Sant'Alfonso Maria de Liguori e le Meditazioni sulla Passione

Non c'è parola proferita dal santo napoletano che non ricordi i patimenti del Redentore per l'umanità

Sant'Alfonso M. de Liguori
Foto: pubblico dominio
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Sant'Alfonso Maria de Liguori fu un autentico innamorato del Crocifisso. Lo amò con singolarità e ne rivisse i dolori con un trasporto unico e speciale.

Vescovo, missionario, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, e scrittore, parte dei suoi testi sono dedicati al tema della Passione del Cristo.

In molte delle sue opere, tra cui La pratica di amar Gesu Cristo, l'argomento è trattato con vibrante calore. Non c' è parola proferita dal santo che non parli dei patimenti del Redentore per l'umanità.

Ciò nasce dalla considerazione che, riflettendo sul tema, si arriva al vero amore e ad una maggiore ascesi cristiana.

Nelle Missioni popolari, predicate dal sacerdote partenopeo, per la la Campania e la Puglia, non mancava mai una predicazione su ciò. In tal modo insegnava ai fedeli a rivivere quei dolori che erano costati, tanto, al Signore.

Nel secondo libro della Vita del santo, scritta da padre Antonio Maria Tannoia, si apprende che secondo Sant'Alfonso:”la contemplazione del Crocifisso è fonte di amore: chi tiene avanti Gesù Crocifisso non può fare a meno di amarlo”. Preoccupato com’era di educare tutti all’amore verso Dio scriveva: “si dà gran gusto a Gesù Cristo certamente con pensare ai suoi dolori e disprezzi patiti per noi. Chi pensa spesso alla sua Passione, mi pare impossibile che non s’innamora di Gesù Cristo”.

Il santo tratta del tema in moltissimi scritti ed opuscoli. Libri composti di apposite meditazioni e  pubblicazioni varie abbracciano l'intero arco del loro uso: dalla meditazione personale alla predicazione, tutto concorre alla grande opera di diffusione della buona novella.

Tra questi brillano le Meditazioni  sulla Passione. L'opera, scritta nel 1773, intende dividere le riflessioni per più giorni.  Tanto è l'amore che il santo sente per il Redentore che, nel testo, osserva che:”Due cose, scrisse Cicerone, fan conoscere un amante, il beneficare l'amato e il patire per l'amato; e questo è il segno più grande d'un vero amore. 

Iddio ben già aveva dimostrato il suo amore all'uomo con tanti benefici a lui dispensati; ma il beneficare solamente l'uomo, dice S. Pier Crisologo, egli stimò esser troppo poco al suo amore, se non avesse trovato il modo di dimostrargli quanto l'amava anche col patire e morire per esso, come fece pigliando carne umana.

E qual modo più atto poteva Dio trovare per palesarci l'amore immenso che ha per noi che col farsi uomo e patire per noi? Dio non aveva altro modo per manifestarci il suo amore, scrive a tal proposito S. Gregorio Nazianzeno.
Amato mio Gesù, troppo voi avete stentato per dichiararmi il vostro affetto e per innamorarmi della vostra bontà. Troppo dunque sarebbe il torto che vi farei, se vi amassi poco o amassi altra cosa che voi.
Ah, che in farsi da noi vedere un Dio piagato, crocifisso e moribondo, ben egli ci diede, dice Cornelio a Lapide, il segno più grande dell'amor che ci porta. E prima di lui disse S. Bernardo che Gesù nella sua Passione ci dà a conoscere che il suo affetto verso di noi non poteva esser maggiore di quel che era. Scrive l'Apostolo che quando Gesù Cristo volle morire per la nostra salute, apparve allora dove giunge l'amore di un Dio verso noi misere creature: Si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini (Tt 3, 4).
Ah mio innamorato Signore, intendo già che tutte le vostre piaghe mi parlano dell'amore che mi portate! E chi mai, a tanti contrassegni della vostra carità, potrà resistere a non amarvi? Aveva ragione di dir S. Teresa, o amabilissimo Gesù, che chi non v'ama dà segno che non vi conosce”.

La Passione del Cristo è il segno più grande dell'amore di Dio per l'umanità e la Quaresima insegna a vivere, con attenzione, quel mistero che parla sempre e solo di amore per l'umanità di tutti i tempi.

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