Sinodo, i padri discutono di come combinare giustizia e misericordia

Briefing quotidiano sui lavori del Sinodo, Sala Stampa Vaticana. Alla destra di padre Lombardi, l'Arcivescovo Carlos Aguiar Retes. Alla sua sinistra, l'Arcivescovo Stanislaw Gadecki
Foto: Marco Mancini / ACI Stampa
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Sono oltre 93 gli interventi dei padri sinodali nella discussione generale della terza parte dell’Instrumentum Laboris, quella che contiene anche le proposte per una via penitenziale per i divorziati risposati. Il dibattito è serrato, e le proposte di modifica (i cosiddetti modi) sono già 360, e manca ancora mezza giornata di discussione. In generale, i padri sinodali chiedono maggiore enfasi sulle Sacre Scritture e percorsi prematrimoniali più efficaci. Nessuno dice di voler cambiare la dottrina della Chiesa. Ma sono molto diversi gli approcci pastorali proposti.

Tutto parte comunque da un Instrumentum Laboris che buona parte dei padri sinodali vorrebbe cambiare. L’arcivescovo Stanislaw Gadecki, arcivescovo di Poznan e presidente della Conferenza Episcopale Polacca, sottolinea che “nel mio circolo, l’Italicus A, si è avuta l’impressione che la composizione di certe parti del documento era molto distorta. Alcuni si sono esposti per una revisione dell’Instrumentu Laboris, altri cercavano di cambiare parole e concetti, senza cambiare tutto. È mio parere che l’Instrumentum Laboris avrebbe potuto essere molto più organizzato di quello che è.”

Seppur più sfumato, anche l’arcivescovo messicano Carlos Aguiar Retes, già presidente del CELAM (la Conferenza Episcopale Latino Americana), conferma le difficoltà di approccio all’Instrumentum Laboris. “E’ importante ricordare che si tratta di uno strumento di lavoro, non di un documento finale… è fatto dalla somma di tutte le consultazioni delle Conferenze episcopali… credo che tocca a noi vescovi, padri sinodali, ricollocare tutti questi temi in modo organico.”

I temi sollevati sono moltissimi. Nel dibattito in aula – viene riferito al briefing in Sala Stampa della Santa Sede – in molti sono intervenuti sulla importanza della difesa della dottrina cattolica, e in molti hanno chiesto di riproporre l’insegnamento della Chiesa cattolica sul matrimonio e la famiglia: è la richiesta di un documento magisteriale, già presente in due delle relazioni dei Circoli minori sulla seconda parte.

Ovviamente, ci sono diverse sfumature, diverse possibilità, in particolare sul tema dell’accesso alla Comunione ai divorziati risposati. I resoconti linguistici ai briefing in Sala Stampa vaticana danno l’idea di una grande varietà di posizioni: c’è chi sottolinea che “nessuno ha l’autorità di cambiare l’insegnamento di Dio,” e chi replica che “se vogliamo seguire la misericordia di Dio non possiamo escludere nessuno dai Sacramenti in maniera perpetua;” chi parla di un cammino di discernimento per i divorziati risposati, e chi riprende la proposta del Cardinal Kasper e parla di una via penitenziale che porti all’ammissione dei divorziati risposati ai Sacramenti.

In generale, tutti notano la mancanza, nell’Instrumentum Laboris, di riferimenti più precisi alle scritture. E tutti chiedono un nuovo linguaggio, specialmente per indirizzarsi ai giovani. Viene fuori anche il tema di comunicare la famiglia ai giovani che parteciperanno nel 2016 alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia.

L’arcivescovo Gadecki sottolinea che “sono previsti circoli di discussione con i giovani sulla famiglia in vista sulla Gmg. I giovani sono interessati alla famiglia, che è attraente se è presentata in modo buono. Quando noi guardiamo le statistiche, si nota sempre che la prima istituzione, la più importante per la gioventù è la famiglia felice. Quasi tutti i giovani hanno il sogno di potersi accostare alla famiglia felice. La realtà è crudele, con preparazione impropria si può arrivare ad illusione, ma non esiste altra istituzione così ben voluta sulla famiglia”

Si è parlato anche molto di come integrare i divorziati e risposati nella vita della parrocchia, si è fatta anche una proposta per cambiare il canone 874, che regola chi può essere padrino di Battesimo, in modo da poter ammettere anche divorziati risposati. Uno dei relatori linguistici fa l’esempio di un bambino, figlio di divorziati, che prende la prima comunione e poi ne condivide un pezzo con il padre che non si poteva accostare al Sacramento. Un esempio senz’altro toccante, che va forse un po’ al di là di una discussione disciplinare.

Perché il punto – sottolinea l’arcivescovo Aguiar Retes – è armonizzare la “dottrina e la pastorale,” dato che “la pastorale è una conseguenza della dottrina,” spiega, distaccandosi un po’ dai lineamenta del Sinodo che chiedevano una pastorale che non fosse una mera applicazione della Dottrina.

Cosa fare per includere tutti? L’arcivescovo Gadecki è categorico sul no all’ammissione alla Comunione per divorziati risposati, “noi come Conferenza Episcopale Polacca l’abbiamo escluso.” Ma aggiunge che i divorziati risposati “non sono esclusi dalla Chiesa, non sono scomunicati. Sono anche conscio di questo loro grande desiderio di Eucarestia.. può darsi che hanno un desiderio dell’eucarestia più grande di quello che hanno diritto di accedere all’Eucarestia e questo mostra come Spirito Santo agisce.” E sottolinea che “possono comunque accedere al Sacaramento della Riconciliazione,” che “ha sempre un esito buono per la vita spirituale.”

L’arcivescovo Aguiar Retes conferma: “Anche da noi cerchiamo di integrare nella vita della Chiesa tutti coloro che sono battezzati. La Chiesa continua a considerare i propri membri nelle attività ecclesiastiche, lo dico anche a nome delle 22 conferenze episcopali dell’America Latina.”

Poi ci sono i temi delle dichiarazioni di nullità, e viene fuori anche la proposta di un matrimonio “di coscienza” per quanti sono immigrati in un Paese straniero e non in possesso dei loro documenti, quindi impossibilitati a celebrare un matrimonio. L’immigrazione è stato anche un altro dei temi, insieme a temi più sociali, e anche alcuni interventi che hanno parlato della Laudato Si. In moltissimi hanno parlato della formazione delle coppie, qualcuno ha persino avanzato la possibilità di corsi prematrimoniali online. “Non siamo d’accordo con i corsi online – sottolinea l’arcivescovo Gadecki – perché la formazione deve avvenire con un contatto personale.” E propone un maggiore coinvolgimento delle famiglie laiche nella preparazione pastorale delle famiglie.

 

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