San Domenico e la preghiera domenicana

Il santo ha insegnato a vivere il quotidiano rimanendo sempre in colloquio con il Padre

San Domenico
Foto: pubblico dominio
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La preghiera è respiro dell'anima. Se questo è vero per i santi ciò lo deve essere, tanto più, per tutti i cristiani che vogliono camminare dietro a Cristo. Leggendo la vita degli amici di Dio troviamo, spesso, delle indicazioni non solo interessanti ma utili per la vita cristiana.

In modo particolare, scorrendo gli atti del processo di canonizzazione di Domenico di Guzman (3 luglio 1234), leggiamo che il santo viveva, sempre, assorto in preghiera: per strada, in chiesa, in cella, in viaggio. Il luogo mutava , ma non il desiderio di unirsi a Dio.

Per il canonico di Osma, la preghiera è il fulcro di tutta la giornata e di ogni azione. Ciò è tanto vero, soprattutto, se osserviamo che, ai suoi frati, indicò questa modalità come costante sia per la loro formazione che per il loro apostolato.

Nelle Costituzioni della famiglia domenicana, al secondo capitolo, si legge che:”Fratres exemplum sequntur S.Dominici qui in domo et in itinere, die ac nocte, asiduus erat in officio divino et in oratione atque magna cum devotione mysteria divina celebrat “.

Il passo è essenziale per comprendere il modo di pregare del santo: non voleva la sola preghiera liturgica ma quella che, accanto a questa, consentisse di essere sempre in colloquio con Dio.

Se è vero che Dio è un Padre, tanto buono, che ci aspetta sempre, dovrebbe essere bello stare sempre in sua compagnia. Per ciò è presente nell'Eucarestia (mediante l'atto oblativo del Figlio), nella sua Parola e nei poveri: tutto ciò per rimanere accanto all'umanità.

Nel Vangelo, il Cristo sceglie la preghiera come momento relazionale con il Padre ed insegna ai suoi discepoli il come oltre che il quando. Nelle pericope evangeliche chiede di pregare sempre e con insistenza, in quanto ciò denota fede.

San Domenico, fa proprio questo atteggiamento facendo dell'orazione, la perennità di quel dialogo, per se ed i suoi figli.

La liturgia, il rosario, la meditazione, l'adorazione sono quei strumenti privilegiati, che il santo di Calaruega inserisce nella Regola, come punti fermi. Ma senza  dimenticare che, per il domenicano e per tutti coloro che, con gioia, seguono questo carisma, la preghiera è quella dolce relazione che lega ogni attività in un unione sopranaturale.

Non c'è separazione fra preghiera ed azione in quanto questo è un tutt'uno e San Domenico lo sottolinea ai suoi figli. Ciò è espresso, al punto 66 del Liber Costitutionum con l'osservare che i suoi religiosi sono chiamati ad una continua preghiera. In questo stato passino da un'azione ad un altra, mantenendo quel raccoglimento, tipico della spiritualità dei Frati predicatori.

Studio, lavoro, occupazioni quotidiane, ma anche l'azione più piccola, come ricorda San Domenico e Santa Teresa del Bambino Gesù, possono divenire preghiera se unite al cuore del Padre, che  attende sempre i suoi figli.

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