Tolentino una casa, una famiglia, una storia della Comunità Papa Giovanni XXIII

Dopo il terremoto riprende vita la casa ‘Nostra Signora della Pace’, dei coniugi Roberta Vitali e Valentino Nobili

La Famiglia di Roberta e Valentino
Foto: pd
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Durante le vacanze natalizie ha riaperto a Tolentino, dopo il sisma del 2016, la nuova Casa famiglia della comunità Papa Giovanni XXIII, ‘Nostra Signora della Pace’, dei coniugi Roberta Vitali e Valentino Nobili, in contrada Pianibianchi, a metà strada tra il Ponte del Diavolo e il lago delle Grazie, grazie anche alle offerte che sono arrivate da tutta Italia, pari a circa € 600.000. 

I lavori della struttura in legno sono stati finanziati con le donazioni ricevute da tantissime persone, in maniera totalmente spontanea o rispondendo agli appelli e richieste di sostegno, che hanno creduto in tale progetto scegliendo di donare alla Comunità Papa Giovanni XXIII le risorse necessarie per la costruzione della casa famiglia. Nella nuova struttura vivono i coniugi, Roberta Vitali di Tolentino e Valentino Nobili di Varese, insieme agli altri componenti della famiglia, ricordando quei giorni: 

“Una scossa fortissima e lunghissima, che difficilmente dimenticheremo… Da Macerata a Tolentino sono 25 chilometri. Li percorriamo 6, 8 o anche 10 volte al giorno, avanti ed indietro, in auto o in furgone, per preservare un po’ di normalità ai nostri figli. Chi può fa il possibile per rivedere i propri amici, oppure cerca di continuare un’attività sportiva. Sono legami fondamentali che permettono a ciascuno di non perdere la speranza”.

Ed a nuovo anno l’abitazione: “Abbiamo finito a sistemare mobili ed arredi all’interno della nuova casa. Ora siamo in 9, due in più rispetto allo scorso anno. Avremmo voluto organizzare una cerimonia di inaugurazione, ma non abbiamo potuto fare a causa delle restrizioni anti covid-19. La proporremo quando sarà possibile. Desideriamo farla per ringraziare tutte le persone che hanno contributo con le donazioni alla realizzazione della nuova casa”. 

A loro abbiamo chiesto di spiegarci il significato di ritornare a casa: “Per noi è stata una ripartenza. In questi quattro anni il Signore ci ha donato tante situazioni per noi nuove, alcune molto piacevoli, come per esempio la possibilità di vivere un'intimità familiare, e altre più dolorose come accompagnare all'incontro definitivo col Padre due delle nostre colonne della famiglia, ma per le quali, in egual modo siamo grati a Dio per averci permesso di farlo fino alla fine (cosa non scontata per esempio oggi, in tempo di covid). Abbiamo avuto, tra alti e bassi, tra momenti di crisi e di speranza, la possibilità e la necessità (perchè riconosciuta ancora viva in noi) di ri-scegliere di condividere la nostra vita con i fratelli che sono nel bisogno”.

Cosa è una casa famiglia?

“La casa famiglia è il luogo della relazione e del legame, che permette alle persone di non sentirsi sole. Si piange e si gioisce insieme. Non è una casa di cura o un dispensatore di servizi o di miracoli ma semplicemente, mettendo ognuno quel che ha ricevuto in dono dal buon Dio, si cerca di salvarsi insieme.....l’accolto e chi accoglie”.

Cosa vuol dire in questo periodo accoglienza?

“Rischiamo di perdere di vista Dio e la Sua chiamata alla santità perchè pieni di noi e delle nostre paure, se pur alcune giustificate da periodo che stiamo vivendo. Ma il covid non è l'unica malattia che uccide! Oggi si muore soli e di solitudine; si muore per la paura di non riuscire a riprendersi dalla perdita di un lavoro; ma si continua a morire per la fame e per la sete, senza parlare della guerra; ci sono persone che continuano a vivere nei campi profughi da troppi anni e tante altre che muoiono per tante altre ingiustizie, nessuna delle quali necessariamente legate al covid. Accogliere in questo periodo per noi significa cercare di mantenere Dio al centro della nostra vita e delle nostre piccole e grandi scelte”.

Oltre ad accogliere in questi anni siete stati accolti: cosa si prova?

“In questi anni non abbiamo avuto la possibilità di accogliere persone nuove  ma anzi abbiamo sperimentato cosa significa essere accolti. Anche questa è stata una grazia! Provare sulla nostra pelle le paure, la vergogna, il rendersi umili, ma anche tanta gratitudine e riconoscenza, ci ha messo nelle condizione di vivere, se pur in parte e per poco tempo, quello che ogni giorno ‘la povera gente’ è costretta a vivere. La Provvidenza ci ha accolto e accompagnato attraverso il sostegno della Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’e del nostro vescovo, mons. Nazzareno Marconi. Anche le nostre amicizie di Macerata ci hanno coccolato e fatto tanta compagnia in questi lunghi anni facendoci sentire nel concreto un’unica famiglia spirituale”.

Vi aspettavate tanta generosità?

“Sicuramente la Comunità si è spesa tantissimo nella raccolta fondi per la costruzione della nuova casa, stimolando tantissimo la Provvidenza, ma vedere che più di 5000 persone hanno contribuito perchè ciò potesse avvenire. A noi ha fatto pensare al passo del vangelo che dice ‘riceverete il centuplo su questa terra’… e, se pur indegnamente, speriamo anche la vita eterna”.

Anche Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni XXIII ha ringraziato i donatori: “Gesti di vicinanza e generosità come quello che voi avete compiuto hanno rincuorato mese dopo mese Valentino, Roberta, i loro bambini e le persone che accolgono, facendoli sentire pensati e sostenuti. Perdere la propria casa, le proprie sicurezze, la propria storia e soprattutto la propria natura, quella di famiglia che accoglie chi ha bisogno, non è stato facile per loro”. 

E' ancora possibile continuare a contribuire, per infissi ed arredi, con una donazione sul conto corrente IT 04 X030 6909 6061 0000 0008 036 Intestato a Comunità ‘Papa Giovanni XXIII’ con causale ‘Casa Famiglia Tolentino’. 

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