San Giovanni de Matha e la Regola Trinitaria: una grande pagina di santità e storia

Un anniversario speciale per i figli di San Giovanni de Matha: 420 anni dalla approvazione del Breve Ad militantis Ecclesiae Regimen

San Giovanni de Matha
Foto: pubblico dominio
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Nel cuore della vecchia Roma e precisamente a Trastevere, c'è piazza San Giovanni de Matha. Questo nome ricorda uno dei più grandi santi che ha onorato, con la sua opera, la storia della Chiesa. Nato il 23 giugno 1154 in Provenza, è figlio di una delle migliori famiglie di quei luoghi, singolari per spirito e paesaggi. Studente modello e con brillanti doti, fino all'età di 40 anni fu un apprezzato e ricercato docente di Teologia all'Università. Per tale motivo fu chiamato, anche, con l'appellativo di Doctor eminens.

Ma se tutto, in tale esistenza scorre sereno, nel suo animo, c'è qualcosa che non va: una strana inquietudine lo rende insoddisfatto. Tale stato lo conduce a lasciare la sua professione ed i propri beni, donandoli ai poveri ed a ritirarsi in un eremo, a Cerfoid, in preghiera e silenzio per capire cosa il Signore gli stava chiedendo. Ordinato sacerdote, durante la prima Messa, celebrata in quel 28 febbraio 1193, ebbe una visione: il Cristo che gli presentava due uomini legati in ceppi di ferro. Di questo fatto straordinario se ne hanno diverse testimonianze che ne confermano la veridicità. Da questo momento la sua esistenza fu per gli altri e con gli altri, per portare il vangelo nella società.

Il suo apostolato, nella realtà del Mille e duecento, si snodò tra la passione per il Cristo e quella per l'uomo, sotto i ceppi della schiavitù. A tale scopo e per portare la Redenzione degli schiavi, fondò un Ordine religioso, in onore alla Santissima Trinità. La novella istituzione, che prevedeva una vita comunitaria scandita da ore di preghiera ed opere pratiche fu ed è vicina all'uomo, nelle condizioni di maggiore sofferenza che, tutt'ora, lo legano alle proprie schiavitù. Cofondatore della nascente famiglia fu San Felice di Valois (1127-1212).

Siamo sul finire del 1194 e questi due uomini diedero vita ad una Regola, cui unico scopo è quello di salvare i molti uomini, caduti in prigionia. Per tale scopo, i membri dell'Ordine si recavano in Africa, raccogliendo la Terza parte delle somme possedute per liberare gli schiavi (Regola n.2). Si ricorda ancora la prima campagna missionaria, nella quale San Giovanni de Matha sbarcò a Marsiglia, con duecento uomini che, in processione, entrarono nel duomo della città a cantare le lodi del Signore, per l'avvenuta liberazione. Di tale attività si redigevano degli atti giuridici, per rendere certa l'avvenuta emancipazione. La cittadina al vedere un tale spettacolo restò ammirata dall'opera di questi religiosi che , con la loro fatica, riportavano molti uomini nelle loro case.

L'osservanza regolare trinitaria, visto l'apostolato da compiere, era particolarmente austera e le attività da compiere, dure ma decisamente innovative ed al servizio dell'umanità sofferente. Per essere Trinitario era necessario aver fede, ma di più coraggio, per recarsi a difendere la vita dei tanti caduti in prigionia. Mercati vari e galere erano il luogo privilegiato del loro attivarsi.

La Regola, approvata da papa Innocenzo III, con la Bolla “Operante divine dispositionis”, il 17 dicembre 1198, è davvero unica nel suo genere. Essa contiene, per la prima volta nella storia delle varie forme di vita, la professione dei tre voti religiosi, uniti a quello di non ambire a cariche ecclesiastiche di prestigio ed onori. Di tale voto ne abbiamo traccia, anche, nelle nuove Costituzioni che, su ispirazione della prima formazione, contengono lo spirito trinitario, con il ricordare che:” Per questo motivo, sin dalla riforma dell'Ordine, i frati nella professione solenne, dopo i tre voti di castità, povertà ed obbedienza emettono il voto di non ambire, con il quale ne pubblicamente promettono di non aspirare mai, ne direttamente ne indirettamente ad alcuna prelatura fuori dall'Ordine ed a uffici e governi dell'Ordine. (Cost. n.29).

La Riforma, che riprese le origini della prima comunità, fu affidata a San Giovan Battista della Concezione ed approvata da parte di papa Clemente VIII, in virtù del Breve “Ad militantis Ecclesiae Regimen” il 20 agosto 1599, di cui quest'anno ricorre il 420° anniversario.

Nel testo si scopre tutta l'ansia missionaria di questo santo che vide la nascita ed il diffondersi della novella famiglia religiosa, appoggiandosi, unicamente, alla Provvidenza di Dio.

Fondò differenti case e piccoli ospedali, dedicati alla cura dei malati, tra cui uno anche a Roma, presso l'Abbadia di San Tommaso in Formis, al Celio.

Uomo di grande penitenza e preghiera era sempre assorto nella contemplazione dei beni celesti. Di lui padre Angelo Romano di Santa Teresa, nella sua storica opera (Vita di San Giovanni de Matha, Off.Tip.Stocchiero-Vicenza, 1948) scriverà che: "alla conoscenza fa seguire , immediata l'azione sorgono così l'Ordine Trinitario per il riscatto degli schiavi ed il Terz'Ordine secolare nel quale sarà facile a tutti il raggiugimento di quella perfezione che il Maestro aveva a tutti raccomandato”.

Fu amico di molti, tra cui anche di San Francesco di Assisi, che ebbe l'onore di incontrare a Roma. Era il 1209 e la Città eterna sigillava, nella sua bellezza storica, anche quella della santità, in questo appuntamento che ha dell'eterno, in quanto rivolto alla grandezza di Dio.

Con tali ideali e consumato dalla fatiche apostoliche sostenute, spirò il 17 dicembre 1213, anelando ad incontrare quel Cristo che aveva visto nei volti dei tanti uomini liberati, che in lui scoprirono un Padre, nell'amore della Santissima Trinità.

Al giorno di oggi, i Trinitari sono impegnati nella liberazione dell'uomo, dalle varie forme di schiavitù, spirituali e materiali, che lo attanagliano. Papa Alessandro VII lo canonizzò il 21 ottobre 1666.

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