Servizio ed umiltà: la vita di Fra Marcellino da Capradosso

Il giovane cappuccino morì a 36 anni di tubercolosi per assistere un confratello ammalato

Fra Marcellino da Capradosso
Foto: Cappuccini delle Marche
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Raccontare la vita di un uomo è qualcosa di più che mettere insieme il filo rosso del suo cammino. E la vita di Marcellino da Capradosso sembra essere il contrario della gloria. Nulla di appariscente o che brilli se non quella santità nascosta che illumina come la lucerna sul moggio.

Giovanni Maoloni - questo il suo nome - nasce il 22 settembre 1873, in un piccolo paesino delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno: Capradosso, frazione di Sambuco di Castel di Lama.

Cresce sereno in una famiglia patriarcale, lavorando la terra. Per cercarlo si sposta anche nel Lazio. Sa appena leggere e scrivere e lo ha appreso dal fidanzato della sorella che la sera dopo una giornata trascorsa nella fatica dei campi gli insegna appena qualcosa.

Tra quelli che vissero con lui si raccontano molti episodi del suo essere: la forte religiosità, la recita del Santo rosario la sera, e la visita che la mattina fa in chiesa - quando il lavoro lo consente - per ascoltare la Messa. E' un bravo ragazzo.

Parla poco, ma i suoi occhi spalancano un mondo: quello della bellezza di Dio.

Il suo desidero sarebbe quello di farsi religioso cappuccino, ma il fratello non lo permette poichè a casa servono braccia per lavorare. Giovanni, però, non solo non si sgomenta ma rimette la questione nella mani di Chi può tutto.

Il 22 settembre 1907, superate le resistenze familiari, è accolto nella Provincia dei Frati minori cappuccini della Marche. Superato l'anno di noviziato, entra a far parte della vita claustrale.

Sta in cucina, all'orto, o fa i lavori più duri.

Il 22 settembre 1902, nel convento di Fossombrone, emette la professione religiosa mutando il nome in quello di fra Marcellino da Capradosso. Professa la Regola serafica che fa della piccolezza una virtù e dell'onor del mondo una perdita.

Ha una intensa vita interiore e sembra essere sempre in preghiera. Edifica le persone ed i confratelli. Sa essere umile e si fa piccolo, pur intuendo le cose grandi di Dio.

Mai una parola fuori posto, è sempre sereno anche nella questua quando qualche contadino lo tratta male. Fra Marcellino non si muove ma scusa e comprende.

La sua vita non ha nulla di eccezionale e la svolge nel quotidiano come quella dei molti senza nome al mondo ma non al cuore di Dio.

La sua povertà è veramente edificante: non possiede nulla nemmeno più se stesso. Marchio di fabbrica di un autentico cappuccino.

Nel 1906 è inviato nel convento di Montegiorgio, per assistere un confratello che ha contratto la tubercolosi. Si fa in quattro ed è sollecito in ogni premura.

Chi lo vede all'opera lo immagina un provetto infermiere ed invece è solo un uomo che ama con lo sguardo di Cristo. Nulla di più semplice a dire ma non a fare.

Il 29 febbraio 1909 muore nel convento di Fermo a causa di una peritonite tubercolare, contratta probabilmente nell'assistere il confratello. Ha appena 36 anni.

Venerabile, è in corso il processo di beatificazione.

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