Ucraina, l'autocefalia ortodossa che Mosca considera scisma

Lo strappo tra Kiev e Mosca risale al dicembre 2018: Costantinopoli concesse l'autocefalia alla chiesa ortodossa ucraina

Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo
Foto: Archivio CNA
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Dopo aver incontrato stamane Papa Francesco con cui – secondo quanto riferisce su Twitter la Conferenza Episcopale Polacca – ha parlato tra l’altro dell’impegno della Chiesa per l’accoglienza e l’assistenza dei profughi in fuga dall’Ucraina, domani l’Arcivescovo di Poznan Stanisław Gądecki, Presidente dei Vescovi polacchi, incontrerà il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I attualmente in visita in Polonia.

Fin dalle prime fasi del conflitto il Patriarca Ecumenico aveva duramente condannato l’attacco russo contro l’Ucraina, definendolo un “atto di  palese violazione di qualsiasi legittimità internazionale”.

La guerra tra Russia e Ucraina vede su fronti opposti due nazioni a stragrande maggioranza ortodossa, unite fino al 2018 quando la Chiesa ortodossa di Kiev “dipendeva di fatto” da quella di Mosca.

Il 15 dicembre 2018 tuttavia la Chiesa Ortodossa ucraina decise di staccarsi da quella di Mosca e diventare così indipendente. Tale decisione venne approvata dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo che concesse a Kiev l’autocefalia, ovvero la piena autonomia ed indipendenza amministrativa.

Una posizione quella di Costantinopoli che ha provocato la dura reazione del Patriarcato di Mosca che ha immediatamente rotto le relazioni con Bartolomeo, dichiarando nello stesso tempo scismatica la nuova chiesa ortodossa autocefala ucraina guidata dal giovane – oggi 42enne – metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina Epifanij.

Oltre a quella ucraina, le Chiese ortodosse autocefale sono quelle di Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, Mosca, Bulgaria, Serbia, Georgia, Romania, Cipro, Grecia, Polonia, Albania, Cechia e Slovacchia.

Le Chiese autocefale di Alessandria, Grecia e Cipro hanno riconosciuto l’autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina. Oltre a Mosca, anche Antiochia, Serbia, Romania e Polonia hanno invece negato il loro assenso al riconoscimento dell’autocefalia per Kiev.

 

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