Stazioni quaresimali, San Saba all'Aventino

Dai monaci greci ai gesuiti

Un affresco del presbiterio di San Saba
Foto: San Saba
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“La parrocchia di san Saba a Roma vuole camminare ogni giorno come un pellegrino. La vita di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, è mossa da questa attitudine: egli stesso nella sua Autobiografia si definisce “il pellegrino”.”

Così si presenta la comunità dei gesuiti di San Saba, chiesa paleocristiana con un portale medioevale che si vede da lontano, sul Piccolo Aventino.

Oggi la liturgia stazionale si ferma in questa antica parrocchia romana che da tempo è punto di riferimento per i rifugiati. Una delle caratteristiche della attività della parrocchia è il centro di accoglienza attivo dal 1989 che  ospita uomini richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.

La struttura, aperta 24 ore al giorno, ha 22 posti, 20 dei quali sono in convenzione con il Sistema SPRAR (Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Gli altri due sono gestiti direttamente dal Centro Astalli per far fronte a situazioni di emergenza.

La chiesa fa parte dell’antico complesso monastico di “Cella nova” dove arrivarono molto monaci greci. Il più importante monastero orientale a Roma è proprio quello di San Saba, che a lungo fu legata al monastero degli Studiti a Costantinopoli. Un Egumeno era al Concilio Laterano, un altro fu legato pontificio a Nicea per confutare gli iconoclasti.

Nel 1573 la Compagnia di Gesù prende in carico l'area della basilica. Intorno agli anni ’30 del ‘900, i gesuiti sono chiamati a guidare la comunità divenuta nel frattempo parrocchia.

Un vero gioiello artistico che però ha molti problemi di manutenzione e per questo è attiva la campagna “Adotta una tegola” per sostenere i lavori. 

La tappa a san Saba sostituisce nel percorso classico la stazione di Santa Balbina a pochi passi nello stesso Rione. 

Domani appuntamento a Santa Cecilia in Trastevere alle 17.30 

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