Advertisement

Santa Caterina da Siena e le radici cristiane dell'Europa

Da analfabeta a consigliera di principi e papi

Santa Caterina da Siena | Santa Caterina da Siena | ACI Stampa Santa Caterina da Siena | Santa Caterina da Siena | ACI Stampa

Rileggere la vita di Santa Caterina da Siena (1347-1380) non è solo tenere a mente l’esistenza di una splendida domenicana, ma è soprattutto far rivivere la testimonianza di una delle compatrone di Europa, insieme a San Francesco di Assisi, San Benedetto da Norcia, i Santi Cirillo e Metodio, Santa Edith Stein e Santa Brigida di Svezia. Questi, pur nella diversità dei propri carismi, hanno saputo portare il vangelo e la pace, nel loro mondo.

E per avvicinarci, cronologicamente, alla storia dell'Europa, sembra di risentire la voce di papa Pio XII che, nei suoi radiomessaggi, invitava l'umanità a trovare quella stessa pace, durante il Secondo conflitto mondiale.

Ancor oggi, concordia, unità, cultura e radici cristiane dovrebbero essere le componenti essenziali, per il futuro del continente Europeo, di cui la santa di Siena è la protettrice.

Questa religiosa, vissuta nel Medioevo, è nata in una famiglia della buona borghesia del capoluogo toscano. Ventiquattresima figlia, la sua esistenza si svolse tra i sani valori familiari ed una profonda religiosità. Cresciuta, vicino ad una comunità domenicana ed avendo un cugino, appartenente all'Ordine, prestissimo apprese la spiritualità di San Domenico, trasformandola nella sua nuova veste.

San Domenico di Guzman (1170-1221) fondò questa famiglia religiosa, ergendola su quattro pilastri:preghiera, studio, predicazione e vita comune.

Advertisement

Tale carisma divenne parte integrante dell'esistenza di Caterina da Siena, che lo interiorizzò, con il divenire Terziaria Domenicana (cioè membro effettivo dell'Ordine, ma chiamata a rimanere nella propria condizione, orientando il mondo e la propria professionalità a Dio).

Questa dimensione, contemplativa e pratica, la santa non la visse solo, all’interno della propria abitazione, ma la esternò, visitando i malati ed assistendo coloro che non erano visti da nessuno, fuorché da lei. Carcerati ed incompresi erano oggetto delle sue attenzioni. Mai rifiutò un aiuto ed anche se non compresa, aveva il dono di saper vedere nell'altro, quel dolce Cristo che visitava la sua anima, con doni eccezionali. Tale suo modo di essere fu singolare: in un'epoca in cui il ruolo della donna era orientato alla casa o ad una struttura conventuale, Caterina lo visse con originalità e passione, spendendosi per il bene della collettività.

Oltre a tale fecondo apostolato, la santa è passata, nel suo tempo, occupandosi fattivamente per riportare la pace fra i Regni della penisola italiana ed il Papato.

Donna pronta e coraggiosa, si trovò ad Avignone, al cospetto di papa Gregorio XI, per una questione diplomatica che interessava la città di Firenze, in un tempo dove la rivolta faceva da padrona. Era il 1375. Il suo lavoro riportò la sede del Pontefice a Roma, da Avignone.

Innamorata della Chiesa, grazie al suo lavoro seppe far risplendere la bandiera di Cristo, in quella che oggi noi chiamiamo Europa.

Colta ed attenta alla realtà in divenire, fece della scrittura il suo mandato e della lettera quella leva che solleva la terra, elevandola al cielo.

More in Storie

Autodidatta conosceva la Sacra Scrittura, per dono mistico e per quell'impegno personale che la faceva progredire, per poter predicare agli altri ciò che viveva.

Papa Benedetto XVI, nell'udienza del 24 novembre 2010, riferendosi alla santa, disse: “impariamo da santa Caterina ad amare con coraggio, in modo intenso e sincero, Cristo e la Chiesa. Facciamo nostre perciò le parole di santa Caterina che leggiamo nel Dialogo della Divina Provvidenza, a conclusione del capitolo che parla di Cristo-ponte: “Per misericordia ci hai lavati nel Sangue, per misericordia volesti conversare con le creature. O Pazzo d’amore! Non ti bastò incarnarti, ma volesti anche morire! (...) O misericordia! Il cuore mi si affoga nel pensare a te: ché dovunque io mi volga a pensare, non trovo che misericordia” (cap. 30, pp. 79-80)”.

Di ritorno a Roma, in questa città, si spense, donando il suo cuore per la Chiesa e per l'umanità che contempla, in lei, un'eccezionale patrona ma di più una tenera madre.

Canonizzata nel 1461 per i suoi alti meriti, è stata dichiarata da Papa Paolo VI dottore della Chiesa.