Sant’Egidio, l’Arcivescovo Becciu: “Presenza vivace e creativa nella Chiesa”

Monsignor Angelo Becciu al 49 Anniversario della Comunità di Sant'Egidio
Foto: Lucia Ballester, ACI Group
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Lavorare tenacemente “per la pace, la riconciliazione, il dialogo fraterno con i membri delle varie religioni” è quanto raccomanda l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, alla comunità di Sant’Egidio, nel quarantanovesimo anniversario della fondazione. Per l'occasione, l'arcivescovo Becciu ha celebrato una Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano alla presenza di studenti, lavoratori, anziani e senza fissa dimora, profughi, immigrati, volontari, amici e collaboratori della Comunità, guidati dal presidente Marco Impagliazzo e dal fondatore Andrea Riccardi.

La festa di Roma è stata aperta a tutti gli amici della Comunità e ai rappresentanti delle istituzioni, la prima di tante altre negli oltre 70 Paesi in cui è presente Sant’Egidio, con oltre 60mila persone, dall’Europa all’Africa, dall’Asia all’America Latina.

Per il presule Sant’Egidio è una “presenza vivace e creativa nella Chiesa di Roma, gradatamente diffusa in tante altre Chiese nel mondo”.

Commentando le letture della liturgia del giorno, Monsignor Becciu nella sua omelia ricorda come la comunità di Sant’Egidio fin dagli inizi si sia “rivolta verso chi è in situazione di emarginazione e in stato di abbandono. Si è lasciata guidare dalla grande lezione del libro della Genesi: uomo e donna sono creature di Dio, plasmate dalle sue mani; portano in sé l’immagine e la somiglianza con Dio. Quale dignità della persona umana!”.

“Secondo questa pagina della Scrittura – aggiunge il presule - non ci sono persone ai margini: ogni persona è al centro, è il centro. Di ogni persona mi “ricordo” e “prendo cura”. Mi è stata affidata dall’amore di Dio, come Eva è stata posta davanti ad Adamo che l’ha riconosciuta e accolta come un altro sé; diversa da sé e insieme simile a sé. È la ricchezza della complementarietà che ognuno offre all’altro e dall’altro riceve. L’altro è il dono che Dio mi fa perché la mia vita sia completa, perché non sia solo”.

Il pensiero del numero 2 della Segreteria di Stato va quindi a Papa Francesco e alla sua catechesi giornaliera: “Lo stesso Papa Francesco continua a ripeterci che l’amore cristiano non è una idea astratta, ma si rende concreto nell’aiutare gli altri, cominciando dai deboli e i poveri, che sono “la carne di Cristo”.

Infine l’arcivescovo incoraggia la comunità “a continuare a costruire ponti, legami, perché si affermi una civiltà del vivere insieme, una civiltà dell’amore, anche se non sempre questo è l’orientamento del mondo, soprattutto in questi tempi”.

 

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