San Nicola da Tolentino: l’arte racconta l’arte

Una immagine di Tolentino ReMade
Foto: Ufficio Stampa Comune di Tolentino
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Dopo sei mesi dal terremoto che ha colpito duramente il maceratese ho provato grande emozione nell’entrare nella basilica di San Nicola, a Tolentino, e vedere pitture ed affreschi che fino a poco tempo fa raccontavano ai pellegrini la storia educativa e misericordiosa della santità cristiana.

L’occasione è stata la presentazione del progetto ‘San Nicola ReMade’, voluto dal farmacista locale Alberto Marcelletti, e realizzato dal maestro della fotografia Maurizio Galimberti, artista di fama mondiale per aver fotografato città e star di tutto il mondo (da Lady Gaga a Johnny Depp).

Il lavoro d’arte è stato ripreso da un documentario dei registi Luca Giustozzi e Massimiliano Sbrolla che, secondo le anticipazioni dei due, ‘andrà in onda su Sky Arte tra maggio e giugno’. ‘San Nicola ReMade’ è durato 4 anni ed oltre 9.000 scatti fotografici con una gigantesca macchina fotografica Polaroid, una degli ultimi tre esemplari rimasti al mondo di ‘Giant Polaroid’, rarissimi e sbalorditivi congegni prodotti in Olanda negli anni ’80, che è servita per fotografare un angolo della chiesa segnato dalla polvere e dalla distruzione.

Ha sottolineato Galimberti: “La foto di oggi non è una barriera estetica, ma è carica di imperfezione e tragedia. Racconto il silenzio di questo luogo. Sgabelli, calcinacci, macerie. Immagini cariche di silenzio, ma un silenzio che vuole anche dare speranza… San Nicola è un simbolo della città. L’altro giorno una signora mi ha visto uscire dalla basilica e mi ha chiesto: Quando riaprono il mio San Nicola?”.

Allora ho chiesto al dott. Alberto Marcelletti di spiegare la nascita del progetto. “Tale progetto - ha raccontato - nasce nel 2013 in occasione di una visita alla città di Tolentino da parte del fotografo Maurizio Galimberti, noto a livello internazionale per i suoi ritratti istantanei di polaroid. Ho proposto al maestro una visita agli affreschi del Cappellone di San Nicola e subito ho letto negli occhi dello stesso meraviglia e stupore di fronte a tanta e tale bellezza. Armato di coraggio gli ho proposto di ‘rifare’ con la sua tecnica del mosaico di polaroid gli affreschi che tanto lo avevano emozionato…"

Ha continuato il dottor Marcelletti: "Il Santuario di San Nicola mi ha sempre affascinato in modo particolare; sia per la facciata che si erge candida sulla piccola piazza, sia per il maestoso soffitto a cassettoni, sia per il chiostro ma soprattutto per l'importante ciclo di affreschi trecenteschi del Cappellone. Per il progetto che avevo in mente da proporre al fotografo, trovavo perfette le immagini degli affreschi: i volti, le mani e le gambe in essi raffigurati avrebbero acquistato movimento una volta ‘rifatti’ con la tecnica personalissima di Galimberti".

Per questo, "la sfida era quella di portare alla ribalta non le celebrità di Hollywood o della Biennale cinematografica di Venezia come fatto magistralmente in passato dal maestro della polaroid ma far diventare protagonisti i personaggi effigiati sulle pareti della Basilica di San Nicola. Vorrei inoltre ricordare come in questo progetto, una concessione al ritratto ‘umano’ è stata quella fatta a Padre Massimo Giustozzo, priore della basilica di San Nicola che è stato immortalato e manipolato con la polaroid di Galimberti”.

Anche Luca Giustozzi ci ha spiegato la sua versione della scelta del Santuario di San Nicola: “La scelta del Santuario è dovuta al dott. Alberto Marcelletti, grande estimatore del Cappellone, che è uno dei più grandi monumenti del Centro Italia, in quanto è della scuola giottesca del XIV secolo. Ha visto ciò che Maurizio Galimberti era stato capace di fare con un quadro di suo nonno ed ha avuto un ‘lampo di genio’. La scelta è caduta sul Santuario, perché è un’opera d’arte a cielo aperto ed è il più rappresentativo della città. Il dott. Marcelletti voleva unire l’arte di Galimberti con l’arte dei grandi maestri della pittura italiana per fare un omaggio alla città”.

Quanto è durata l’opera di realizzazione e quali sono state le difficoltà incontrate?

Alberto Marcelletti: “Ci sono voluti circa 4 anni e 9000 pellicole polaroid, le ultime rimaste sul mercato, per portare a termine quello che ritenevo un sogno e che oggi posso definire un lavoro unico nella storia della fotografia. Da sottolineare la difficoltà incontrata dal maestro nel doversi cimentare con figure ‘piatte’, tali sono gli affreschi e che pertanto differiscono enormemente dai volti dei protagonisti delle foto che hanno reso famoso nel mondo Maurizio Galimberti”.

E Luca Giustozzi ci ha  dettagliato il lavoro, durato quattro anni di riprese: “Abbiamo iniziato al termine del 2013. La prima volta che Maurizio è arrivato a Tolentino ha iniziato a studiare come il progetto si poteva realizzare. Però una volta partito, il progetto ha subito un rallentamento per motivi lavorativi personali. Nel 2014 è ripartito ed è stato molto difficile realizzarlo, perché all’interno del Cappellone di san Nicola c’è una luce particolare. Il maestro Galimberti ha effettuato varie prove, finché non ha trovato la situazione giusta; quindi è stato un lavoro lungo e molto pensato, perché di fronte ad opere d’arte così importanti non si può sbagliare. Ho seguito il progetto dall’inizio ed ho pensato anche di fare un video (sperando di diventare un regista): all’inizio era un gioco, riprendendo il lavoro come documento. Poi il progetto è diventato molto bello ed ho subito pensato che il video poteva essere trasmettere l’energia del lavoro. Ho montato il trailer, in quanto la città era stata colpita dal terremoto, e mi sono sentito in dovere verso i miei concittadini far vedere quello che a Tolentino c’è di bello, perché abbiamo monumenti molto belli e molto importanti a livello di arte. Uno se ne rende conto della bellezza, quando essa non c’è più. Infatti molte persone mi hanno scritto della mancanza di non poter vedere il Santuario con il suo Cappellone. E’ stata un’emozione forte, perché affinché le hai sotto ‘gli occhi’ non dai l’importanza necessaria”.

Come domanda conclusiva ad entrambi ho chiesto di spiegarci quale significato acquista questa ‘opera d’arte’ dopo il terremoto.

Luca Giustozzi: “Con il documentario che stiamo girando parleremo anche del terremoto, sperando di sensibilizzare qualche mecenato, come è successo per altre città d’arte colpite dal terremoto, che metta ‘mano’ al portafoglio per restituirci questa grande opera d’arte che è la basilica di san Nicola. In questo senso credo che il documentario ha una forza comunicativa impressionante. Spero che il video riesca a toccare il cuore delle persone per dare una mano affinché questo straordinario monumento possa essere al più presto riaperto. Per questo è stato concepito il documentario, che andrà in onda a fine maggio su Sky Arte”.

Il dott. Alberto Marcelletti: “In verità quando abbiamo iniziato a lavorare al progetto ‘San Nicola ReMade’ non avevamo il ben che minimo sentore di quanta devastazione avrebbe portato il sisma. Pertanto si è andati avanti lavorando con vera gioia e felicità nel vedere quotidianamente i risultati che apparivano sotto i nostri occhi. Solamente al termine del progetto, quando si trattava di pubblicizzarlo, gli eventi sismici si sono accavallati producendo ingenti danni alla città ed al complesso monumentale di San Nicola. E’ stato allora che abbiamo deciso di suggellare la chiusura del lavoro fotografico di Maurizio Galimberti con un titolo emblematico: ‘San Nicola ReMade’, facendo esplicito riferimento a remade cioè rifatto. Il titolo del mini documentario allude fortemente al rifacimento delle strutture cittadine danneggiate dal sisma, tra esse il Cappellone di San Nicola con i sui suggestivi affreschi trecenteschi. L’auspicio è che questo progetto possa contribuire significativamente a divulgare l'immagine della nostra Tolentino ed i danni causati dal sisma di ottobre a tutta la Basilica di San Nicola”.

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