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Ucraina, COMECE: “La guerra ci riguarda anche come cittadini dell’UE”

I vescovi delegati della Commissione delle Conferenze Episcopali di Europa hanno lanciato, al termine della plenaria, un accorato appello per “Dirigere i nostri passi sulla via della pace”

COMECE  | Un momento della plenaria di autunno della COMECE, Bruxelles 12 - 14 ottobre 2022 | COMECE COMECE | Un momento della plenaria di autunno della COMECE, Bruxelles 12 - 14 ottobre 2022 | COMECE

Dirigere i nostri passi sulla via della pace”. Esordisce con un brano del Vangelo di Luca la dichiarazione dei vescovi delegati della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE), che si è riunita per la sua plenaria a Bruxelles dal 12 al 14 ottobre.

La dichiarazione arriva al termine di una tre giorni che è la penultima del mandato da presidente del Cardinale Jean-Claude Hollerich: a marzo, nella prossima plenaria, ci sarà una nuova presidenza. Iniziata come tradizione con una Messa per l’Europa, i lavori della plenaria non potevano che essere caratterizzati dalla crisi ucraina, con una particolare sensibilità sulle conseguenze della guerra, a partire dalla crisi energetica.

La COMECE, per chi non lo sapesse, è una commissione dei vescovi dell’Unione Europea, che ha il compito di mantenere i rapporti con l’Unione sotto l’articolo 17 del Trattato del Funzionamento dell’Unione Europea che riguarda appunto il dialogo con le religioni. La COMECE, dunque, monitora la situazione dell’Unione Europea, fungendo anche da “occhio” della Chiesa cattolica in Europa.

La dichiarazione finale, approvata da tutti i delegati (tra i quali il vescovo Noel Treanor, che si pensa presto sarà nominato nunzio presso l’Unione Europea), fa un “accorato appello” per la pace in Ucraina, sottolineando che i vescovi si sentono “colmi di profonda tristezza per le orribili sofferenze umane inflitte ai nostri fratelli e sorelle in Ucraina dalla brutale aggressione militare dell’autorità politica russa”.

Allo stesso modo, i vescovi della COMECE si dicono “ugualmente vicini ai milioni di rifugiati, per lo più donne e bambini, che sono stati costretti a lasciare le loro case, così come a tutti coloro che soffrono in Ucraina e nei Paesi vicini a causa della ‘follia della guerra’,” e sono “profondamente preoccupati per le recenti azioni che accrescono il rischio di un’ulteriore espansione del conflitto in corso, con tutte le sue incontrollabili e disastrose conseguenze per l’umanità”.

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I vescovi affermano che “la guerra in Ucraina ci riguarda direttamente anche come cittadini dell’Unione Europea”, e rivolgono il pensiero “a tutti coloro che si trovano in difficoltà socioeconomiche sempre più drammatiche, a causa dell'emergenza energetica, dell’aumento dell’inflazione e dell’impennata del costo della vita”.

C’è anche spazio per un plauso all’Unione Europea secondo la sua ispirazione originaria, con gratitudine per “gli instancabili sforzi dei decisori politici europei nel mostrare solidarietà all’Ucraina e nel mitigare le conseguenze della guerra per i cittadini europei, e incoraggiamo fortemente i leader a mantenere la loro unità e determinazione per il progetto europeo”.

Concludono i vescovi: “In piena comunione con i numerosi appelli lanciati da Papa Francesco e dalla Santa Sede, anche noi rivolgiamo un forte appello ai responsabili dell’aggressione, affinché sospendano immediatamente le ostilità, e a tutte le parti affinché si aprano a ‘serie proposte’ per una pace giusta, in vista di una soluzione sostenibile del conflitto nel pieno rispetto del diritto internazionale e dell’integrità territoriale dell’Ucraina”.