli veniva attribuita dalla tradizione umanistica rinascimentale per approdare a un nuovo umanesimo che da più parti viene indicato, appunto, come un Post-umanesimo.  

Emerge, allora, la necessità di strutturare un’analisi filosofica delle dinamiche antropologiche al fine di rendersi in grado di interpretare prima e gestire poi, i repentini cambiamenti dei paradigmi esistenziali imposti dallo sviluppo tecnologico. Affinché l’uomo del Post-umanesimo rimanga sempre e comunque uomo”.

Padre Alberto Carrara, L.C., Direttore del Gruppo di ricerca in Neurobioetica (GdN) e Membro della Pontificia Accademia per la Vita, ha parlato dell’Intelligenza artificiale.

“La sfida che l’I.A. pone – ha detto Padre Carrara, non è solo di carattere gestionale. Essa interpella la stessa autocomprensione di noi stessi come esseri umani e ci permette di riconsiderare, ancora ed in modo più approfondito, la perenne domanda su chi, ciascuno di noi, è, cioè ci permette di continuare ad indagare ed esplicitare la nostra costituzione”.

Secondo Padre Carrara “il potenziale che l’evoluzione degli algoritmi offre oggi all’umanità può, da una parte suscitare entusiasmo e speranza, dall’altra anche gravi preoccupazioni. Non c’è dubbio che la nostra storia è legata allo sviluppo della tecnologia e, nell’ultimo secolo, alla crescita esponenziale delle innovazioni computazionali. È urgente una riflessione interdisciplinare in materia che sia in grado di offrire lo stato dell’arte, le reali evoluzioni prossime, le applicazioni positive e i pericoli dell’utilizzo dell’I.A”.

Nel corso del convegno si è parlato anche del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, con un intervento di Padre Rafael Pascual, L.C., Professore ordinario di Filosofia Teoretica e Direttore scientifico del Master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

“L'uomo – ha ricordato Padre Pascual - non può fare un uso arbitrario, capriccioso, della natura, dell'ambiente, delle risorse, ma deve fare un uso responsabile. L'uomo non è il padrone della natura, ma casomai l'amministratore. Inoltre, deve condividere questo patrimonio della natura, che gli è affidato, con gli altri, anche con le future generazioni. Possiamo parlare di casa comune e di buon vicinato, allargando il discorso a livello planetario, o anche di solidarietà ambientale”.

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