Sinodo, la parola ai delegati fraterni

Il briefing del 16 ottobre
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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Il Sinodo dei Vescovi prosegue la discussione sulla terza parte dell’Instrumentum Laboris, e tra i temi più spinosi vi è - come è noto - la riammissione all’Eucarestia per i divorziati risposati. Allo studio dei Padri Sinodali anche la formazione di una commissione ad hoc di esperti che studi a fondo la questione. La notizia è stata comunicata nel consueto briefing quotidiano al quale oggi hanno partecipato i delegati fraterni: nello specifico il Patriarca Stephanos, primate della Chiesa ortodossa di Estonia, ed il vescovo Timothy Thornton, della Comunione Anglicana.

“Io vedo - ha spiegato il rappresentante della Chiesa ortodossa - dei vescovi lieti, contenti, consapevoli delle preoccupazioni dei loro fedeli, ognuno con la propria visione della pastorale”.

Il Patriarca Stephanos ha poi specificato la posizione ortodossa circa il cosiddetto matrimonio penitenziale.“Quando una coppia si sposa non lo fa per arrivare al divorzio. Nella Chiesa romana si parla di unità del matrimonio, nella Chiesa ortodossa di unicità del matrimonio: ci si sposa per l’eternità, ma ci sono dei momenti della vita in cui l’amore cambia senso e gli sposi si autodistruggono. È una condizione di peccato e di disperazione: il vescovo può sciogliere il matrimonio, si tenta di dare la possibilità alla persona di ricostruirsi, ma è necessario un momento penitenziale. Non si scioglie automaticamente il matrimonio, il vescovo non è obbligato a scioglierlo. Nel momento in cui la persona è sincera nella sua voglia di ricostruirsi, la si aiuta nei suoi momenti di debolezza e di peccato. La seconda cerimonia matrimoniale non è trionfale come la prima, ma penitenziale: le due persone che vivono questo cammino penitenziale devono essere sintonizzate bene con il loro amore, guardare la verità in faccia”. 

Il Patriarca ha poi ribadito come la Chiesa debba difendere la “necessità della realtà della differenza tra uomo e donna. La coppia non è costituita da due uomini e due donne, è costituita da un uomo e da una donna: cancellare questa realtà significa cancellare la differenza, senza la quale non è possibile l’evoluzione”. Il tema della famiglia è ecumenico perché “tutte le Chiese si trovano di fronte oggi agli stessi problemi, in una società che legifera sulle situazioni nuove in cui si trovano le famiglie”.

 

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