San Gennaro, le mani sul suo tesoro? Non proprio, dice l'abate prelato

Monsignor Vincenzo De Gregorio, abate prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Nessuno lo contesta: la Cappella del Tesoro di San Gennaro è della città di Napoli e la città la deve gestire. Ma un adeguamento normativo era necessario. Parola di monsignore Vincenzo De Gregorio, abate prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro.

Chiacchierando con ACI Stampa, monsignor De Gregorio spiega le ragioni del decreto del Viminale che ha creato tanto scompiglio, e scandalo dei media. Andiamo con ordine: costituita nel 1601, da allora la Deputazione di San Gennaro custodisce la Cappella del Tesoro del Santo. Era formata da 11 membri, due per ogni Seggio e due del popolo. Chi sedeva nella deputazione erano famiglie sin dall’inizio nell’organismo. La presiede il Sindaco di Napoli, espressione della Città. Il decreto del Viminale, però, cambia la deputazione in Fabbriceria. E per questo inserisce quattro membri della Curia arcivescovile di Napoli all’interno.

Perché la “fabbriceria” è un ente che provvede alla conservazione e mantenimento dei beni dei luoghi sacri, e che è formata da membri in maggioranza indipendenti, con una componente minoritaria dell’ente. Una scelta che la Deputazione sente come un affronto all’autonomia della Deputazione. Che – con il decreto del ministero dell’Interno – perde anche il diritto di Patronato, ovvero il diritto della Deputazione di nominare l’abate della Cappella e i prelati.

È un modo dell’arcivescovo di prendere il controllo sulla deputazione? No, spiega monsignor De Gregorio. Piuttosto, "il decreto del Ministro si inserisce in un problema giuridico, che andava risolto. Ma la natura di autonomia e di totale proprietà da parte della città della Cappella del Tesoro di San Gennaro è totalmente riconosciuto”.

Ricorda Monsignor De Gregorio che “gli stessi Papi, anche Pio XI nel 1927, hanno riconosciuto la proprietà laicale del complesso del Tesoro di San Gennaro. Ma nel 1948 è entrata in vigore la Costituzione Repubblicana. E con la nuova Costituzione, la nobiltà non è più un criterio riconosciuto che permetta una appartenenza alla gestione di un ente”.

Insomma, si trattava di adeguarsi alla Costituzione. “Già da molti anni – prosegue monsignor De Gregorio – il ministero aveva sollecitato la Deputazione che attualmente governa la cappella del Tesoro di San Gennaro a darsi un nuovo Statuto, in regola con la nuova Costituzione. Questo invito è stato disatteso”.

Un invito che divenne anche più stringente a partire dal 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi, che toccava appunto anche la normativa sugli edifici di culto e sugli enti misti come le fabbricerie. Ed è proprio al modello delle fabbricerie che ha guardato il decreto del Viminale.

“Il ministero dell’Interno, dopo che l’invito è stato disatteso per anni, ha agito di imperio, decretando un nuovo statuto. Nel farlo, ha fatto riferimento all’unica istituzione che governa cose simili, ovvero la Fabbriceria. La Fabbriceria gestisce anche importanti cattedrali, come il Duomo di Milano, di Firenze, di Siena, di Orvieto. È un ente che ha una gestione laica, con la presenza di rappresentanti che sono designati dall’arcivescovo”, spiega monsignor De Gregorio.

Che poi aggiunge: “Si tratta di un provvedimento interlocutorio. Il ministro, per legittimare l’attuale deputazione – che era illegittima – li ha rinominati, in modo tale che sia sanata la situazione per un anno e poi ha detto: tra un anno, finita questa gestione di urgenza, andrà in vigore il nuovo assetto, cioè la fabbriceria”.

Perché la deputazione era illegittima? Perché – spiega l’abate – “la deputazione ha continuato a gestire autonomamente con il criterio dell’autonomina, vale a dire che le famiglie della nobiltà hanno continuato a nominarsi tra di loro. Nessuno mette in dubbio la totale cappella del tesoro proprietà della città, ma di fatto era diventata la proprietà della famiglia napoletana”.

Si è detto che l’arcivescovo di Napoli miri anche alla gestione delle ampolle del sangue di San Gennaro, custodite nella Cappella del Tesoro, così come della gestione stessa del Tesoro. Ma per monsignor De Gregorio le accuse sono prive di ogni fondamento.

“Esiste – spiega un documento di un notaio del 1646 con il quale avviene un atto di consegna: l’arcivescovo di Napoli consegna alla deputazione le reliquie di San Gennaro, le gioie, gli argenti e li consegna alla deputazione perché siano collocati in questa nuova Cappella del Tesoro. È bene ricordare che il famoso busto di San Gennaro e la teca con il sangue di San Gennaro più le cose precedenti al 1646 sono di proprietà della Cattedrale, date in consegna per la custodia alla deputazione perché le conservasse nella famosa cappella. La prima notizia scritta della teca con il sangue è del 1389, e il busto di San Gennaro è del 1305, fatto fare da Carlo II d’Angiò perché custodisse le reliquie e la testa di San Gennaro”.

Il problema, per monsignor De Gregorio, è semplicemente legale. “La rappresentanza della Deputazione allo stato attuale – sottolinea - è inesistente, perché rappresentano se stessi, Quando fu istituita la deputazione rappresentavano i Sedili di Napoli.

Ogni quartiere aveva le sue famiglie nobili. Nel 1800 i Sedili vengono aboliti. Continuano ad essere nominati i deputati di San Gennaro con questo criterio dell’appartenenza alle antiche famiglie, senza riferimento ai Sedili. Fu Gioacchino Murat, nella sua parentesi da re di Napoli - a decidere che il presidente della deputazione è il sindaco pro tempore di Napoli. Ancora esiste il fatto che la città di Napoli nell’unica figura rappresentativa perché eletta dalla base presiede la deputazione”.

Quanti erano i Sedili? “La città era distinta in sei sedili o seggi, cinque della nobiltà e uno del popolo. Ancora i deputati sono 12: 10 che rappresentano le famiglie della nobiltà e due che rappresentano il popolo. 10 sono nobili e 2 sono non nobili. Anche i non nobili sono nominati con estrema discrezione”.

E ora cosa cambia? “Con la Fabbriceria, quattro membri sono di rappresentanza della Chiesa, e gli altri sono eletti. C’è una rappresentanza della Chiesa, perché comunque è un ente di culto. La Cappella è nata per il culto di San Gennaro ed esiste per il culto di San Gennaro. E per questo deve una certa devozione al vescovo. C’era scritto già nella Costituzione di Pio XI che la deputazione deve dare ogni anno in visione il suo bilancio al vescovo di Napoli e gli deve soggezione.”

Ti potrebbe interessare