Monastero di clausura in Fara Sabina. In preghiera e in silenzio. Come Santa Chiara.

Monastero delle Clarisse Eremite a Fara in Sabina
Foto: Veronica Giacometti/ACI Stampa
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Seguire l’esempio e le orme di Santa Chiara, la collaboratrice per eccellenza di San Francesco d’Assisi, colei che amò la povertà più di se stessa e che fondò un ordine caratterizzato esclusivamente dalla preghiera e dalla contemplazione di Dio. A distanza di quasi 800 anni e nel giorno della sua festa, sr. Maria Chiara della Divina Volontà, Madre Abbadessa nella Fraternità delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina, racconta in un’intervista ad ACI Stampa la vita e le attività del suo monastero di clausura vicino Rieti, nel Lazio.

Suor Chiara, sulle orme di Santa Chiara, da cui ha preso anche il nome da badessa. Come continua la sua opera nel vostro monastero?

"Siamo la Fraternità delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina. Siamo sette sorelle provenienti da regioni d’Italia e nazioni diverse. Una piccola Fraternità che sulle orme di santa Chiara ha deciso di vivere la solitudine e il silenzio, nonché la clausura nella sua forma monastica antica. La nostra vita è annuncio di ciò che il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito compie con il suo amore, la sua bontà, la sua bellezza. Il primo compito di tutte le sorelle è infatti rendere visibile al mondo, con la loro vita, la bellezza di Dio. In questo senso il primo spazio in cui cerchiamo di testimoniare tale bellezza è la Fraternità stessa come luogo in cui l’amore del Dio Trinitario circola in modo da acquisire una sana libertà interiore che partendo dalla singola sorella si riversa verso le altre. E’ un progetto arduo, ma siamo impegnate quotidianamente a far sì che l’amore di Dio, riversato nei nostri cuori si propaghi a tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino".

Suor Chiara quali sono le vostre attività? Come trascorrerete le vostre giornate?

"La nostra vita è scandita dalla preghiera e dal lavoro, nella solitudine e nel silenzio, oltre che da momenti di fraternità. La solitudine e il silenzio sono le condizioni necessarie per l’ascolto di Dio: “la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore”. Il silenzio “è porta dell’orazione, amico della quiete, accrescimento della vera sapienza e compagno familiarissimo della contemplazione”. A imitazione di Gesù che “spesso si ritirava in luoghi deserti a pregare”, ogni sorella desidera seguire Gesù nella solitudine del deserto e nella preghiera per purificare il cuore ed entrare in intima relazione con Dio. Il monastero diventa allora la dimora solitaria dello Spirito, il deserto, il luogo sacro dove, tolti i sandali, si cerca Dio e si parla con Lui. Affinché ciò avvenga riteniamo importante la scelta della “clausura monastica”. Essa non è intesa come separazione totale dagli uomini e dal mondo, ma è desiderio di rottura con la mondanità, con tutto ciò che dentro e fuori di noi ci allontana da Cristo. Il lavoro è il mezzo ordinario per provvedere quanto è necessario al nostro sostentamento. Esso si addice alla condizione dei poveri ed è per noi comunione con i fratelli nella fatica e nella precarietà della vita. Importantissimo per noi è il confronto quotidiano e prolungato con la Parola di Dio che approfondiamo con il metodo monastico della Lectio divina per quasi tre ore ogni giorno. Per vivere concretamente il primato della Parola di Dio, ogni sorella è invitata ad alzarsi alle 5.30 per dedicare, dopo le Lodi Mattutine celebrate insieme alle 6.00, almeno due ore di tempo, dalle 6.30 alle 8.30, alla lectio divina personale sulla liturgia della Parola del giorno. La Parola è infatti l’unica vera fonte di Amore e di comunione. Le Lodi Mattutine delle 6.00 sono il primo momento di preghiera comunitaria della giornata strutturata, secondo la tradizione latina, con un inno, la salmodia, la lettura della Scrittura, l’intercessione e l’orazione finale. L’Ufficio delle Letture è celebrato in privato e solo la domenica e le solennità in comune. Alle 8.10 segue L’Eucaristia alla quale partecipano tutte le sorelle e alle 9.15, con la fine del grande silenzio, cominciato dalla sera prima dopo che ogni sorella si è ritirata in cella, inizia il lavoro comunitario fino alle 11.30. Alle 11.45 ci si ritrova in cappella per la seconda preghiera comune della giornata: L’Ora Sesta (Ora Terza e Ora Nona sono celebrate privatamente), nel corso della quale, dopo la salmodia, viene proclamato un versetto della Sacra Scrittura, frutto della costante “memoria Dei” che dovrebbe accompagnare ogni momento della vita della monaca. A questo punto, rivalutando le fonti patristiche, abbiamo inserito una breve lettura dei Padri che serve da commento al vangelo del giorno. Al termine dell’Ora Sesta segue immediatamente il pranzo, preso in fraternità per testimoniare la gioia dello stare insieme come sorelle secondo lo spirito francescano e dopo aver risistemato la cucina, seguendo i turni quotidiani di lavoro, un’ora e mezzo di silenzio trascorso in cella, torna a darci la possibilità del colloquio con Dio nella preghiera personale. Dalle 15.00 fino alle 17.00 ogni sorella si dedica al proprio lavoro deciso comunitariamente dalla Madre Abbadessa e dalle sorelle, per poi dedicarsi per un’ora allo studio e di seguito ancora alla preghiera comunitaria dei Vespri. Segue ancora un’ora e mezza di meditazione sulla Parola di Dio di cui l’ultima ora può essere dedicata liberamente all’adorazione quotidiana. Alle 20.00 la cena, che si svolge anch’essa in un clima di dialogo e di scambio fraterno, al termine della quale ogni sorella è libera di ritirarsi in cella per la recita di compieta e il riposo o di attardarsi ancora per un tempo di informazione con la lettura del giornale o con la visione delle notizie televisive così da poterne fare materia di preghiera al Signore. Questo ritmo regolare è ciò che sostiene la monaca affinché diventi un altro Cristo per i fratelli e le sorelle che lo incontrano".

Oggi è Santa Chiara. Come festeggia il monastero di Fara Sabina la sua Santa e fondatrice?

 "Da oltre quarant’anni festeggiamo santa Chiara d’Assisi con un Triduo di preghiera in suo onore che inizia l’8 agosto e termina il giorno della festa che è l’11 agosto. Questa bellissima iniziativa è stata avviata negli anni ’60 da Suor Maria Beatrice Mistretta e ancora oggi cerchiamo di portarla avanti rinnovando annualmente questo invito a tutti gli amici e conoscenti che ruotano intorno al monastero affinché questo tempo di grazia venga adoperato per approfondire la Forma di Vita clariana recuperando gli elementi essenziali di questo carisma che - a distanza di 800 anni – è ancora profondamente attuale. Come giustamente scriveva Benedetto XVI, “il tempo che ci separa dalla vicenda di questi due Santi ( Francesco e Chiara) non ha sminuito il loro fascino. Al contrario….”. Dal momento che la Forma di Vita delle Sorelle Povere e dei Frati Minori è la stessa, e che frati e sorelle sono le due facce della stessa medaglia, a presiedere la Liturgia è sempre un frate francescano, ruolo che da più di trent’anni ricopre il nostro amato fratello Padre Carlo D’Andrea, appassionato e sempre dedito nel vivere ed annunciare la bellezza di S. Chiara".

Suor Chiara , com’è essere una suora di clausura in questo tempo cosi “socialmente e mediaticamente attivo” e costantemente “on line”?

"La nostra vita di clarisse, di monache dedite alla contemplazione di Dio, in questo tempo “on line” non è certo cambiato nella sua essenza che resta sempre e comunque la donazione totale della vita ad un Dio che, pur potendo trovare altri modi, ha scelto la morte per redimere il mondo e sono convinta che la nostra vita nel mondo sia proprio questo essere “collaboratrici di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo ineffabile Corpo” attraverso una vita di silenzio e di solitudine e penitenza che sono i tratti di una morte che, unita a quella di Cristo, diventa salvifica per la Chiesa e per il mondo. Certamente i mezzi di comunicazione moderni sono per noi una occasione di poter entrare con la parola del Vangelo nei cuori delle persone di tutto il mondo, ma questi mezzi, come ci ha ricordato papa Francesco nell’ultima Costituzione Apostolica del 29 luglio, sulla vita contemplativa femminile, “Vultum Dei Quaerere” “possono essere strumenti utili”, ma ci ha poi anche esortato “a un prudente discernimento affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione dalla vita fraterna in comunità, né danno per la vostra vocazione, né ostacolo per la vostra vita interamente dedita alla contemplazione”.

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