San Giovanni Neumann, dalla Boemia agli Stati Uniti per seguire Cristo

Vescovo di Philadelphia, redentorista, è stato canonizzato da Paolo VI nel 1977

San Giovanni Nepomuceno Neumann
Foto: redemptoristsdenver.org
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Il 5 gennaio 1860, moriva in una strada di Filadelfia il vescovo redentorista Giovanni Nepomuceno Neumann. Un colpo di apoplessia fermava il suo cuore ed il suo zelo per le anime.

Ricordare il nome dell'illustre pastore della diocesi americana è parlare di uno dei grandi missionari della storia della Congregazione del Santissimo Redentore.

Nato in Boemia nel 1811, fin da piccolo, il suo sogno è quello diventare un missionario.

Studente nel Seminario diocesano di Budweis fu un allievo modello per intelletto e pietà.

Sentendo l'invito alla missione, chiede ai superiori di essere inviato negli Stati Uniti, per poter assistere i molti immigrati, rimasti privi dell'assistenza religiosa e sociale.

Accolto dal vescovo di New York, è ordinato sacerdote il 25 giugno 1836.

Poliglotta e dotato di una profonda vita interiore, intraprese molte attività pur di portare il vangelo e la carità di Cristo, ai moltissimi che raggiunse con l'amore e l'ardore apostolico.

Nella pastorale, si prodigò per gli emigranti soprattutto quelli di lingua tedesca, che incontrò nelle zone da lui visitate e che risiedevano nell'America del Nord.

Visse in una povertà adamantina e con un forte richiamo ai valori spirituali, portandoli nella predicazione ed in quella generosità che si fece concretezza.

Nel 1840, conosciuto il carisma missionario propagato dal Sant'Alfonso Maria del Liguori nella Congregazione da lui fondata, chiede di esserne parte.

Novizio esemplare approfondisce la spiritualità missionaria dell'Istituto, prendendo come modello il santo fondatore.

Chi visse con lui, ne ricordò sempre le notti trascorse in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, e le molte rinunce per poter vivere, con sempre più grande generosità, la vita religiosa.

Ammesso alla professione religiosa, diffuse il carisma alfonsiano impegnandosi con zelo ed abnegazione nelle missioni al popolo.

Missionario zelante, gli altri furono il suo mondo per poter essere parte di quella realtà, che vide Sant'Alfonso, sui monti di Scala, in quel lontano 1732, nell'edificare la propria famiglia religiosa.

Nel 1852, per volere della Sede apostolica e per il molto bene fatto, è consacrato vescovo della diocesi di Filadelfia.

Nel delicato servizio alla Chiesa, fu un autentico padre, per i suoi fedeli, creando diverse attività tra le quali le scuole parrocchiali ed alcune opere per la gioventù priva di una famiglia. A tale scopo istituì la Congregazione della Suore del Terz'Ordine di San Francesco.

Per rispondere alle tante necessità, spirituali e materiali, di moltissime persone si prodigò in una vigorosa azione pastorale, diretta ad offrire un sostegno religioso e concreto.

Visitò le carceri e coloro che vivevano la detenzione come una sofferenza.

Fu assiduo negli ospedali, per portare sollievo ed un parola di conforto ai malati.

Sacramenti, predicazioni e la vicinanza a tutti fu il suo modo di essere, pur di far brillare la dolce parola del Cristo, nelle anime affidate alla sua cura.

Attento alla vita ecclesiastica, visitò più volte la diocesi ed indisse diversi Sinodi diocesani.

Gentile, allegro, versatile e dotato di un forte carisma missionario fu un esempio per i molti che ricorsero al suo consiglio ed alla sua intercessione.

Religioso umile e penitente, vivendo l'ascetica del tempo, alla sua morte, portato in episcopio, fu trovato con indosso un rude cilicio, con il quale martoriava il proprio corpo. Ciò per vivere, con maggiore intensità, la Passione dell'amato al Redentore che, da una croce, amò l'umanità fino alla fine.

Celebrate le esequie, presto si diffuse il culto, come di un autentico ministro della misericordia del Padre. Ciò fu confermato dai diversi miracoli, raccolti nel processo di canonizzazione.

Pastore dal cuore grande, non si contano i molti gesti di bontà, non ultimo quello di donare l'unico paio di scarpe buone, a chi ne fosse, materialmente, sprovvisto.

Il Pontefice Paolo VI lo ha canonizzato il 19 giugno 1977.

 

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