Circoli Minori, gli anglofoni: "Si deve raccontare la bellezza della famiglia"

Il Circolo Anglicus B al lavoro, 8 ottobre 2015
Foto: © L'Osservatore Romano Photo
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C’è un dato comune nelle relazioni finali sulla prima parte dei quattro circoli minori anglofoni: nessuno è pienamente soddisfatto dell’Instrumentum Laboris. C’è chi chiede una descrizione “meno negativa” della situazione corrente della famiglia, come il Circolo Anglicus A; anche il Circolo Anglicus B sottolinea che “l’analisi delle difficoltà affrontate dalla famiglia è troppo negativa;” più positivo il Circolo Anglicus C, che pure sottolinea le difficoltà nell’analizzare il documento, tanto che “a volte il nostro lavoro è sembrato più confuso che metodico;” mentre il Circolo Anglicus D, dopo una analisi parecchio critica, conclude con forza: “I membri del Circolo sentono che Papa Francesco e il popolo della Chiesa hanno bisogno di un testo migliore, in cui le idee non sono perse nella confusione.”

Nelle brevi relazioni si possono tastare gli umori dei padri sinodali. I circoli “Anglicus” rappresentano una vasta parte della Chiesa. Ci sono, ovviamente, nordamericani e britannici. Ma anche africani, asiatici (con vari rappresentanti del subcontinente indiano), neozelandesi e australiani e persino un belga, van Looy, che pure potrebbe essere più a su agio nel gruppo francese. E la presenza di tale varietà si nota nelle sfumature dei rapporti dei gruppi. Anche se poi tutti presentano una certa omogeneità nell’individuare le parti critiche del documento.

 Anglicus A

Moderatore dell’Anglicus A è il Cardinal George Pell, e moderatore è l’arcivescovo Joseph Kurtz. Subito, viene sottolineato che il messaggio del Sinodo deve annunciare la Buona Notizia di Gesù Cristo in maniera chiara e attraente;” e che tutto il documento “deve fare riferimento alla Sacra Scrittura e alla Tradizione,” sebbene leggendo i segni dei tempi. Il gruppo espone anche alcune preoccupazioni riguardo il testo: la “triste descrizione che viene data della situazione contemporanea,” che quasi non prende in considerazione le belle vite delle famiglie cristiane; il fatto che la visione del documento sia troppo eurocentrica; il fatto che manchi una “menzione al ruolo della politica pubblica per supportare la famiglia.”

 Anglicus B

Anche il circolo Anglicus B mette in luce l’esempio delle vere famiglie cristiane. Moderato dal Cardinal Vincent Gerard Nichols (relatore è l’arcivescovo Diarmuid Martin), il circolo critica l’approccio sociologico del testo, perché “per un cristiano” l’analisi del mondo contemporaneo “deve sempre essere svolta attraverso gli occhi della fede e non rimanere una semplice analisi sociologica,” e dunque ci vorrebbero “più riferimenti alla scrittura.” Tra l’altro, aggiungono, l’analisi dovrebbe mettere in luce come le famiglie “concretamente realizzano la loro vocazione” seppur nelle difficoltà del mondo contemporanea. Il Circolo avanza anche la proposta di una “ampia riscrittura” dei paragrafi dal 17 al 30. I paragrafi includono temi come la terza età, la vedovanza, le migrazioni e il ruolo delle donne. Il titolo del capitolo è “Chiesa e inclusione,” ma i membri del Circolo vorrebbero chiamarlo “La famiglia e il suo pellegrinaggio di vita.” Più attenzione va data, sottolineano, all’educazione affettiva dei giovani, che vivono in una società “ipersessualizzata.”

 Anglicus C

Più moderato il gruppo Anglicus C, il cui moderatore è l’arcivescovo Eamon Martin e il relatore è il vescovo Mark Benedict Coleridge. Il gruppo trova “adeguata” la metodologia del “vedere, giudicare, agire” messa in atto del documento. Ma comunque trovano il documento confuso, sottolineano le difficoltà nel trovare un metodo per analizzarlo, sottolineano che a volte “il lavoro è stato più confusionario che metodico.” Buona parte della discussione del circolo è stata dedicata al tema del linguaggio: a quale famiglie ci si riferisce? Si parla di famiglia cristiana o di famiglie in senso generico? Alla fine, si è deciso che “la famiglia è l’unica forma di comunità umana che si basa e scaturisce dal matrimonio di un uomo e una donna.” Poi, si spera che l’instrumentum laboris sfoci in un documento nuovo nella relazione finale, che “abbia una lettura meno negativa della storia, cultura e situazione della famiglia,” perché è vero che ci “sono forze negative che lavorano contro la famiglia,” ma ci sono anche “forze positive, anche luminose, e vanno identificate, perché potrebbero essere segni di Dio nella storia.”

 Anglicus D

Il Circolo Anglicus D, infine, mette il dito sulla piaga, ovvero sui limiti dell’Instrumentum Laboris. È moderato dal Cardinal Thomas Christopher Collins, mentre l’arcivescovo Charles J. Chaput ne è il relatore. Il Circolo mette subito in chiaro due osservazioni. La prima: l’Instrumentum Laboris ha “molti elementi ammirevoli,” ma in generale “buona parte del testo è imperfetto o inadeguato, specialmente nella sua teologia, chiarezza, fiducia nel potere della grazia, uso delle Scritture e la tendenza a vedere il mondo soprattutto attraverso gli occhi occidentali.”

Seconda osservazione: “Ci sentiamo limitati nella nostra capacità di rispondere,” dato che non si conosce “a chi si rivolge il documento: stiamo scrivendo al Papa, alle famiglie della Chiesa o al mondo?”

Il Circolo sottolinea che ci sono moltissimi esempi positivi di matrimoni, e che il documento “potrebbe essere ignorato dai lettori,” se “si comincia con una litania di problemi sociali e cose negative piuttosto che con una visione biblica di gioia e confidenza di Dio.” Alcuni suggerimenti: il centro del testo dovrebbe essere Gesù; poi, “se il matrimonio è una vocazione, cosa che crediamo, non possiamo promuovere le vocazioni parlando prima dei problemi della vocazione;” e poi anche la Trinità dovrebbe essere un punto di partenza, “dato che la Trinità è la fonte della realtà, e tutte le comunità hanno origine nella comunità della trinità”.

Quali le mancanze del documento? “Una seria riflessione sull’ideologia del gender, più riflessione sulla cura pastorale dei disabili, il ruolo dei padri e degli uomini e il ruolo delle donne, e anche un più profondo trattamento della natura distruttiva della pornografia e di altri cattivi usi di tecnologia elettronica.”

Insomma, conclude il gruppo, “in generale, i membri sentono che Papa Francesco e il popolo della Chiesa meritino un testo migliore, in cui le idee non si perdano in confusione.” E per questo, viene suggerito “che il testo venga rimandato a un singolo editor per chiarificazioni e aggiustamenti. Il materiale attuale è ovviamente il lavoro di un comitato. Per questo, manca di bellezza, chiarezza e forza.”

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