Signore perché il male? Quarta domenica di Quaresima

La guarigione del cieco nato
Foto: Centro Aletti/ Centro San Benedetto Menni dell'Ospedale dell'Isola Tiberina
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Molti miracoli di guarigione fisiche o di liberazioni dal demonio che Gesù compie sono sollecitati dalle richieste di coloro che si trovano nella sofferenza. Nel miracolo che ci viene raccontato oggi, invece, è Cristo stesso che prende l’iniziativa: Gesù vide un cieco. La mia preghiera oggi può partire da questa costatazione: Gesù vede le mie prove, le mie fatiche, le mie sofferenze e si interessa a me.

Anche i discepoli vedono il cieco nato e pongono a Gesù una questione, che è di tutti i tempi. Perchè il male? Chi ne è il responsabile? Si tratta di domande che esprimono il desiderio di trovare una spiegazione ed un “colpevole” ad un problema che assilla l’umanità. Al tempo di Gesù si affermava che il male fisico era la conseguenza del peccato. Gesù non accetta questa impostazione del problema che vedeva una connessione causale tra peccato e malattia fisica. Tuttavia, Egli riconosce che il peccato ha delle conseguenze, che nel seguito del racconto appariranno chiaramente. Si tratta di una cecità spirituale.

Gesù, dunque, vede questo cieco e compie alcuni gesti: sputa per terra e fa del fango con la saliva, poi lo spalma sugli occhi del cieco nato e quindi lo invia alla piscina di Siloe a lavarsi e questi ci vede. E’ interessante rilevare che il nome della piscina “siloè” significa “Inviato”. All’evangelista San Giovanni ciò che interessa veramente non è principalmente il miracolo, quanto piuttosto il valore simbolico contenuto in esso:  il cieco nato è immagine dell’umanità che cerca una risposta al perché della vita, che desidera trovare un senso al proprio soffrire, amare, gioire.

Ebbene, il Vangelo di oggi ci dice una cosa molto semplice. Per trovare se stessi e dare un orientamento carico di speranza all’esistenza è necessario andare a Colui che Dio ha inviato sulla terra per noi: il suo Unigenito Figlio.

Nasce a questo punto una domanda. Come io vado incontro a Cristo? Nei gesti compiuti da Gesù sul cieco noi troviamo un preludio del sacramento della fede, il battesimo. I sacramenti, come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica sono “segni sensibili della grazia”, cioè sono la continuazione nel tempo e nella storia dei miracoli e degli atti di salvezza compiuti da Cristo. Per mezzo del Sacramento del battesimo l’uomo si reca dall’Inviato, cioè da Cristo e Lui opera il miracolo di rinnovare la nostra umanità, perché ci libera dal peccato che ci tiene nelle tenebre e ci impedisce di camminare nella verità e nella luce

Da ultimo, il miracolo della guarigione del cieco nato ci ricorda che la presenza di Gesù, luce del mondo, non è accolta da tutti. Incontra la resistenza e l’opposizione di chi, pur essendo cieco, è convinto di vedere e di chi, pur non sapendo è convinto di sapere. Il rifiuto di Cristo fa precipitare l’uomo nella notte della morte.

Ringraziamo il Signore per averci chiamati alla luce della fede perché anche noi, come ci ricorda San Paolo nella seconda lettura, un tempo eravamo tenebra, ora siamo divenuti luce nel Signore. Accogliamo il suo invito: “Comportatevi perciò come figli della luce”. Poi precisa: Il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.  

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