Santa Sede: “Gli Stati facciano di più per proteggere i bambini nei conflitti”

L'arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite
Foto: Holy See UN - Facebook Page
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La Santa Sede chiama all’appello gli Stati del mondo, con la fortissima richiesta di prendere una posizione e porre fine alla brutalità sui bambini nei conflitti armati, che mai ha raggiunto picchi come quello attuale.

La Santa Sede ha parlato lo scorso 2 agosto ad un dibattito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su “Bambini nei conflitti armati”. La dichiarazione – consegnata a nome dell’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio ONU di New York – è stata letta in arabo dall’officiale della Missione Simon Kassas.

“Mai a memoria recente ci sono stati così tanti bambini soggetti a tale brutalità violenta: bambini usati come soldati, come attentatori suicidi, schiavi sessuali, e per raccogliere informazioni nelle operazioni militari più rischiose”, sottolinea la Santa Sede. Che mette in luce come “la distruzione deliberata di scuole e ospedali, in totale disprezzo della legge umanitaria internazionale è diventata una strategia di guerra”.

Sono situazioni che “vanno condannate” nel modo più fermo possibile. In più, mentre la Comunità Internazionale “gioca un ruolo importante nel sostenere gli Stati nella loro responsabilità primaria per proteggere i loro cittadini, devono anche interagire con le comunità locali colpite dalla violenza contro i bambini in conflitti armati, in modo che le loro soluzioni e programmi possano emergere in maniera organica”.

Un soluzione alla situazione critica dei bambini che si trovano presi in mezzo al conflitto armato – e in particolare a quella dei bambini soldato – richiedere per la Santa Sede “una sensibilità nel trovare modi di reintegrare i bambini nelle loro comunità”. Gli atti cui assistiamo sono “oltre ogni immaginazione” e sono commessi anche da bambini soldato, ma “ricordiamo che questi bambini sono sfruttati e manipolati. Per questo “reintegrarli in società richiede che riconosciamo le atrocità che molti hanno commesso, ma allo stesso tempo costruire percorsi di consulenza e riconciliazione”.

Dall’altra parte, la Santa Sede sostiene che “i governi debbano essere responsabili della piena implementazione di piani di azione” che hanno intrapreso per terminare e prevenire “il reclutamento di bambini soldato”, in particolare nella lotta contro i gruppi armati non statali.

Un tema fondamentale, per la Santa Sede, è quello del sostegno alle famiglie dei bambini che sono vittime nel conflitto armato. “Devono essere assistiti – dice la Santa Sede – nel superare i pregiudizi contro i bambini che sopravvivono a conflitti armati, in particolare contro donne e ragazze che sono vittime di stupro, in modo che possano ritornare in famiglia”.

 

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