Sant'Egidio chiama ad un nuovo dialogo tra Oriente e Occidente

Un momento dell'incontro di oggi
Foto: santegidionews
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Al via oggi a Firenze la conferenza internazionale “Oriente e Occidente, dialoghi di civiltà”, che si svolgerà fino a domani nel capoluogo toscano, a Palazzo Vecchio e a Palazzo Medici Riccardi. Dopo il convegno cattolici-sciiti e il primo summit di tutte le Chiese orientali a Bari, questo è il terzo convegno internazionale proposto dalla Comunità di Sant’Egidio, con la partecipazione delle massime autorità religiose del mondo sunnita, guidate dal Grande Imam di Al Azhar (Il Cairo), Ahmad Mohammad al-Tayyeb, alla sua prima visita ufficiale in Europa.

Nelle sue parole, il richiamo allo “scontro pauroso” tra Occidente e Oriente. “La mia speranza – ha detto - è che l’Occidente diventi meno campanilista e arrogante, e che l’Oriente sia meno ossessionato e sospettoso, affinché entrambi si incontrino a metà strada, e che sia un incontro di conoscenza reciproca, di affetto, di scambio di esperienze e di benefici”. Bisogna infatti “circoscrivere lo scontro, aperto o latente, tra il mondo arabo-islamico e l’Occidente” e “portare ad una visione comune per uscire da questa crisi mondiale”.

Per Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, “la teoria del conflitto e le politiche conseguenti hanno riempito il mondo di orrori e di sciagure”. E “questo pone un‘urgenza: avvicinarci, parlare, intenderci nel rispetto delle differenze”. “Forse - ha detto ancora - siamo stati troppo passivi nei confronti di quanti hanno distrutto i ponti, seminato terrore e predicato odio. Nella percezione dei popoli le distanze si sono allargate. Tra l’Occidente europeo e l’Oriente islamico ci sono ancora vuoti da colmare”. “Bisogna investire - incalza Riccardi - sulla simpatia, sul dialogo, sull‘incontro, sulle connessioni tra culture e civiltà”.
Presentando il summit di oggi e domani, Marco Impagliazzo, presidente di Sant’Egidio, aveva detto: “Non si tratta di un incontro interreligioso, ma di dialogo tra culture, che darà occasione al Grande Imam e ad altre importanti autorità musulmane di spiegare il volto di un Islam tanto diverso da quello presentato oggi dall’Isis e dall’oscurantismo violento” predicato per alimentare i conflitti: “Per togliere acqua a questi movimenti occorre non cedere alla rassegnazione, manifestata in molti casi dalla comunità internazionale di fronte alle guerre in corso in Siria e in Iraq, e al contrario portare avanti un’offensiva di dialogo ”.  

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