San Gabriele dell'Addolorata: un diciottenne, una processione e lo sguardo di una Mamma

L'urna di San Gabriele dell'Addolorata
Foto: Wikicommons pubblico dominio
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Spoleto: un folto numero di persone sta partecipando ad una processione dedicata alla Madonna. Tanta folla, forse qualcuno distrattamente sta girando per le piccole strade della cittadina in cerca di dolciumi o quanto altro possa soddisfare la propria curiosità. Una festa è anche questo. Ma gli sta sfuggendo il meglio. 

Era il 22 agosto 1856 ed in quel luogo c'è anche Francesco Possenti (1838-1866). E’ un giovane, figlio della buona borghesia umbra. Il padre Sante Possenti è un governatore pontificio e ciò consente alla famiglia una vita agiata seppur attraversata dalla perdita della madre e di tre sorelline del ragazzo. Questo triste fatto, in molti ragazzi crea un clima malinconico e di ribellione, in Francesco no.

 Il giovane va bene a scuola e mostra serenità ed allegria. Viene stimato da amici e conoscenti, tanto da venire invitato anche ad una caccia alla volpe (sport della buona società dell'epoca). Ed una volta, per poco, non rischia la vita. Ma in tutto questo, Francesco sta pensando ad altro. Da molto tempo avverte nel suo animo una forte propensione alla vita religiosa. Circostanza? Pensiero? 

La parola c'è ed è vocazione, cioè chiamata di Dio. Ed in quel giorno di agosto Maria gli fece sentire il dolce richiamo a diventare passionista.

Il padre tentò in tutti i modi di convincerlo: nulla da fare. Il giovane Francesco con l'ostinazione tipica dei diciotto anni e la fede matura di un ottuagenario non si smosse di un millimetro. 

Il genitore, alla fine, capitolò.

Terminato l'anno di noviziato, nel quale il postulante prende confidenza con la vita del religioso e mutato il nome in quello di Gabriele dell'Addolorata, diviene uno studente della Congregazione Passionista.

Questa famiglia religiosa è stata fondata da San Paolo della Croce, con lo scopo specifico di vivere e meditare la Passione di nostro Signore Gesù Cristo. Praticavano una vita molto austera, racchiusa in molte ore di preghiere, durante la giornata, alcune delle in ritiro per accrescere lo spirito di meditazione.

Gabriele dell'Addolorata, negli ultimi anni della sua esistenza, si adattò completamente a tale Regola di vita. Da ricco che era si fece povero; da primo scelse l'ultimo posto. Del resto, il Cristo, passando per le strade della Palestina, disse ad un pubblicano: ”vieni e seguimi”, trasformando un uomo in una persona felice. E Francesco Possenti leggendo questo tratto del Vangelo, sapeva che ciò è vero.

Fu puntuale nei suoi doveri di preghiera e di studio per accedere al sacerdozio, nei vari studentati dell'ordine. 

I testimoni ci tramandano il ricordo di un giovane allegro, sereno e dedito all'ascolto dell'altro. Molti amavano stare con lui, perché sapevano che quel tempo era speso bene in compagnia di Gabriele e della dolce presenza di Maria, che assiste coloro che la amano, con l'affetto di figli. Gabriele dell'Addolorata è stato un uomo realizzato di quelli che servono per le scelte decisive, ma anche per saper affrontare, con decisione e semplicità, il domani.

Una brutta malattia si impossessò di lui: la tubercolosi ossea ed il 27 febbraio 1866 volò al cielo.

Aveva solo 24 anni.

Chi ha avuto il privilegio di assisterlo ha raccontato che era molto sereno e fino all'ultimo ha prestato fede alla Regola passionista ed alla vita regolare, morendo con il ritratto della mamma fra le mani (l'immagine della Madonna).E pensare che tutto si compì davanti alla sguardo di Colei, che tutto può che passando lo chiamò: era il 22 agosto 1856.

Canonizzato nel 1920 è il Patrono della gioventù cattolica e dell'Abruzzo.

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