Trastevere. Gli Araldi del Vangelo festeggiano San Benedetto

La Chiesa di San Benedetto a Trastevere
Foto: sanbenedettoinpiscinula.it
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San Benedetto, la cui festa si celebra l’11 luglio, fu il monaco fondatore del monachesimo occidentale, profeta e fondatore dell’Europa cristiana. Sin dalla tenera età fu inviato a Roma per svolgere gli studi letterari, ma subito sconvolto dalla vita dissoluta della Città, si ritirò, secondo la Tradizione, presso un palazzo della Gens Anicia a Trastevere dove soggiornò per poco tempo, prima di abbandonare la casa e i beni paterni per abbracciare la vita monastica. Nella Chiesa di San Benedetto in Piscinula, costruita nel XII secolo, accanto ai ruderi di un antico palazzo della Gens Anicia, c’è una stanzetta risalente il V secolo che, a seconda della tradizione, funse da camera da letto di San Benedetto ancora adolescente quando era a Roma per gli studi. Ed è proprio in quella Chiesa che gli Araldi del Vangelo celebrano l’11 luglio, con una grande festa, il santo di Norcia. ACI stampa ha intervistato, Padre Carlos Werner, Presidente della sezione italiana degli Araldi del Vangelo. 

Cosa rappresenta San Benedetto per gli Araldi del Vangelo?

San Benedetto è stato molto presente nella Storia del nostro movimento fin dagli inizi. La prima casa di vita comunitaria per i consacrati degli Araldi fu, ed è ancora, un antico monastero benedettino a San Paolo del Brasile. Negli anni Sessanta diversi giovani, insieme al nostro Fondatore, diedero inizio ad un’esperienza di vita comunitaria di studio e   contemplazione, segnata dall’amore verso il sacrale e dalla disciplina. Il fine di tale stile di vita era quello di preparare al meglio i giovani   all’azione apostolica, all’insegna dell’amore per l’ordine, la pietà e l’obbedienza. La prima casa degli Araldi del Vangelo fu quindi dedicata al Patrono del Monachesimo occidentale, il grande Patriarca che piantò il seme forte e fecondo che, sviluppatosi all’ombra delle ali di Dio, avrebbe dato grande vigore e fioritura alla Civiltà Cristiana, in tutta l’Europa e l’Occidente cristiano. Il nostro Fondatore, dunque, e tutti i suoi figli spirituali apprezzano molto il carisma benedettino e ne traggono grande influenza. Infatti, Mons. Joao faceva del monastero di Subiaco, un luogo irrinunciabile a cui fare visita in ognuno dei suoi soggiorni europei. Là poteva pregare e, per così dire, respirare il profumo della pietà sobria, nobile e solenne di San Benedetto, raffigurato su quasi tutte le pareti con devota abilità, che col suo sguardo sembra accogliere il pellegrino. La vocazione del Santo di Norcia fu immensa, tanto da risollevare, rinnovandola splendidamente, la   decadente civiltà romana, fortemente provata dalla crisi morale che Sant’Agostino seppe ben descrivere   nella sua ‘Città di Dio’. I monasteri furono punti di riferimento per la ricostruzione della società. Sotto la loro protezione e la loro benevola influenza si rifugiarono tutti, anche gli stessi barbari e i romani sopravvissuti alla sconfitta. San Benedetto dimostrò in tal modo il potere civilizzante della religione cattolica vissuta nello stato religioso e influenzò con i valori evangelici, mediante i suoi figli spirituali, la cultura nuova   nei secoli a venire. Si pensi anche al ritmo e alla sonorità del canto gregoriano – tanto apprezzato e usato dagli Araldi del Vangelo – nato proprio dall’esperienza monastica da Lui fondata. Da certi punti di vista, il gregoriano è, fino ad oggi, insuperabile nel suo genere, un espressione perfetta della preghiera cristiana interpretata con sentimenti ispirati dal timore di Dio e dalla carità. Nelle composizioni gregoriane serietà, dolcezza e temperanza sono al servizio della liturgia in cui, animata dallo Spirito Santo, la Chiesa prega con   gemiti ineffabili, intonando   melodie composte per lo più da autori anonimi. Tale è la forza di un carisma così antico ma sempre nuovo com’è quello benedettino.

 

Padre Carlos la chiesa di San Benedetto a Trastevere perché è importante e perché venire a visitarla?

La chiesetta di Trastevere è il posto che testimonia la conversione di San Benedetto. La descrizione di tale conversione, fatta da San Gregorio Magno, il Papa benedettino che scrisse la biografia del suo amato maestro, è bellissima come emerge dall’introduzione del secondo libro dei Dialoghi: Era nato da nobile famiglia nella regione di Norcia. Pensarono di farlo studiare e lo mandarono a Roma dove era più facile attendere agli studi letterari. Lo attendeva però una grande delusione: non vi trovò altro, purtroppo, che giovani sbandati, rovinati per le strade del vizio. “Era ancora in tempo. Aveva appena posto un piede sulla soglia del mondo: lo ritrasse immediatamente indietro. Aveva capito che anche una parte di quella scienza mondana sarebbe stata sufficiente a precipitarlo intero negli abissi. “Abbandonò quindi con disprezzo gli studi, abbandonò la casa e i beni paterni e partì, alla ricerca di un abito che lo designasse consacrato al Signore. Gli ardeva nel cuore un'unica ansia: quella di piacere soltanto a Lui. Si allontanò quindi così: aveva scelto consapevolmente di essere incolto, ma aveva imparato sapientemente la scienza di Dio.” Potremmo affermare che le pareti stesse della chiesetta che San Giovanni Paolo II affidò agli Araldi del Vangelo nell’anno 2003, ascoltarono le preghiere alla Madonna fatte dal giovane Benedetto, timoroso di perdere l’anima trascinato dall’ambiente immorale che avrebbe causato definitivamente l’estinzione della cultura romana. In questo senso, la memoria di questa conversione che segnò la storia dell’Europa e del mondo, è un richiamo costante ai pellegrini a comprendere l’importanza di mettere Dio al centro della vita, a beneficio non solo della salvezza dell’anima, ma anche dell’autentico sviluppo dell’uomo su questa terra. La famosa frase della Regola di Benedetto , ripresa da San Cipriano – nihil amori Christi praeponere - se vissuta fino in fondo, è la radice di una cultura ordinata, retta e bella i cui resti contempliamo ancora nella nostra Europa neo-pagana. Solo tornando a questa convinzione e mettendola in pratica, anche se contro-corrente, possiamo avere la speranza di assistere alla ricostruzione di una vera civiltà cattolica, ossia, alla vittoria di Cristo nei cuori degli uomini, come fu annunziato dalla Madonna a Fatima:” Alla fine il mio Cuore Immacolato Cuore trionferà”.

Come festeggerete san Benedetto quest'anno? Qual è il programma per la sua festa?

Quest’anno vogliamo festeggiare San Benedetto con speciale enfasi, anche accogliendo le richieste di tanti devoti che vogliono rendergli omaggio, pregare con fervore e imitare il Santo Patriarca nelle sue scelte radicali e sante. In questo senso, invitiamo tutti a venire a celebrare con noi la Solennità di San Benedetto proprio nel luogo della sua conversione! Gli Araldi del Vangelo saranno felici di accogliere i tanti fedeli devoti del Santo Patriarca, per partecipare alla Solenne Celebrazione della Santa Messa che si terrà mercoledì 11 luglio, e sarà presieduta da Sua Eccellenza Mons. Guerino di Tora, vescovo ausiliare di Roma.

Il programma si svolgerà nel seguente modo: Alle 17:00 si terrà l’Adorazione Eucaristica, durante la quale si reciterà la Preghiera di Affidamento a San Benedetto e la supplica al Santo per ottenere la sua intercessione nella lotta contro il male. Alle 18:30 sarà celebrata la Santa Messa, accompagnata dai canti in gregoriano. Alla fine della celebrazione saranno benedette, con rito solenne, le medaglie di San Benedetto.

 

 

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