Santa Rosa da Lima ed il carisma domenicano

La santa fu un modello di amore al Cristo ed al prossimo

Santa Rosa da Lima
Foto: pubblico dominio
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Il 24 agosto 1617 moriva a Lima, Isabella Flores. Se questo nome non dice nulla ai più, i suoi contemporanei l'hanno ricordata con il nome di Rosa da Lima per la sua bellezza.

Doveva essere una bellissima ragazza, se tutti quelli che ne incontrarono lo sguardo, furono conquistati da lei. La bellezza, se apprezzata è un veicolo della grazia ma ciò sembra essere sfuggito alla santa, che nel corso del proprio quotidiano guardò alla sola bellezza interiore.

Nata il 20 aprile 1586, in una delle migliori famiglie del Perù, il casato a cui apparteneva era uno dei più nobili della Spagna, ma purtroppo, per un tracollo finanziario perse l'antico lignaggio.

La santa, adolescente, non si perse di animo e lavorò, anche con mansioni molto semplici pur di fare la sua parte nella conduzione familiare. In questo si legge quell'umiltà che fu la leva con la quale sollevò il mondo per condurlo al Padre.

Prestissimo sentì la voce di Dio, accogliendo la chiamata di vivere come terziaria domenicana, vivendo nel mondo e  rimanendo nel proprio ambiente.

Innamorata del carisma del grande Domenico di Guzman, fu attratta dalla sua Regola e dalla testimonianza di Santa Caterina da Siena suo modello di vita.

Con tali modelli di riferimento, rimase tutta la sua esistenza una laica. Il suo modo di essere e di testimoniare il vangelo fu intenso come la povertà e la castità che rifulsero sommamente in lei.

Non ebbe una vita semplice:incomprensioni e prove accompagnarono il suo cammino.

Amante della preghiera e soprattutto del Santo rosario che voleva fosse recitato da tutti e sempre, fu una vera pioniera nella tutela degli Indios che, alle volte, erano oggetto di maltrattamenti nella sua terra. Per loro, fu sollecita ed accogliente tanto che, nella abitazione paterna, edificò un piccolo ricovero per i più soli ed abbandonati.

In ciò seppe guardare agli ultimi come il Cristo che dalla croce lasciò all'umanità quella carità, espressa nel dono della Madre, al discepolo che amava.

Anima apostolica disse, più volte, di voler esser cemento, per chiudere le porte dell'inferno.

Visse una vita silenziosa ed ordinaria, ma in questo fu una donna di eccezionale forza e costanza.

Fu tetragona nel bene e superò le prove che il suo giorno le palesò, e che avrebbero spaventato chiunque, ma non questa consacrata che brillò, nel firmamento del cielo, per la sua coerente testimonianza di amore al vangelo.

Visse solo 31 anni, ma tutti spesi alla ricerca di quella gioia che illumina solo chi la sa leggere nelle pieghe dell'esistere.

Alla sua morte, la tradizione afferma che il suo corpo, portato nella Chiesa della Madonna del Rosario, venne salutato dal sorriso, dolce ed amorevole, della statua della Vergine che, in questo modo, salutò quel fiore che aveva voluto chiamare con l'appellativo di Rosa di Santa Maria.

La Chiesa la elevò agli onori degli altari il 12 aprile 1671.

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