Bielorussia, Kondrusiewicz in pensione. E ora si attendono le mosse di Lukashenko

Nel giorno del 75esimo compleanno, l’arcivescovo di Minsk vede accettata la sua rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi. Per ora, la diocesi viene amministrata da un vescovo ausiliare di Pinsk

L'arcivescovo Kondrusiewicz celebra la Messa il 3 gennaio, giorno del compleanno, con quasi tutti i vescovi bielorussi presenti
Foto: Catholic.by
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L’arcivescovo di Minsk Tadeusz Kondrusiewicz ha visto accettate le sue dimissioni per ingravescentem aetatem nel giorno del suo 75simo compleanno, lo scorso 3 gennaio, e per un periodo l’arcidiocesi di Minsk-Mogilev sarà amministrata dal vescovo domenicano Kazimierz Wielikoselec, ausiliare della diocesi di Pinsk che ha già superato i 75 anni. Si chiude in questo modo il lungo tira e molla tra Santa Sede e governo bielorusso, che aveva impedito all’arcivescovo Kondrusiewicz di rientrare nel Paese dal 31 agosto fino a poco prima di Natale.

A sbloccare la situazione, era stata la missione dell’arcivescovo Claudio Gugerotti, nunzio in Gran Bretagna che ha già servito come “ambasciatore del Papa” a Minsk e che gode della simpatia di Lukashenko. Nelle sue funzioni di inviato speciale del Papa, l’arcivescovo Gugerotti ha raggiunto un compromesso. E all’arcivescovo Kondrusiewicz è stato permesso di rientrare a Minsk, in tempo per le celebrazioni di Natale, come richiesto da Papa Francesco in una lettera speciale al presidente.

Era, però, diventato ormai evidente che il Papa avrebbe subito accettato le dimissioni di Kondrusiewicz, ed era quasi scontato che la successione non sarebbe stata facile. Né il vescovo Yury Kasabutsky, ausiliare di Minsk, né il vescovo Aleksandr Jaseuwski, ausiliare per il territorio di Mogilev, potevano succedere o prendere l’amministrazione dell’arcidiocesi: entrambi avevano difeso il loro arcivescovo con parole forti, il vescovo Kasabutsky era arrivato a parlare di una persecuzione di cristiani ed era persino stato sentito dalla procura di Minsk. In una scelta ponderata da ostpolitik, è stato dunque scelto come amministratore il domenicano Wielikoselec, ausilare di Pinsk. Diplomato al seminario teologico di Riga nel 1984, è vescovo ausiliare della diocesi dal 1999. Ha compiuto 75 anni nel maggio 2020, ma Papa Francesco lo ha rinnovato come ausiliare per due anni.

Sarà sicuramente una guida più silenziosa e meno vocale dell’arcivescovo Kondrusiewicz, che derivava la sua autorità anche da una esperienza pastorale di altissimo livello. Prima di guidare l’arcidiocesi di Minsk, era stato per 16 anni arcivescovo della Gran Madre di Dio a Mosca. Era stato ordinato vescovo di Grodno nel 1989 prima della caduta dell’impero sovietico, aveva servito come amministratore della diocesi di Minsk, e già nel 1990 era stato deciso alla fine del 1990 ed era stato poi annunciato nel 1991.

Arrivato a guidare l’arcidiocesi di Minsk nel 2007, l’arcivescovo Kondrusiewicz ha aperto un seminario a Grodno, ridando vita ad oltre 100 parrocchie e ricostruendo decine di chiese e strutture cattoliche. Tutte tappe ricordate dal vescovo Jaseuwski, che ha letto l’omelia della Messa per i 75 anni dell'arcivescovo il 3 gennaio celebrata, da Kondrusiewicz e concelebrata da quasi tutti i vescovi di Bielorussia e moltissimi sacerdoti, in un forte segno di unità e supporto. 

Punto di riferimento forte in un Paese di maggioranza ortodossa, l'arcivescovo Kondrusiewicz era riuscito anche a stabilire un buon rapporto con il metropolita Pawel, del Patriarcato di Mosca.
Con le proteste che hanno fatto seguito alla rielezione del presidente Lukashenko, l’arcivescovo non ha mancato di far sentire la sua voce, andando anche in carcere a far visita alle persone arrestate, andando personalmente a parlare con il ministero dell’Interno e lanciando vari appelli alla riconciliazione.

Un viaggio in Polonia per una celebrazione mariana è stato la scusa, per il presidente Lukashenko, di dichiarare invalido il suo passaporto e così non farlo rientrare nel Paese. La Santa Sede si è impegnata in difficili negoziati, in un momento in cui ancora il nunzio designato non era arrivato nel Paese. L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, era andato in Bielorussia personalmente, quindi c’era stato l’arcivescovo Antonio Mennini come consigliere di nunziatura, poi è arrivato l’arcivescovo Ante Jozic, il nuovo nunzio, che ha cominciato i colloqui, la visita dell'arcivescovo Kondrusiewicz a Roma e infine l’intervento dell’arcivescovo Claudio Gugerotti, particolarmente stimato da Lukashenko.

Dal canto suo, Lukashenko ha accusato l’arcivescovo Kondrusiewicz persino di prendere ordini dalla Polonia, poi ha chiesto che ci sia un clero formato in Bielorussia, quindi ha provato ad incontrare i membri dell’opposizione. Il tutto mentre le proteste continuavano, e la repressione si faceva più dura. Ora, per Lukashenko, è il tempo di una uscita di scena, e su questo sembra essere d’accordo anche Mosca. Lo si nota anche dalle decisioni del Patriarcato di Mosca, che – poco dopo le proteste – ha prontamente sostituito il metropolita Pawel con il metropolita Benjamin, in un tentativo di segnare una discontinuità.

Ci sarà, il prossimo 11 e 12 febbraio, una Assemblea Pan-bielorussa, che avrà lo scopo di cambiare la costituzione, così come ha fatto Vladimir Putin, e così mettere al sicuro il sistema di potere di Lukashenko, che potrebbe ritirarsi dalla presidenza attiva e rimanere come presidente onorario.

Una soluzione che non piace all’opposizione, che vi vede – nelle parole della concorrente alla presidenza Svetlana Tikhanovskaja – “un congresso del PCUS del XXI secolo”. Piuttosto che una modifica alla Costituzione, la richiesta delle opposizioni è di tornare alla Costituzione originaria del 1994, già cambiata sei volte dal presidente che è rimasto in carica dalla Costituzione dello Stato bielorusso.

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