Rifugiati, l’impegno del Canada in collaborazione con la Chiesa

Monsignor Bob Vitillo e il ministro canadese per i rifugiati Ahmed Hussen siglano l'accordo
Foto: ICMC
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Un accordo per i rifugiati più vulnerabili: è quello siglato tra l’International Catholic Migration Commission (ICMC) e il governo canadese la scorsa settimana a Ginevra, che impegna ICMC, Canada e agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR) ad aiutare i migranti più vulnerabili.

La firma dell’accordo rappresenta il rinnovo dell’impegno del Canada sul tema delle migrazioni. A firmare l’accordo, monsignor Bob Vitillo, segretario generale dell’ICMC, e Ahmed Hussen, ministro canadese per l’Immigrazione, i Rifugiati e la Cittadinanza”.

L’ICMC è una confederazione composta dagli uffici per la migrazione delle Conferenze Episcopali. Fa servizi legali, aiuto umanitario, crea rete, stabilisce buone pratiche. Si prende, insomma cura, dei milioni di migranti nel mondo. È stato fondato nel 1951, per dare risposta al gran numero di sfollati causati dalla Seconda Guerra Mondiale.

L’accordo con il Canada riguarda il supporto finanziario. Dal 2013, l’ufficio per Immigrazione, Rifugiati e Cittadinanza del Canada ha contributi con più di 5 milioni di dollari allo schema di insediamento dell’UNHCR. Denaro che è servito a includere nel progetto 88 esperti dell’ICMC, i quali hanno gestito i casi di 41.300 rifugiati nel corso degli ultimi tre anni.

Sono 400 gli esperti ICMC su insediamento, protezione dei bambini e stato dei rifugiati che possono essere assegnati con poco preavviso a casi particolari ogni volta che la loro esperienza è necessaria. Grazie al finanziamento canadese, il programma potrà proseguire fino a marzo 2018, con l’aggiunta di 11 esperti di insediamento inviati agli uffici UNHCR di Africa, Asia, America Latina e Medio Oriente.

Il reinsediamento è spesso – nota l’ICMC – l’unica soluzione praticabile per molti rifugiati in stato di vulnerabilità che non possono tornare nelle loro nazioni di origine o restano nel primo Stato dove hanno cercato protezione. Al termine di un processo “estremamente rigoroso”, alcuni di questi rifugiati possono così avere la possibilità di cominciare una nuova vita in un’altra nazione in maniera del tutto legale.

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