San Charbel, il santo libanese venerato anche dai musulmani

Eremita, maronita, ha studiato con un santo. Molti i miracoli attribuiti alla sua intercessione, anche per musulmani. I quali accorrono tutte le parti per pregarlo

La statua di San Charbel ad Annaya
Foto: PD
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Studiò, fece vita da eremita e morì in fama di santità. San Charbel Makhluf (1828-1898) è il santo libanese più conosciuto per via dei numerosi prodigi e dei miracoli attribuiti alla sua intercessione. Miracoli che hanno interessato anche persone di fede musulmana. E così, la sua fama si è diffusa in tutto l’Islam, e da tutte le parti accorrono ad Annaya, dove ha vissuto ed è sepolto, per chiedere le sue preghiere.

Ma chi era San Charbel? Quinto figlio di una famiglia di contadini, battezzato come Youssef Antoun, fu indirizzato alla vita di fede dal secondo marito della madre, un uomo di profonda fede che la madre aveva sposato dopo la morte del padre quando lui aveva tre anni.

L’inclinazione alla vita contemplativa si manifestò da subito, quando si occupava del gregge, e a ventidue anni fuggì di casa per iniziare il noviziato nell’ordine libanese maronita. Fu entrando nell’ordine che scelse il nome di Charbel, storia di Dio, in onore di un martire antiocheno.

Studiò con Nimatullah Yousseh Kassab, anche lui canonizzato, fu ordinato sacerdote nel 1859 e quindi tornò nel monastero di San Marone ad Annaya. Digiunava, vegliava, rimaneva ore in adorazione davanti al santissimo, si preparava con cura alla Messa e usciva dal monastero solo su ordine dei superiori per visitare i malati o amministrare i sacramenti.

Nel 1875 chiese il permesso di ritirarsi in un eremo, per dedicarsi di più alla contemplazione e lì visse i suoi ultimi 24 anni di vita terrena. Morì alla vigilia di Natale del 1898, dopo otto giorni di agonia a seguito di un ictus che lo colse mentre sollevava ostia e calice consacrati.

Fu dopo la morte che cominciarono i prodigi. La notte, si vedeva una luce intensissima dalla fossa in cui fu sepolto, e allora i medici la trasferirono nel monastero per paura che la salma potesse essere rubata. Risultò che il corpo di San Charbel era incorrotto, e vi usciva un liquido rossastro con proprietà miracolose. Continuò a uscire per 79 anni, fino alla canonizzazione. Georges Chokrallah, medico, tra i testimoni del processo di beatificazione, ha sottolineato di aver esaminato “quel corpo e quel liquido per 17 anni” e di essere arrivati alla conclusione che fossero “imbevuti di una misteriosa forza soprannaturale”.

Nel 1950, durante l’Anno Santo, la bara fu riaperta davanti ad una commissione di tre medici. Arrivarono pellegrini da tutto il mondo, non solo cristiani, e monsignor Nasri Rizcallah riferì di varie conversioni che si accompagnavano alle guarigioni fisiche da parte di malati musulmani.

Tra i miracoli più recenti attribuiti all’intercessione di San Charbel, quello di Dafné Gutierrez, ispano-americana e madre di tre figli che era rimasta completamente ciecan le 2015 a causa della sindrome di Arnold-Chiari. Aveva meno di 30 anni. Il 16 gennaio 2016, Dafné Gutierrez entrò nella chiesa di san Giuseppe a Phoenix, dove c’era una reliquia di San Charbel, e lì il parroco le poso una mano sulla testa e chiese a Dio di guarirla con l’intercessione del santo libanese. Il giorno dopo, Dafné partecipò alla Messa e il giorno successivo sentì un prurito agli occhi e improvvisamente riprese a vedere. Una guarigione inspiegabile per la scienza.

Nel 1993 è avvenuto il miracolo più famoso attribuito all’intercessione di San Charbel, in Libano.

Nohad al-Chami, madre di 12 figli, fu colpita il 9 gennaio da paralisi alla mano, alla gamba destra e alla lingua a causa di una arteriosclerosi alla carotide che interessava per l’80 per cento il lato sinistro e per il 70 per cento quello destro. Fu considerata inguaribile.

Il primogenito andò ad Annaya, prese dell’olio benedetto e della terra e una figlia frizionò il tutto sulle parti malate della donna. Il 22 gennaio la donna sentì un dolore alla testa e alla parte destra del corpo e pregò la Madonna e san Charbel: Fate come volete, accetto tutto”.

Si addormentò. In sogno, Nohad vide due monaci che si avvicinarono al suo letto e uno di loro disse: “Sono padre Charbel, ti opererò io stesso”. Sentì un dolore fortissimo mentre le dita del santo la premevano sul collo, vide la Vergine, e alla fine della “operazione” l’altro monaco, che si rivelò essere San Marone, la invitò a sedersi.

Si risvegliò in quella posizione, completamente guarita, mentre scoprì due ferite sul collo, una a destra e una a sinistra, di circa 12 centimetri. San Charbel le apparve nuovamente in sogno, per spiegarle che le sue cicatrici servivano a rendere testimonianza al Regno dei cieli.

 “Ti ho ferito – disse il santo - con la potenza di Dio, affinché gli altri ti vedano, perché molti si sono allontanati da Dio, dalla preghiera e dalla Chiesa”. Quindi, San Charbel aggiunse: “Le tue ferite sanguineranno il primo venerdì e il 22 di ogni mese. Ti chiedo di visitare l’eremo il 22 di ogni mese e di partecipare alla Messa per tutta la vita”.

Da allora migliaia di pellegrini hanno partecipato ogni mese all’evento, constatando le cicatrici sanguinanti della donna, segno visibile della potenza di Dio che ha già generato innumerevoli conversioni.

 

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