Traffico di organi, dal Vaticano appello alle organizzazioni internazionali

Foto di gruppo dei partecipanti al summit sul trapianto di organi
Foto: www.pas.va
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Un “crimine contro l’umanità”, che si approfitta di persone disperate: è netta la dichiarazione finale del summit della Pontificia Accademia delle Scienze che si è tenuto in Vaticano il 7 e l’8 ottobre. Una dichiarazione finale che si conclude con 11 punti, alle nazioni, alle organizzazioni internazionali, ai governi e a tutti di affrontare seriamente il problema.

Il traffico di esseri umani e il traffico di organi – si legge nella dichiarazione – sono “crimini contro l’umanità, che devono essere riconosciuti come tali da tutti i leader religiosi, politici e sociali”.

La dichiarazione guarda alle cause che portano al traffico di organi: da una parte, la povertà estrema che rende “le persone vulnerabili” al traffico di esseri umani con lo scopo del traffico di organi; dall’altro, la disperazione di quanti sono disposti a spendere “cifre enormi” per andare all’estero e ottenere quell’organo che potrebbe salvare loro la vita”. Nel mezzo, ci sono gli speculatori, che rendono possibile il traffico di organi senza “considerare la dignità umana”, e utilizzando per le procedure “cliniche non autorizzate che servono clandestinamente i turisti del trapianto”.

La dichiarazione riconosce che nel tempo si sono sviluppati strumenti legali per affrontare il fenomeno, la consapevolezza sul tema è cresciuta, anche i professionisti nel campo della sanità stanno combattendo il fenomeno. Ma – denuncia la dichiarazione – ci sono ancora dei posti dove la legislazione per combattere questi fenomeni non è appropriata. Da qui, le 11 raccomandazioni dei partecipanti al summit.

Le raccomandazioni vanno dall’incoraggiamento alla donazione di organi da parte di leader religiosi alla necessità che tutti gli Stati riconoscano la rimozione e il traffico di organi – incluso l’uso di organi di prigionieri condannati a morte – come un crimine; dalla richiesta alle nazioni di utilizzare misure preventive per evitare il traffico nero di organi, magari ampliando l’accesso al programma nazionale di trapianti, a registri chiari e dettagliati degli organi donati; da una rete di intelligence che possa elaborare informazioni sospette sul traffico di organi a una più forte cooperazione internazionale.

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