Sant'Antonio Maria Claret: sempre e solo la gloria di Dio

Sant'Antonio Maria Claret
Foto: pubblico dominio
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L'esistenza di un uomo è fatta di sogni, speranze, prospettive. Spesso non la si comprende se non guardando ad un disegno più vasto, nel quale questa si è sviluppata. E la vita dei santi, non è dissimile da ciò. Essa è fatta di questi elementi, illuminati dallo sguardo di Dio che indica una strada, forse non facile, ma piena di bellezza, in quanto ricolma di Dio. 

Così è stata la vita di Antonio Maria Claret. 

Vescovo, sacerdote, religioso, fondatore, non c'è stata anima che questo testimone del Cristo non abbia raggiunto. La sua vita sorprende.

Nato a Sallent, piccolo paese della Spagna, il 23 dicembre 1807, figlio di una famiglia molto numerosa, sentì presto il desiderio di seguire il Signore nello stato sacerdotale. 

Compiuti gli studi, nel seminario della sua diocesi, viene ordinato sacerdote (1835). 

La sua vita scorre serena, se non avesse il desiderio di diventare, ma di più di essere un missionario. Con tale desiderio, abbandonate le sue sicurezze e raggiunta Roma ,chiede di essere accolto fra i missionari di Propaganda Fide. Ma questo desiderio non trova uno sbocco positivo e nemmeno il breve periodo trascorso nel noviziato della Provincia romana della Compagnia di Gesù. A marzo del 1840, per una grave malattia, deve tornare nella sua terra. La sua storia sembra finita. 

Qualsiasi persona si sarebbe arresa. Ma Claret non conosce questo verbo.

Tornato in Spagna inizia una intensa vita missionaria, evangelizzando la sua gente e predicando le Missioni popolari. Da tutti è amato e ben voluto. Nulla lo  distoglie dal cercare la gloria di Dio.

Uomo di grande e robusta fede, volitivo, nessun ostacolo lo fermava per poter portare il nome di Cristo, nel mondo. 

Con tale slancio ed amore al Vangelo fonda la Congregazione religiosa dei Figli del Cuore Immacolato di Maria (1849). E con questi padri, continua il proprio lavoro missionario.

Nominato Vescovo di Cuba (1851), in questo luogo, trova una fede semplice e molti problemi  di carattere sociale. Non si dà per vinto ed alla sua partenza ha risolto molte questioni, soprattutto, a livello civile: si occupa della famiglia come cellula di centrale importanza, per il tessuto sociale; crea una fattoria modello nei pressi di Camaguey; una cassa di risparmio parrocchiale;visita i malati ed i bisognosi;diffonde il Vangelo visitando, per ben quattro volte, tutta la diocesi;difende i diritti della Chiesa. A causa dell'ottimo lavoro intrapreso, che mina gli interessi di alcuni, subisce diversi attentati tra cui uno, particolarmente cruento ad Holguin. Nella sua Autobiografia, in merito a questo scrive:”non so esprimere la gioia che provai nel momento stesso in cui relizzavo l'antico desiderio di offrire il sangue per Cristo e di avallare cosi l'annuncio della verità” (A. M. Claret, La mia vita, Città nuova, Roma, pg.141). In lui la fede è coerenza e la coerenza amore. 

Trascorso un breve periodo, come confessore della Regina di Spagna (1857) è esiliato in Francia (1868) dove continua una intensa vita apostolica. In questo periodo, prese parte ai lavori del Concilio Vaticano I (1870). Perseguitato, per la sua fede, si trasferisce nel monastero di Fontfroide.

Uomo di profonda preghiera e penitenza, nella sua vita ha vissuto come un autentico religioso povero,umile e casto. Con questo anelito ha incontrato il volto del Cristo, che lo aspettava per dargli il premio della vita eterna. Era il 24 ottobre 1870. Alla notizia della sua scomparsa, la gente diceva “è morto un santo!”. Canonizzato da Papa Pio XII il 7 maggio 1950, il suo corpo riposa nella Casa madre della Congregazione a Vic.

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