Russia e Bielorussia, il ritorno delle strutture cattoliche. 30 anni dopo

A Mosca e a Minsk si è celebrato la scorsa settimana il ripristino delle strutture cattoliche. La lettera dell’arcivescovo Pezzi. Le parole dell’arcivescovo Kondrusiewicz

Gli arcivescovi Pezzi (a sx.) e Kondrusiewicz (a dx)
Foto: CCEE
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C’è un filo rosso che lega Russia e Bielorussia. Perché il ripristino delle strutture cattoliche in Russia è cominciato il 13 aprile 1991, nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Mosca, quando fu intronizzato come arcivescovo della Gran Madre di Dio Tadeusz Kondrusiewicz. Lo stetsso Kondrusiewicz lascerà Mosca, per diventare arcivescovo di Minsk, incarico che ha tenuto fino ai 75 anni.

È una traversata di 30 anni, che ha portato nuove parrocchie, ma che non ha mancato di presentare problemi. Lo scorso anno, a Mosca, per la prima volta è stato nominato un ausiliare, ed è un vescovo locale, non proveniente dall’estero, Nikolaj Dubinin. In Bielorussia, invece, si vive ancora una situazione difficili, con proteste continue dopo le ultime elezioni, e la Chiesa in prima linea. Così tanto che l’arcivescovo Kondrusiewicz ha vissuto l’esilio, per tre mesi, prima di rientrare in tempo per Natale e appena prima che la sua rinuncia per limiti di età fosse accettata.

A Mosca, è stato l’arcivescovo Paolo Pezzi, della Gran Madre di Dio, a celebrare la Messa di commemorazione. “Sebbene – ha detto - oggi parliamo dei trenta anni dal risveglio della nostra Chiesa, non possiamo non ricordare l'intera storia ricca e drammatica della Chiesa cattolica in Russia”. 

L’arcivescovo Pezzi ha poi ripercorso la storia della Chiesa in Russia, dalle prime chiese latine a Starava Ladoga e Novgorod, di cui non è rimasta traccia, fino all’arcidiocesi di Mogilev, fondata nel 1782 e ora in territorio bielorusso, ma che al tempo si estendeva su “praticamente tutto il territorio dell’impero russo”.

L’arcidiocesi di Mogilev fu poi completamente liquidata sotto la dominazione sovietica. Ma fu proprio da Mogilev che furono separate le amministrazioni apostoliche di Mosca e Novosibirinsk.

Insomma, ha sottolineato l’arcivescovo Pezzi, la Chiesa cattolica “ha vissuto in Russia per secoli”, è rimasta in vita “durante i decenni di persecuzione”, con i fedeli che andavano nelle “due chiese aperte” a Mosca e San Pietroburgo a costo della vita.

“Il ricordo di tutti questi periodi – ha detto l’arcivescovo di Mosca - sarà fruttuoso se susciterà in noi gratitudine a Dio per la nostra fede, per la nostra Chiesa, per il fatto che ognuno di noi ne fa parte. Non abbiamo scelto Cristo, non abbiamo scelto la fede. Cristo stesso ci ha scelti e in un modo meraviglioso e unico ha portato tutti alla Chiesa e ci dà la via della salvezza in lei. Innanzitutto, per questo oggi ringraziamo il Signore, per il fatto che siamo stati onorati di partecipare a questi grandi miracoli”. 

Per questo, si deve ringraziare “il Signore per coloro che, negli anni di persecuzione, non hanno lasciato che le luci della fede si spegnessero nelle loro famiglie, nei loro cuori, nel loro ambiente”.

L’anniversario – ha aggiunto – “è un meraviglioso motivo di speranza, in modo che non solo guardiamo al passato e rendiamo grazie per oggi, ma guardiamo anche al futuro con speranza, con speranza”. Una speranza di “riconciliazione”, una speranza di rinascita, come successe ad Ilya Muromets, protagonista di una ballata, che rimase senza muoversi per 30 anni per poi alzarsi all’improvviso e dare da mangiare a mendicanti che glielo avevano chiesto tre volte. “Può essere ingenuo – ha affermato l’arcivescovo Pezzi - ma credo e spero che il Signore possa toccare la nostra Chiesa in modo tale da farci capire che è ora di rimettersi in piedi”.

A Minsk, la messa è stata celebrata il 18 aprile, per la prima volta in bielorusso, dall’arcivescovo Ante Jozic, nunzio apostolico nel Paese. Concelebranti erano il vescovo Kazimir Velikaselets, amministratore apostolico sede vacante dell’arcidiocesi di Minsk – Mogilev, l’arcivescovo emerito Tadeusz Kondrusiewicz, e l’ausiliare di Minsk – Mogilev Alexander Jaszewski.

È stato l’arcivescovo Kondrusiwicz, che è stato protagonista della transizione, a pronunciare l’omelia. E l’arcivescovo ha definito l'Unione Sovietica "un paese infinito punteggiato di campi di lavoro e di concentramento: così è diventato per molti credenti di fedi diverse, vescovi e sacerdoti il ​​Calvario del XX secolo".

L'ateismo militante negli anni '20 privò la Chiesa in Bielorussia di vescovi e seminari, molte chiese e monasteri furono confiscati e alcuni furono distrutti dal "regime ateo disumano", e le rovine delle chiese sulla nostra terra sono testimoni silenziosi della distruzione della spiritualità e della cultura cristiana. Mostrano chiaramente ciò di cui l'uomo è capace senza Dio”.

L’arcivescovo Kondrusiewicz ha detto che “sembrava che nessuna forza sarebbe stata in grado di distruggere il regime ateo-comunista”, ma Giovanni Paolo II “credeva nella profezia di Fatima che il Cuore Immacolato di Maria avrebbe trionfato e la fede sarebbe rinata nelle nostre terre”, e così “il 25 marzo 1984, ha consacrato il mondo al cuore immacolato. Poco dopo, iniziò la Perestrojka”.

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