Trasmettere, gestire, valorizzare, per imparare ad usare la grande memoria della Chiesa

Ottavio Bucarelli ci spiega il corso alla Pontificia Università Gregoriana

Archivi
Foto: pd
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Uno dei beni più preziosi della Chiesa sono gli archivi. Non solo perché raccontano la vita religiosa  delle comunità, ma anche perché sono fonti storiche incredibili in gran parte ancora inesplorate. Ma come gestire gli archivi soprattutto quelli più piccoli e meno famosi, nelle piccole diocesi o nelle parrocchie? Alla domanda risponde il corso della Pontificia Università Gregoriana guidato da Dott. Ottavio Bucarelli Pro Direttore Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Pontificia Università Gregoriana: 

Professore, Trasmettere Gestire Valorizzare. Sono tre parole che indicano un programma per il lavoro degli archivisti ecclesiastici. In cosa consiste?

Un programma delineato a partire dal testo dalla Lettera “La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici”, emanata dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa (2 febbraio 1997) e indirizzata ai vescovi diocesani per sottolineare l’importanza che rivestono gli archivi ecclesiastici nella storia e nella vita della Chiesa.

Un lavoro a servizio della Chiesa universale, che riconosce gli archivi come «luoghi della memoria delle comunità cristiane e fattori di cultura per la nuova evangelizzazione», che si compie attraverso la conoscenza dei princìpi (ricordati nella Lettera) che informano la mens della Chiesa: trasmissione della documentazione come manifestazione della Tradizione viva della Chiesa, memoria dell’evangelizzazione e strumento pastorale; conservazione e gestione, nella coscienza che si tratta di un patrimonio documentario unico e irripetibile; valorizzazione, attraverso la conoscenza e lo studio dei documenti archivistici offerti prima di tutto alla comunità cristiana che li ha prodotti, diventando poi patrimonio dell’intera umanità e per questo non precluso a nessuno, se utilizzato per giusti fini.

Quanti sono questi archivi, come sono gestiti oggi ?

La Lettera già dichiarava nel 1997 una difficoltà nel poter censire tipologie, numero e ubicazione degli archivi ecclesiastici: «È davvero impossibile descrivere interamente la geografia degli archivi ecclesiastici, i quali, pur nell’osservanza delle disposizioni canoniche, sono autonomi nella loro regolamentazione, diversi nell’organizzazione, propri per ognuna delle istituzioni formatesi nella storia bimillenaria della Chiesa». Proviamo dunque a fornire qualche dato circa la loro tipologia e numero, tra Chiesa Universale e Chiese particolari, Ordini religiosi, Associazioni e Istituzioni cattoliche (ringrazio per i dati il dott. Ugo Taraborrelli, Archivista della Penitenzieria Apostolica).  Gli Archivi della Santa Sede, sottoposti alla Legge sugli Archivi della Santa Sede (2005) che stabilisce norme comuni per la gestione degli archivi, sono: l’Archivio Apostolico Vaticano, Segreteria di Stato, Congr. Dottrina della Fede, Congr. Propaganda Fide, Penitenzieria Apostolica, Biblioteca Apostolica Vaticana, Fabbrica di S. Pietro, Governatorato SCV. Poi, gli Archivi delle Conferenze Episcopali, Archivi diocesani (327 in Italia), Archivi dei Tribunali Ecclesiastici (43 Tribunali ecclesiastici in Italia), Archivi capitolari e delle collegiate (204 in Italia), Archivi dei seminari (413 seminari e collegi in Italia), Archivi delle istituzioni educative (7.232 istituti, dalle scuole ai centri universitari in Italia), Archivi parrocchiali (25.670 parrocchie in Italia, censite nel 2015), Archivi degli istituti religiosi (10.293 comunità in Italia, censite nel 2015), Archivi delle associazioni di fedeli, Archivi degli enti di carità e assistenza (12.338 ospedali ed enti assistenziali cattolici in Italia, censiti nel 2015).

A chi si rivolge il corso ?

Il corso di formazione, articolato in tre moduli tematici, promosso e organizzato dal Dipartimento dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana, dall’Associazione Archivistica Ecclesiastica e dall’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, si rivolge agli archivisti ecclesiastici, siano essi membri del clero, religiosi o laici, ed è aperto anche a quanti desiderano formarsi in vista di una futura collaborazione con le Istituzioni culturali ecclesiastiche, in particolar modo con gli archivi. È rivolto a coloro che si occupano della custodia e della trasmissione del patrimonio archivistico della Chiesa che è stato loro affidato.

Il primo modulo, TRASMISSIONE DELLA DOCUMENTAZIONE, si è svolto il 21-22 gennaio 2022; il II modulo, GESTIONE DEGLI ARCHIVI, avrà luogo il 18-19 marzo 2022; il corso si concluderà il 10-11 giugno 2022 con il III modulo, VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ARCHIVISTICO. Ad oggi, sono 231 gli iscritti ai tre moduli, a cui è stata data la possibilità di partecipare in presenza, in diretta streaming o con accesso non sincrono alle lezioni. Tra i partecipanti, un numero considerevole di archivisti ecclesiastici, provenienti sia da diocesi che da ordini religiosi, alcuni archivisti parrocchiali, liberi professionisti e studenti. Per informazioni e iscrizioni si può scrivere a segreteria@archivaecclesiae.org

Cosa si può trovare negli archivi ecclesiastici?

Riprendendo un passo della Lettera, brevemente ricordo che negli archivi ecclesiastici sono conservate le fonti dello sviluppo storico delle comunità cristiane e quelle relative alle attività liturgiche e sacramentali, educative, assistenziali, che chierici, laici e membri degli Istituti religiosi hanno svolto nel corso dei secoli e svolgono tuttora. Documenti testimoni del «transitus Domini» nel mondo e nella storia, riprendendo le parole di papa S. Paolo VI rivolte agli archivisti ecclesiastici il 26 settembre 1963.

Il mestiere dell’archivista ecclesiastico, quindi, tra i tratti essenziali richiede l’apertura al mondo, avendo come orizzonte operativo l’Orbis Christianus, perché delle memorie delle Chiese particolari si nutre la storia e la vita della Chiesa universale. 

Quale il ruolo della Gregoriana nell’attenzione alla formazione degli archivisti ecclesiastici?

Desidero ricordare che proprio all’interno delle mura dell’Università Gregoriana, in un contesto propizio, essendo stata fondata qui la più antica Facoltà di Storia Ecclesiastica nel 1932, nacque, il 4 febbraio 1956, l’Associazione Archivistica Ecclesiastica. All’atto fondativo, tra gli altri, presero parte il padre gesuita Giuseppe Teschitel, Archivista della Curia della Compagnia di Gesù, uno dei promotori della nascita dell’Associazione Archivistica e primo presidente della stessa, e i padri gesuiti Joseph Grisar e Vincenzo Monachino, Professori nella Facoltà di Storia Ecclesiastica. P. Monachino fu poi indimenticato presidente dell’Associazione per lungo tempo, dal 1976 al 1999. Questa attenzione continua ancora oggi, per vocazione e missione, grazie agli insegnamenti impartiti nella Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa: Archivistica ecclesiastica, Paleografia latina, Diplomatica generale e pontificia, Codicologia e tutela del patrimonio librario, Conservazione dei beni archivistici e librari, contando anche sulla presenza e il contributo dell’Archivio Storico Pontificia Università Gregoriana, al cui interno è attivo un laboratorio di restauro dei documenti d’archivio. 

 

 

 

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