Santa Sede, lotta al terrorismo e sviluppo tra i temi della settimana all’ONU

La sala dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
Foto: UN
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Cinque interventi alle Nazioni Unite, su temi che vanno dallo stato di diritto al traffico di droga, con un no netto alla legalizzazione delle droghe leggere, passando per l’immigrazione. In una settimana dedicata alla discussione di alcuni dei punti dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile 2030, l’Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, l’arcivescovo Bernardito Auza ha messo ancora una volta in luce l’impegno della Santa Sede per uno sviluppo umano integrale.

Il primo intervento della settimana dell’arcivescovo Auza ha luogo il 4 ottobre, al dibattito generale del Secondo Comitato. Si parla della situazione internazionale. Sì, dice l’arcivescovo Auza, negli ultimi 18 mesi gli Stati hanno lavorato insieme per affrontare i temi globali. Ma non è bastato, perché ci sono state comunque rotture di fiducia, ineguaglianze tra e all’interno delle nazioni, e conflitti violenti. “C’è la più grande crisi umanitaria degli ultimi 70 anni,” ha denunciato l’Osservatore. Il quale ha poi chiesto un approccio centro sull’essere umano, basato sul diritto alla vita e sulle possibilità personali, perché “le persone umane sono parte della soluzione, e non ostacoli allo sviluppo”.

Sempre nella stessa giornata, si affrontava il tema dello sviluppo sociale. La Santa Sede ha notato che le persone stanno in generale diventando “più sane, più educate e meglio connesse l’una con l’altra”, ma che allo stesso tempo “stanno crescendo le ineguaglianze sociali ed economiche, specialmente nelle aree di conflitto”. L’arcivescovo Auza ha messo in luce l’appello ai leader politici di “assicurare che individui e comunità possano godere del fondamentale diritto di vivere in pace e sicurezza”. Un tema centrale è stato quello della crisi dei rifugiati e delle migrazioni forzate. La Santa Sede ha chiesto di applicare la Regola d’Oro, così come è stata declinata da Papa Francesco: se vogliamo sicurezza, dobbiamo dare sicurezza”. E ha sottolineato: “Le sfide richieste nell’accogliere i rifugiati e migranti forniscono l’opportunità per una crescita genuinamente umana, sociale e spirituale”.

Quindi, il 6 ottobre, l’arcivescovo Auza ha tenuto a nome della Santa Sede un intervento, dedicato ai due obiettivi dell’Agenda 2030 della “Prevenzione dei crimini e alla giustizia criminale” e del “Controllo internazionale della droga”.

Per quanto riguarda le droghe, l’Osservatore nota con Papa Francesco che c’è “un nuovo tipo di guerra contro la società che è poco combattuta a causa di una corruzione diffusa”, e questa guerra è quella composta da traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro sporco, commercio di armi e sfruttamento dei bambini. C’è traffico di droga “a causa della richiesta”, e la legalizzazione dell’uso della droga è “controproducente” perché “la lotta contro la droga non può essere vinta con la droga”. La famiglia è il perno della lotta alla droga, perché “sono la pietra miliare della prevenzione, la cura, la riabilitazione, la reintegrazione e le strategie della salute. Secondo la Santa Sede, “non basta dire no alla droga, senza dire sì a realtà positive come amore, vita e famiglia”.

Il tema dell’intervento del 5 ottobre riguardava invece le “Misure per eliminare il terrorismo internazionale”. Nella dichiarazione, la Santa Sede ha ribadito la “inequivoca condanna del terrorismo”, che “può essere contrastato da misure più coesive a livello internazionale”. Tra queste misure, si deve impedire l’accesso dei terroristi a cyber-tecnologie, armi, munizioni e vari tipi supporto, e soprattutto ci vuole una maggiore attenzione ad attribuire le responsabilità delle violazioni in termini di violazione della legge umanitaria internazionale e di crimini contro l’umanità. La Santa Sede chiede anche un aiuto umanitario per gruppi e persone vulnerabile, il rifiuto di una narrativa della radicalizzazione, dell’odio e del terrorismo, e rinnova l’appello ai leader religiosi nel denunciare la manipolazione di brani religiosi per fomentare il terrorismo.

Infine, il 7 ottobre, l’Arcivescovo Auza ha parlato all’Assemblea Generale delle nazioni Unite sullo “Stato di Diritto a livello nazionale e internazionale”. Il rapporto del Segretario generale sullo Stato di diritto – ha detto l’Osservatore – è “indirizzato a facilitare l’accesso alla giustizia per tutti, inclusi i poveri e i più vulnerabili”, ma che il problema si pone perché più che uno Stato di diritto si vive in uno Stato di guerra. Per questo, la Santa Sede ha chiesto al Comitato di proporre e valutare indicatori di Stato di diritto per verificare dove gli ultimi tra noi possono davvero esercitare processi sotto la legge, e ha messo in luce la connessione tra lo Stato di diritto e la libertà di opinione e di espressione.

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