Santa Bernadette Soubirous: la grandezza dell'amore

Madonnna di Lourdes
Foto: Credit: Il Santuario di Lourdes
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Durante le feste di Natale, la Chiesa celebra la venuta del Cristo nei panni di un piccolo bambino, che giace dentro una mangiatoia. Alla sua presenza oltre i genitori, sono presenti pochi pastori, qualche animale e i Magi venuti ad adorare, grazie ad una particolare stella, questa scena.

Povertà, difficoltà e tanto altro di poco incoraggiante affronteranno Giuseppe e Maria, per far nascere loro figlio. Il mondo ed Erode, certamente non hanno agevolato tale opera, tanto meno coloro che rifiutavano l'ospitalità a questa meravigliosa coppia di sposi.

Dio, però, ha scelto ciò che, nel mondo , era piccolo per confondere i grandi. 

Questo dicono le Sacre Scritture. 

In questa scena che preannuncia il Natale è bello ricordare un'altra storia che parla dei piccoli del Vangelo. E tra questi brilla la testimonianza di Santa Bernadette Soubirous (1844-1879).

Nata in questo giorno, precisamente, il 7 gennaio 1844 in una povera famiglia, in provincia di Lourdes, la sua esistenza si è scontrata con la povertà, la miseria ed infinite difficoltà.

La sua vita dopo le apparizioni si complicherà, ancor di più, giacche, da principio, non verrà creduta e se anche qualcuno presterà fede alle sue parole, sarà lo stesso ostacolata

In un piccolo centro abitato sembrava strano ascoltare, dalla viva voce di una semplice adolescente,  le parole dell'Immacolata Concezione. Dogma celebrato, qualche anno prima, da Papa Pio IX, ma che la Vergine aveva spiegato alla giovane, per dare fede alle sue parole.

Dopo questo periodo cosi intenso per la sua vita spirituale ed umana, Bernadette chiederà di essere ammessa, tra le suore della Carità  di Nevers svolgendo le funzioni di infermiera e di addetta alla sacrestia del suo convento. 

Poco prima di morire, la santa scrisse un suo Testamento. Questo non è solo un atto dal valore storico, ma la viva testimonianza di colei che ha fatto della fede e dell'incontro con il Cristo, il suo unico desiderio. Questo merita di essere letto, in tutta la sua essenziale purezza, perchè non ha solo  molto da dire ma da insegnare. Si resta sbigottiti ed attoniti dalla sua grandezza. Eccolo:

Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel tavolone della sventura, per il vino versato, per le pecore rognose, grazie, mio Dio.

Per la bocca di troppo che ero da sfamare, per i bambini che ho accudito, per le pecore che ho pascolato, Grazie.

Grazie, mio Dio, per il procuratore, per i gendarmi, per le parole rudi di Padre Peyramale.
Per i giorni in cui siete venuta, per quelli in cui non siete venuta, non potrò mai ringraziarvi abbastanza che in Cielo...

Grazie perché se ci fosse stata una giovane più insignificante di me, non avreste scelto me…

Grazie per aver colmato di amarezze il cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Josephine, che mi ha definito buona a nulla, grazie…

Per i sarcasmi della Madre Superiora, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie e per le umiliazioni, grazie.

Grazie di essere stato l’oggetto privilegiato dei rimproveri, per cui le Sorelle dicevano: “Che fortuna non essere Bernardetta”.

Grazie di essere stata Bernardetta, minacciata di prigione perché vi aveva vista, Vergine Santa, di essere stata guardata dalla gente come una bestia rara: questa Bernardetta talmente insignificante, che quando la si vedeva, si diceva: “Quella là?”.

Per questo corpo mingherlino che mi avete dato, per questa malattia di inferno, per le mie carni incancrenite, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, grazie, mio Dio.

E per questa anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la vostra oscurità e le vostre rivelazioni, per i vostri silenzi e i vostri lampi, per tutto, per Voi, assente o presente, grazie Gesù»

Il 16 aprile 1879, volò in cielo dove l'attendeva la stessa Signora che l'aveva scelta per portare quel messaggio che, ancora oggi, illumina il mondo. Aveva 35 anni.

Canonizzata nel 1933 è invocata come patrona degli ammalati e di coloro che cercano, nel suo cuore di madre, una risposta alla propria esistenza.

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