‘Ri-farsi prossimo’: il vescovo di Macerata Marconi rilegge Martini

Il vescovo Nazzareno Marconi con Papa Francesco
Foto: Diocesi di Macerata
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Con la sua prima lettera pastorale, ‘Ri-farsi prossimo’, il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, a due anni dalla sua elezione ha scelto un titolo, che si rifà alla lettera del card. Martini, dedicato alla Carità attraverso la parabola del Buon Samaritano.

“ Martini nota che non si tratta solo di un sentimento istintivo e superficiale, perché questa stessa parola descrive nel vangelo sia l’intimo di Gesù che quello di Dio. La compassione è il segreto della Carità, che Dio infonde nell’intimo dell’uomo rendendo il nostro cuore simile al Suo. Questo è il dono della Carità, è questo nostro essere risvegliati alla ‘immagine e somiglianza di Dio’ che muove la nostra coscienza a fare il bene".

 Ai termini ‘fretta’, ‘paura’ e ‘alibi’, monsignor Marconi ha affiancato i passaggi citati allora dal cardinal Martini: “Se ogni credente si impegnasse in un quotidiano servizio della Carità e se tutti i credenti fossero abituati a confrontarsi tra di loro, a comunicarsi nella fede le esperienze di Carità, a completare reciprocamente le proprie lacune, nascerebbe una vita di Chiesa più pronta a rispondere ai bisogni della società con la luce e la forza del Vangelo”.

Piuttosto che una carità difficile, paziente, esigente e personalmente coinvolgente, tendiamo a fare qualcosa d’altro, che appaia almeno buono e sia più facile ed immediato. In questo senso si indirizzano anche tante proposte di ‘buone azioni’ demandate a ‘personale competente’ da fare comodamente seduti sul divano, offrendo due euro di credito telefonico con un click, per poi tornare sereni a goderci il film preferito. Non voglio denigrare chi cerca di stimolare così le masse a solidarizzare con chi soffre, ma l’educazione cristiana alla carità non può limitarsi a questo”.

Il ‘sogno’ del vescovo è veramente quello di una Chiesa ‘in uscita’, fondata dalla Carità, che ha le fondamenta nella preghiera: “Se non avremo la forza di pensare la nostra fede e di fondare su una fede solida e riflessa il nostro operare, la nostra Carità non si lascerà guidare dalla luce di Dio e si ridurrà ad un umanitarismo parziale e spesso confuso, che non salva tutto l’umano. La catechesi, la preghiera, il confronto fraterno nella comunità cristiana, non sono ‘altro’ dal cammino della Carità, ma sono passi fondamentali di questo stesso cammino, sono anche essi i passi del samaritano”. E non può esistere una ‘Chiesa missionaria’ se non si fonda sull’Eucarestia. La storia dei santi della carità è un secondo terreno celebrativo e di riflessione che ci sfida.

E Marconi sottolinea che per essere operativa la Carità ha bisogno di laici cristiani ‘impegnati’ nella società e nella politica alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa: “La conseguenza di quanto detto è lapidaria e ci chiede una riflessione ecclesiale in questo anno e l’impegno a promuovere progetti concreti in futuro: tutto quello che è stato detto non si può improvvisare. Occorre un’opera di formazione sia alla coscienza politica di tutti i credenti, sia all’impegno politico diretto di coloro che hanno vocazione e doti”.

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